Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for novembre 2010

A Firenze, spilla di Marzia Rossi

Due appuntamenti per acquisti.

La gabbietta di Margherita de Martino Norante

A Firenze 1×1 Collection, nel quartiere di San Frediano 14 creatrici (sì tutte donne) di gioiello contemporaneo presentano, direttamente al pubblico e senza intermediari (soprattutto per quanto riguarda il prezzo) le loro ultime fatiche in via dell’Orto 28 rosso. Da venerdì 3 dicembre (alle 19.00, l’inaugurazione) a domenica 5. Daniela Boieri, Catalina Brenes, Margherita de Martino Norante, Elinor de Spoelberch, Marina Elenskaya, Eugenia Ingegno, Maru Lopez, Lucia Massei, Geri Nishi, Marzia Rossi, Yoko Shimizu, Elena Spanò, Camilla Teglio, Gabi Veit, ecco l’elenco completo.

Anello di Stefania Lucchetta

Andiamo poi a Todi alla galleria Ab Ovo (via del Forno 4) il 5 dicembre per la Christmas Collection (fino al 16 gennaio): si parla per esempio di Stefania Lucchetta con i suoi anelli strepitosi di titanio e stellite e di Tania Clarke Hall con collier e bracciali di cuoio. Da non trascurare una scelta molto interessante e varia di artisti della ceramica come Roland Summer e del tessile come Nawal Gebreel.

Bracciale di Tania Clarke Hall

 

 

Read Full Post »

Il gioiello...

Ci sono storie, idee che girano e rigirano in testa per molto tempo prima di trovare la loro forma visibile sul foglio o meglio sulla pagina word dello schermo. Ecco una di quelle storie! È luglio 2010 quando incontro la prima volta Paolo Mazzeschi, orafo a L’Aquila. In quel caso ci trovavamo a Senigallia per una mostra collettiva di gioiello contemporaneo di cui ho parlato in due articoli di questo blog.

... la natura.

La parola “L’Aquila”, mi colpisce perché ci ero stata appena un mese prima. L’esperienza era stata agghiacciante. Mi ero portata la macchina fotografica per prendere qualche immagine. Non avevo il coraggio di tirarla fuori dalla borsa. Mi sentivo in colpa e in imbarazzo di fronte alla gente. Era passato più di un anno dal terremoto e il centro sembrava essersi fermato al giorno della scossa. Tutti i palazzi, antichi in quella zona, erano imbracati, fasciati, puntellati, alcuni mezzi crollati, altri solo lievemente danneggiati in apparenza, tutto chiuso, tutto deserto. Queste immagini, senza commento, mi restano stampate in testa. Ed è così che qualche mese dopo incontro Paolo, appunto. Ed ecco il racconto, difficile.

Un bel soffitto del nuovo spazio. Prima...

Si riparte indietro nel 1990 con l’apertura del primo laboratorio di oreficeria. Poi il 2003 e Paolo entra a far parte dell’AGC (Associazione Gioiello Contemporaneo) e arriva anche la voglia di creare qualcosa di più grande, Now Art, che sia laboratorio, ma anche galleria e anche scuola. Nel 2007 trova in affitto uno spazio perfetto in un palazzo del Settecento, 350 metri quadri, soffitti alti 8 metri. Due anni di lavori. Di investimenti. Di soldi spesi per un’idea, che era quasi diventata una “fissazione”. Poi tutto è pronto: i macchinari per fusione, modellazione, le postazioni, la fonditrice a induzione sottovuoto e tutto il resto  il 18 aprile 2009 ci sarebbe dovuta essere l’inaugurazione. Il 22 aprile sarebbero cominciati i corsi organizzati con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Invece il 6 aprile…

... dopo.

Nei giorni e nei mesi successivi una parte dei macchinari è a fatica recuperato, qualcosa con l’aiuto dei vigili del fuoco, a braccia, qualcosa viene fatto passare dalla finestra. Ma il palazzo, come tutti, non è agibile e la permanenza all’interno deve essere sempre limitata.

Calcinacci & Co.

Questo potrebbe essere solo un capitolo della storia, ma il problema è che tutto sembra essersi bloccato lì. Come tutto il centro a L’Aquila, ha subito un fermo immagine. Il film si è inceppato da qualche parte.

Ma il lavoro deve continuare

Riprendo ora i miei appunti e rileggo frasi che ho annotato legate al “dopo” terremoto: “notti passate a dormire in macchina” “faccio il laboratorio in casa”, “ho attrezzi dappertutto, in bagno, in cucina”, “laboratorio all’aria aperta sotto un tendone”, “campo al quotidiano”, “darsi da fare, un po’ di volontariato”, “cancellata l’anima progettuale”. Il mosaico può continuare. Io lo voglio lasciare così spezzettato senza aggiungere parole inutili.

Laboratorio provvisorio di Paolo Mazzeschi in estate

Arrangiarsi

Non sento Paolo da fine settembre e mi auguro che le cose abbiano preso una piega diversa. Mi auguro che il titolo che ho dato a questo pezzo sia oggi almeno un po’ superato.

 

 

Read Full Post »

Giampaolo Babetto: Ritorno a Vienna

No, non è una riflessione storico-esistenziale sulla città, ma è solo per parlarvi di alcuni appuntamenti attualmente in corso o in programma a partire dai prossimi giorni. Lo dico perché Vienna è adattissima a una visita nel periodo di Natale (mercatini con vino caldo ecc sparsi un po’ in tutti i quartieri) e di Capodanno (per ovvi motivi musicali). Da Roma per esempio ci vuole solo un’ora e dieci. Non credevo così poco.

Qui la "pietra" ha un nuovo valore

Comincio con una mostra su Giampaolo Babetto dal titolo auto-esplicativo Ritorno a Vienna alla Galerie Heike Curtze (Seilerstätte 15/16) dal 20 novembre al 22 dicembre. La galleria non è specializzata in gioiello, ma espone artisti che si esprimono attraverso tutte le tecniche, ha altre due sedi di cui una a Salisburgo e una a Berlino. Mi imbarazza un po’ parlarvi in due righe di Babetto, ma basti sapere che è un riferimento assoluto nel gioiello contemporaneo, (mitiche le sue geometrie, i pigmenti, in particolare rosso e blu, l’uso del metacrilato con l’oro). Insomma lui fa, inventa, non solo gioielli, ma anche percorsi autonomi e pionieristici. Gli altri copiano. Spesso. Tanto per completare il discorso “viennese” di Babetto, per caso mi sono trovata a sfogliare nella libreria Walther König nel Museumsquartier un libro su di lui, My world simpaticamente rilegato in versione doppia: da una parte i testi, dall’altra le foto a colori, edito quest’anno da Arnoldsche. Bello.

 

Petra Zimmermann

Passiamo ad altro: si apre il 24 novembre una mostra su 20 artisti austriaci che hanno partecipato alla triennale competizione per il premio Eligius per il gioiello contemporaneo rilasciato dallo stato di Salisburgo. Quest’anno la vincitrice è Petra Zimmermann (35 anni di Graz). La mostra si svolge al MAK ovvero il museo delle arti applicate di Vienna. C’è tutto il tempo per andarci perché dura fino al 27 febbraio 2011.

Francesca Corradini

Ultima segnalazione: questa volta una italiana, Francesca Corradini espone fino al 14 gennaio alla Design Galerie Linner (Westbahnstr. 14). Creazioni che fanno pensare un po’ all’Africa e al sole del deserto. Ottone, rame, grovigli di fili, matasse… Buona idea quella di accentuare il calore di questi materiali con un allestimento “sabbioso”. Pezzi estremamente scenografici.  In Italia li trovate alla Galleria Mies di Modena.

Ancora più bello sulla sabbia

 

Read Full Post »

 

Spilla di legno e argento

J’ai montré mon chef d’oeuvre aux grandes personnes et je leur ai demandé si mon dessin leur faisait peur.

 

Spilla in ottone, legno balsa, colore

Elles m’ont répondu: “Pourquoi un chapeau ferait-il peur?”

 

Spilla di legno balsa con bruciature a pois

Mon dessin ne représentait pas un chapeau. Il représentait un serpent boa qui digérait un éléphant. J’ai alors dessiné l’intérieur du serpent boa, afin que les grandes personnes puissent comprendre. Elles ont toujours besoin d’explications.

Spilla di ottone e fibra acrilica

Siamo al primo capitolo di Le Petit Prince di Saint-Exupéry. La storia del serpente a forma di cappello che in realtà prende la forma dell’elefante è quello che, di tutto il libro, mi rimane più impresso nella memoria. Chissà perché. Per qualche strano filo del mio subconscio mi è venuta in mente questa immagine per raccontare il lavoro dell’artista olandese Beppe Kessler nata nel 1952. La scusa, se così si può dire, legata all’attualità, è una mostra a lei dedicata a Padova, alla galleria GR20 (si è inaugurata a fine ottobre e continuerà fino al 22 dicembre – via dei Soncin, 27).

 

Spilla di alabastro e fili colorati

Beppe Kessler gioca con le superfici lisce, unisce materiali diversi come l’ambra, il jais, l’alabastro, il legno leggerissimo balsa (quello che serve per gli aquiloni e i modellini degli aerei), la resina e li “fonde” insieme tanto che è impossibile conoscere al tatto dove cominci l’uno e dove finisca l’altro.  Tanto che questa superficie perfetta e coprente dalle linee morbide e arrotondate sembra un involucro, un telo, un cappello-serpente teso su un altro oggetto del quale si può indovinare più o meno la forma smussata. Che cosa c’è sotto, allora? O anzi meglio: Che cosa c’è dentro? Mi chiedo guardando le spille e le collane di sassi multi materia e multi colore.

 

Collana di ambra, oro e legni vari

La risposta dell’artista, per come la vedo io, viene data in chiave “tessile” rifacendosi alle origini della sua formazione avvenuta in questo campo. Perché è il punto, è la cucitura che tiene legato l’interno e l’esterno, l’involucro con il suo contenuto, il dentro e il fuori. È un immaginario ago super perforante che “cuce” le pietre, che buca e ri-buca portando con sé ora catene d’oro sottili, ora filo vero e proprio, ora grandi graffe di una cucitrice che catturano la materia. E dopo questo passaggio violento e invasivo resta un segno netto e preciso, un piccolo foro. Mentre una pace smussata riscende sulle sue opere.

 

Collana d'argento e alabastro

Read Full Post »

 

Il libro sui 20 anni della Slavik

Allora tutti a Vienna dove si inaugura stasera la mostra dedicata ai venti anni di attività della Galerie Slavik. Resterà aperta fino al 29 gennaio 2011. Con l’occasione è stato pubblicato il volume Art meets jewellery, edizioni Arnoldsche. In copertina un anemone di mare di Miriam Hiller, una artista tedesca under 40 di cui avevo visto quest’estate dal vero una piccola spilla arancione molto simile a questa. Gli artisti rappresentati e quindi immagino esposti, sono moltissimi. Ne cito solo alcuni, tra gli italiani: Annamaria Zanella, Stefano Marchetti, Bruno Martinazzi, Giovanni Corvaja, Barbara Paganin

 

Una creazione di Claude Chavent

Andiamo invece a Lione dove si apre sempre stasera una mostra dedicata all’artista francese Claude Chavent al quale in questo blog ho dedicato un lungo articolo il primo ottobre. Per lui giochi di prospettiva di oro e nero, false profondità, geometrie raccontate nelle opere esposte alla galleria Il était une fois des créateurs (21, rue Sergent Blandan) fino al 31 dicembre.

 

Spilla in oro della collezione Outis

Passiamo poi a Parigi dove la Galerie Hélène Porée (1, rue de l’Odeon) dal 9 al 30 novembre dedica una mostra al tedesco Peter Bauhuis. Il titolo è bello: Outis. Ovvero Nessuno, in greco antico. Quello moderno non so. In realtà andrebbe scritto così: οὔτις. Ci ho messo dieci minuti a cercare la parola sul vocabolario Rocci (erano più di trent’anni che non lo prendevo in mano). Insomma dicevo, vuol dire Nessuno, come rispose Ulisse al ciclope Polifemo accecato, che gli chiedeva il suo nome. Ovvero false generalità di stampo mitologico. Si tratta quindi di gioielli e ceramiche ispirate all’archeologia dei vasi greci in perfetto stile “scavo” come piace a Bauhuis. E se poi volete giocare con le parole e chiedete di chi sono le opere, niente di più normale di sentirvi rispondere: Nessuno.

 

Read Full Post »

Claudio Mariani

È un po’ di giorni che cerco le parole per raccontarvi dell’artista pesarese Claudio Mariani ma non so da che parte cominciare. Mi viene in mente l’iceberg come immagine, con una punta emersa davvero piccolina rispetto a tutto quello che c’è sotto l’acqua. Fino a poco tempo fa la parte emersa dal mio punto di vista era davvero minima. Sapevo pochissimo di lui, anche se percepivo una “enormità” alla base.

Agata bianca brasiliana e onice naturale

Notizie delle sue opere – delle spille in particolare – ne avevo avute durante una chiacchierata con Jacqueline Ryan. Straordinarie, mai viste, di un’abilità tecnica strabiliante, mi aveva detto Jacqueline. A guardare su internet se ne cavava davvero ben poco. Nessuna immagine, scarsissime informazioni: la sua partecipazione a una grandiosa mostra nel 2001 ad Ancona, curata da Enrico Crispolti, Immaginazione aurea. Mi era capitato anche di scambiare qualche battuta con un giovane orafo marchigiano qualche mese fa che mi aveva lasciato intendere quanto fosse raro e “quasi impossibile” vedere dal vero le opere del Maestro.

Rivoli di pioggia sul vetro

Poi un giorno mi rendo conto che alcune spille al Museo degli Argenti di Firenze che mi avevano colpito per la loro semplicità e complessità erano proprio opera di Mariani. Ritorno a Firenze e mi piazzo davanti alle tre spille. Una tutta di “finestrelle” d’oro in diverse tonalità che si aprono inclinandosi, vincitrice del primo premio alla Triennale di Milano nel 1973; una di avventurina e agata verde e oro caldo e brillante; una di onice nera e naturale con gocce irregolari appena accennate dalla lamina d’oro. Non so spiegare la sensazione di insaziabilità che si po’ provare di fronte ad alcune opere. L’esigenza quasi fisica di doverle continuare a guardare per assorbirle, per immergercisi…

Questa è al museo degli Argenti e ha vinto la Triennale di Milano nel 1973

Insomma mi ritrovo a Pesaro. Davanti agli occhi le spille, tantissime. È come ritrovarsi di fronte a una vita intera. Tante pagine, tante storie. Sono storie di colori e di nero, di pietre dure e di geometria, di interruzioni, di segni, di azzurri di verdi di rosa. Sono gocce di pioggia brillante che scivolano sui vetri di notte, sono coni multicolore come trombe d’aria. Sono storie da cui Mariani stesso non riesce a separarsi, una sorta di appendice, di archivio che deve rimanere integro e se una spilla si allontana prima o poi (magari in versione più piccola o di forma leggermente modificata) viene rifatta per ricostituire la memoria. Sono storie che saltellano dai primi anni Settanta ai Novanta fino all’ultimissima del 2010 a scacchi con il diaspro sanguigno.

Alcune opere di Claudio Mariani. Davanti...

Sono storie di davanti e dietro, di dritto e di rovescio. Tanto emozionanti di fronte, le spille, quanto di “schiena” tanto da chiedersi se non siano state inizialmente concepite per essere indossate sul lato B.

...dietro

Sono storie di forme e di geometrie. C’è il lavoro di ricerca della proporzione della figura geometrica all’interno della figura geometrica. Posso prendere a esempio la spilla con gli esagoni verdi o quella con le losanghe corallo. Si sente una specie di necessità. Se cambia la forma esterna anche tutte le geometrie secondarie interne mutano per via di un processo di ineluttabile armonia.

Una storia di esagoni del 1995

Rientra in questa armonia anche il segno verticale che ritrovate sulla destra della spilla dell’inferno dantesco, in quella verde e nera con la figura geometrica centrale. Una linea che sembra imprimere una imperfezione all’equilibrio, ma che in realtà è proprio esse stessa il punto sul quale si sofferma lo sguardo e che è indispensabile all’occhio.

 

Il cono dantesco

Quando stavo per scrivere questo pezzo mi è venuto in mente Borges e Il giardino dei sentieri che si biforcano. “Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano, si tagliano o si ignorano per secoli, comprende tutte le possibilità”, e anche “pensai a un labirinto di labirinti, a un labirinto sinuoso e crescente che abbracciasse il passato e l’avvenire, e che implicasse in qualche modo anche gli astri”.

Una linea spezza un angolo

Io ho fotografato alcune di queste opere. Le foto non rendono giustizia, certo. Forse non sono riuscita a rendere tutta “la vita” che c’è in ognuna di esse. Chissà.

Prospettiva di losanghe

 

 

 

Read Full Post »