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Archive for settembre 2010

Ero a Firenze per incontrare vari artisti di cui vi dirò nei prossimi giorni e sono capitata proprio nel giorno in cui ben due eventi di gioiello contemporaneo si svolgevano in città. Beata, direte voi.

 

Dario Nardella con collana di Ruudt Peters

Vi dico subito il primo (nel senso che si è svolto prima nella serata) cioè l’inaugurazione di una mostra di ritratti di personaggi – che fanno parte della vita culturale di Firenze – con indosso gioielli di artisti come Andrean Bloomard, Lucia Massei, Doris Maninger, Ruud Peters. Queste immagini sono state pubblicate nel numero di settembre di una rivista tedesca bellissima che si chiama Art Aurea. La mostra che – mi dicono – durerà circa un paio di settimana è in una nuova galleria antonellavillanova (via della Spada 36r), in pieno centro: è stata aperta a maggio. Divertente perché si tratta in realtà di una doppia galleria che comunica tramite un corridoio-budellino-ufficio con la Galleria Alessandro Bagnai (già affermata a Firenze, ma che era prima un po’ lontano dal centro). Per dare una informazione in più vi dico che l’accesso diretto alla galleria Bagnai (che non si occupa di gioiello, ma comunque!) è in via del Sole 15r.

 

La collana Pandora di Adrean Bloomard!

Ritorniamo un attimo alla mostra Florentine Portraits. Il fotografo è Federico Cavicchioli, il cui nome ho visto non so quante decine di volte pubblicato sui libri della serie Lark come autore dei bellissimi still-life di gioielli, in particolare legati alla scuola Alchimia.

 

Il giornalista Gianni Caverni con la spilla di Daniela Boieri

Va da sé che ora io parli di Alchimia protagonista del secondo appuntamento della serata. Inaugurazione della nuova sede della scuola di gioiello contemporaneo. Siamo diladdarno, borgo San Frediano luogo di artigiani e artisti… La scuola era già in San Frediano ma ora si è spostata in una piazzetta poco distante (piazza Piattellina). Lo spazio è da urlo. Enorme. Ho deciso che voglio la loro terrazza… Inaugurazione zeppa di persone. Gli allievi per l’occasione con la faccia dipinta di rosso. Tanto per non incorrere in errori.

 

Il lavoro di Elinor de Spoelberch

Poi ho anche fotografato il lavoro di una “alchimista” belga Elinor de Spoelberch con le sue teche quotidiane appese al muro. Eccole.

 

Scattata alla serata di Alchimia...

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L'imperatore Francesco Giuseppe

Forse i baffoni più famosi sono quelli dell’imperatore Francesco Giuseppe. Folti e aristocratici. Hercule Poirot, l’ispettore belga, ne fa un punto d’orgoglio mettendoli in piega di notte con reggi baffi. Anche Monna Lisa ne ha un paio, lunghi e sottili che Marcel Duchamp le ha appioppato con irriverente determinazione.

Ritocco d'autore

Eugenia Ingegno, giovane creatrice di gioielli, li ama, i baffi – dico – e ci si diverte utilizzandoli come motivo decorativo in stoffa, silicone e resina, metallo, da mettere al collo. Ma il divertimento continua perché Eugenia contestualizza il suo “progetto baffo” in un simpatico libretto. Il titolo, se ho copiato bene, è Unpersonal recollection che contiene spassosi ritratti di personaggi  della nostra vita urbana, dal barista al droghiere, che sfoggiano personali e magnifici baffoni e indossando al contempo attorno al collo una delle creazioni di Eugenia.

La collana Mangiafuoco

Librettino, che forse nasce con una mission tra il goliardico e il burlesco per una diffusione entre amis, è invece per me il centro di tutto il progetto discreto e gradevole, curato nei testi e fotografie e nella ricerca di immagini baffute d’archivio.

In versione tessuto imbottito

Il progetto di Eugenia Ingegno è presentato a Roma in questi giorni alla galleria Alternatives nella mostra ARTOrnamento dedicata a 11 ex studenti della scuola di gioiello Alchimia di Firenze. Qui sotto la lista completa.

Ana Catalina Brenes, Costa Rica

Elinor de Spoelberch, Belgio

Isabel Dammermann, Germania

Joanne Huang Shu-Ping, Australia / Taiwan

Eugenia Ingegno, Italia

Sayaka Ito, Giappone

Anastasia Kandaraki, Grecia

Ting-Chun Ara Kuo, Taiwan

María Eugenia López, Porto Rico

Malaika Najem, Spagna

Selen Özus, Turchia

Progetto baffo!

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Collana di Francis Willemstijn

Quando andavo alle elementari era il tema che maestra ci somministrava in questo periodo (da scegliere tra  “Descrivi i tuoi compagni di classe” oppure  “Le mie vacanze”). Dei classiconi del genere. Ma rassicuranti, anche se lo svolgimento aveva molto raramente qualche spunto originale. Bando alle digressioni. Insomma, con questo spirito di rimembranza nel cuore e golfino sulle spalle mi faccio un giro su internet e nel sito di una bellissima galleria di Amsterdam Rob Koudijs (vista a Collect a Londra dove portava le opere di Ted Noten, tra l’altro) vedo questa fotografia qui sopra. E poi questa qui sotto.

Alla galleria Rob Koudijs

Perfetta per interpretare il mio stato d’animo la collana subito qui sopra si chiama Autumn Gale dove ti immagini tante foglie che si muovono a mulinello sul marciapiedi. Queste creazioni fanno parte della mostra Anarchist Garden di una artista olandese  di nome Francis Willemstijn. Il suo svolgimento del tema autunnale è poetico e originale. Ecco la mia interpretazione. Un vecchio giardino dalla staccionata ingrigita e scheggiata racchiude quei ramoscelli e quelle foglie che, dimenticati dal giardiniere, forti della loro libertà, seguono la naturale regola di spontaneità. I materiali utilizzati sono foglie vere, carta, agata, rame, ferro, tessuto, lacca, granati.

Una foglia di Rosa

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La mia scoperta a Collect 2009

Tutti i gioielli per poter essere davvero apprezzati dovrebbero essere visti da vicino, da molto molto vicino. Questo vale ancor di più quando si tratta delle opere (non posso chiamarle solo gioielli, mi sentirei un po’ sacrilega) di Giovanni Corvaja. Per le sue serve un lentino da orafo. Ma anche una normale lente d’ingrandimento va bene. Già le sue creazioni sono stupefacenti, ma non riesci a capirle fino in fondo se non le guardi come le ha guardate lui nel momento della creazione… quasi al microscopio. A me è successo esattamente così: avevo visto le sue spille in un libro: perfette e cerebrali. Poi avevo visto altre opere – mi ricordo benissimo un anello con micro palline di smalto di vari colori – a Collect 2009 a Londra. Mi ricordo anche della spilla spiga di tutte le sfumature delle leghe d’oro al museo degli Argenti.

Al Museo degli Argenti

Poi finalmente l’incontro dal vero, da vicino. E quando parlo del lentino non scherzo. Giovanni Corvaja nel suo atelier di Todi mi mostra subito il suo ultimo lavoro di cui purtroppo non ho la foto, ma la descrizione dovrebbe bastare per darvi soprattutto la sensazione. Un fascia cicciotta e bombata di oro con una microscopica  (e sottolineo microscopica a ragion veduta) granulazione di platino (cioè come dei minuscoli pallini) che formano altrettanto minimi esagoni all’interno e all’esterno della fascia. 4250 fori. Due mesi di lavoro. A vederlo così, già da molto vicino è un oggetto bello e perfetto, gradevolissimo da toccare, non eclatante però. Ma poi arriva il lentino che Giovanni mi porge. Qualche difficoltà nella messa a fuoco, ma poi! La scoperta: i pallini della granulazione mi si ingigantiscono davanti agli occhi, tutti esattamente uguali, perfezione moltiplicata, gioco geometrico ineccepibile. In realtà non capisco se l’anello si è ingrandito o sono io che mi sono rimpicciolita tanto da averlo alla mia portata per esaminarlo nei minimi dettagli. L’emozione è lì. Ed è stata lì, nella scoperta ravvicinata di tutto quello che Giovanni mi ha mostrato, nel suo racconto di misure infinitamente grandi (numero di ore di lavoro, chilometri di filo d’oro, aghi) e infinitamente piccole perché con lui si scende negli abissi del millimetro fino a meno tre zeri cioè a 7 micron. Cioè l’invisibile. Quasi.

Il braccialetto costruito con gli aghi

Il viaggio continua con un braccialetto tridimensionale costruito “in piedi” come una torre per il quale ci sono voluti 1250 aghi attorno al quale il filo d’oro ha lavorato (per Giovanni siamo in dimensioni ancora macroscopiche, 0,25 mm). Poi è la volta della spilla rettangolare con la macchia di niello (una lega di colore nero) al centro. Sono come tanti ciuffetti di microchiodini come un praticello.

Tutte le sfumature dell'oro

Arriva la spilla “26 leghe” cioè fatta con altrettante leghe dove di volta in volta c’era più argento o più rame o più nickel o più zinco. Preparazione leghe: tre mesi. Realizzazione spilla, un mese. Il lentino è sempre accanto a me e mi aiuta nel’esplorazione di questo mondo. Ne ho particolare bisogno per la spilla in cui i chiodini famosi sono ritorti e qui ho messo un particolare ingrandito perché vi assicuro che a occhio nudo non avevo capito come fosse fatta.

Dettaglio di chiodini ritorti

Poi c’è una spilla, del 1998, che mi piace particolarmente e di cui pubblico qui la foto, l’unica di quelle fatte da me sul posto (Giovanni che è un perfezionista, non me ne vorrà, spero). Al centro c’è una specie di lanugine di filo di platino e palline d’argento che un tempo erano chiare, ma che ora, senza chiedere il permesso a nessuno, si sono ossidate diventando nere. Al tatto questa nuvola di filo è assolutamente morbida, elastica e indistruttibile. Mi piace l’idea dell’oggetto che si è trasformato “prendendo un’iniziativa” autonoma a prescindere dal proprio  creatore. Mi ci sono affezionata.

La nuvoletta di platino

La giornata di Giovanni è lavoro lavoro lavoro: e comunque realizzare cinque pezzi all’anno è già un buon risultato, mi spiega. A volte il ritmo è stato anche più intenso come durante la preparazione della serie Golden Fleece (Vello d’oro) di cui ora vi parlo. Non c’era giorno e non c’era notte: lavorava praticamente sempre con piccole pause di sonno… La serie vello d’oro è una cosa pazzesca. La chiamo la serie peluche (forse troppo irriverente?), ma il concetto è che il filo d’oro forma una superficie che alla vista e al tatto morbida pelliccia. Qui siamo a 16 micron per il filo. Oltre ai “classici” pezzi come l’anello che ho pubblicato qui c’è anche un’opera assolutamente fuori da ogni regola: un colbacco stile zarina con il bordo appunto in pelliccia d’oro. Mai visto prima.

L’anello pelliccia

Rimaniamo nell’ambito del mai visto prima. Giovanni mi tira fuori la sua ultima sorpresa. È la prima volta che la mostra. Che onore! Una teca nera rettangolare. La apre. Dentro c’è un fazzoletto. Immaginate un fazzoletto da uomo, della dimensione di uno da donna (quando ancora usavamo quelli di stoffa). Solo che non è di cotone, ma di filo d’oro. Una semplicissima follia. Mai è esistito un oggetto così. Mai esistita una fibra solo di oro. Mi spiega Giovanni che anche nei tessuti antichi l’oro, in forma di lamina a torciglione, ricopriva una fibra più tradizionale come il cotone o la seta. E mi mostra – sempre grazia al mio amico lentino – alcuni esempi di questi fili antichi. Per il fazzoletto: 7 mesi di lavoro. Il filo con il quale è tessuto è di 0,007 millimetri, 7 micron. Per poter essere tessuto questo filo va a formare una treccina che è a sua volta formata da tre mazzetti di 98 fili. Il risultato è un fazzoletto morbido un po’ più pesante di uno di cotone, ma piacevolissimo da toccare che si può lavare e stirare!! Non siamo più nemmeno nel dominio del gioiello contemporaneo, né dell’arte. Siamo entrati nel mito, nella stregoneria, nella leggenda. Una sfida un po’ mefistofelica dell’uomo alla natura. Si può andare oltre?

Il colbacco d'oro

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Questa volta la galleria modenese Mies espone i lavori di un orafo fiorentino (rappresentato anche al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, tra l’altro). Titolo: Micromondi – i gioielli magici di Stefano Alinari.

In mostra a Modena

Si parla di magia. Mi piace l’idea del talismano. Della pietra che ha un significato segreto, un messaggio, un “potere”. Vedo alcune fotografie. Mi piace il contrasto dei colori del gioiello che diventa una piccola storia, una fiaba.

Stefano Alinari

Con le poche immagini che ho disposizione non riesco a farmi un’idea personale… ma certo sono incuriosita. Non mi resta dunque che trascrivermi le date della mostra per andarla a vedere  e… sorpresa: 17 settembre  – 17 ottobre. La scelta del doppio 17 non mi sembra un caso quando si parla di amuleti e scaramanzie!

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Origin 2010, Londra

Gli inglesi sono formidabili. Se questa affermazione vi lascia perplessi datemi il tempo di spiegare di cosa sto parlando e mi darete ragione. Sono formidabili nel senso che sono bravissimi a sostenere, supportare, lanciare, promuovere le applied arts: la ceramica, il vetro, i tessili e appunto l’oreficeria. Intanto hanno una formazione accademica di alto livello anche in tutte queste materie, un altisonante Royal College of Art (che già solo dici Royal e ti fa subito roba seria) e poi hanno un ente nazionale come il Crafts Council che favorisce lo sviluppo “of contemporary crafts” nel Regno Unito. Un sogno… La cosa che mi piace da matti è la frase che il Crafts Council usa per definire la sua mission “to make the UK the best place to make, see, collect and learn about contemporary craft”. Evito i paragoni. Non mi voglio deprimere. Altra frase storica che vorrei imparare a memoria: “We believe that the future of craft lies in nurturing talent; children and young people must be able to learn about craft at school and have access to excellent teaching throughout their education”. Ci piace.

Jenny Llewellyn

Insomma più volte l’anno il Crafts Council tira fuori dal cappello saloni e fiere per mostrare che cosa c’è di bello in Inghilterra. E ce ne è davvero parecchio. Per il mese di settembre per esempio abbiamo Origin – The London Craft Fair dal 23 al 29, con 220 creatori tutti piuttosto originali, appunto, selezionati da una commissione, affermati e non, che fanno dai gioiello al mobile, dai tessili alla carta al legno. La mia selezione deriva da una simpatia istintiva per un’immagine, la curiosità per una tecnica o un materiale o una storia.

Amanda Caines

Amanda Caines, artista dell’assemblaggio e del riciclo lavora con oggetti trovati sulle coste del Sussex di cui è originaria: pezzetti di legno, ceramica, conchiglie. Da quando è a Londra recupera quello che trova sule rive del Tamigi e mescola i pezzi tra di loro con un suo singolare tricot per creare collane e bracciali che sono un po’ un diario di memoria e di naufragio da portarsi addosso.

Jacqueline Cullen

Jenny Llewellyn mi diverte per i gioiellini dai quali escono polipetti fosforescenti di silicone curiosi e un po’ spaziali. Jacqueline Cullen si è specializzata nell’uso del jais (che in italiano si chiama gaietto). Quel legno fossile nero che in Inghilterra non ha una fama così gaia perché la regina Vittoria ne aveva fatto il suo materiale preferito per gioielli “a lutto”. L’artista lo usa  in contrasto con una granulazione di oro giallo. Ne vengono fuori oggetti eleganti, quasi sculture.

Cathy Miles

Cathy Miles realizza il suo mondo poetico di uccellini, mosche e teiere (molto molto inglesi), con il fil di ferro e piccoli e oggetti trovati per caso. E ancora la svedese Ingrid Bärndal con le sue leggere piumette di sottilissima madreperla, ci porta in mondo di neve e luce fredda.

Ingrid Bärndal

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Annotazioni preistoriche

Perle delle caverne

Quest’estate sono stata alle grotte di Pech Merle in Francia nel dipartimento del Lot. E vai con pitture rupestri fantastiche, cavalli a pallini, impronte dei mani, bisonti. Non vi dico gli ohhh e gli uhhh di ammirazione del gruppetto dei 25 visitatori ammessi.

A coronare tutto questo incanto si è aggiunto un dettaglio in stile “gioiello” a me molto caro… Infatti una zona di questa enorme grotta fa bella mostra di sé una serie grosse perle frutto del lavoro dell’acqua  che ha creato con il passare  del tempo attorno ai granellini di sabbia o minuscoli sassolini degli strati concentrici di calcite. Queste perlone  – ho guardato su Wikipedia – si chiamano pisoliti. Perfette, lisce, avevo voglia di allungare la mano per toccarne una. Impossibile. Causa: guida-guardiano in agguato.

Mi sono limitata a guardare e qui sopra ho messo la foto che viene dalla cartolina comprata nel negozietto di souvenir sovrastante. Da notare a sinistra nella foto quella specie di trottola. Anche quello è frutto naturale di una goccia giocherellona.

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