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Archive for settembre 2011

Goldfinger 1969

Solo una piccola nota per ricordare la mostra di gioielli scultura Bruno Martinazzi. Memory Maps curata da Ellen Maurer Zilioli al  Neues Museum – Staatliches Museum für Kunst und Design di Norimberga.

Il Dio fanciullo 1997-98

Sono circa 40 gioielli (tra cui le famose bocche) e alcuni gruppi scultorei dell’artista nato a Torino nel 1923. In mostra fino al 9 ottobre.

Economic Growth-Eye 1968

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Braccialetto dolomitico!

Di Michael Becker avevo un’immagine in testa: un braccialetto visto alla galleria berlinese Treykorn: roccia grezza, montuosa e colorata racchiusa in una struttura pulita e lineare. Mi era piaciuto. Qui pubblico due di questi braccialetti, uno di lapislazzuli e l’altro di dolomite.

Lapislazzuli...

E con questa immagine negli occhi sono arrivata alla galleria Alternatives di Roma dove giovedì sera si è inaugurata la mostra che durerà fino al 15 ottobre dal titolo The architecture of light.

La vetrina del pigmento rosso

Ritrovo l’impatto di colore e di pietra tagliata in maniera grezza a contrasto con l’oro giallo elegante e nitido. Lo ritrovo negli anelli con il lapislazzulo e in quello bellissimo di uvarovite (di un verde fantastico).

Questa è l'uvarovite

Trovo anche una vetrina assolutamente gradevole di gioielli in oro e pigmento rosso. Dalla collana, all’anello dagli orecchini al braccialetto.

Michael Becker all'inaugurazione da Alternatives

È vero che il primo sguardo viene attratto dai lavori di colore pieno e abbacinante. Ma poi c’è il poi. Cioè il momento in cui l’occhio appagato si sofferma a “riflettere” e viene catturato da qualcosa di meno visibile, ma forse più interessante.

L'ottagono chiuso

Il particolare mi soffermo sulle spille tutte in oro giallo. Ne ho pubblicate alcune qui. È una questione di forme geometriche perfette, di vuoti e di pieni, di spazi inscatolati o lasciati lisci e aperti. Sono create in momenti diversi da vent’anni a questa parte almeno, ed è proprio di queste che Becker parla volentieri.

Profondità asimmetrica

Ognuna è un piccolo progetto con la sua più o meno profondità, con la sua più o meno piattezza. Ognuna ideata e realizzata per essere condotta, con cadenza regolare e costante, all’appuntamento con la luce.

Spicchi e interruzioni

L’artista offre puntualità e rigore, strumenti raffinati, luoghi sempre diversi e accoglienti da proporre alla sua invitata dispettosa e superba nei quali specchiarsi, nei quali nascondersi o brillare, rabbuiarsi.

Dama prospettica

Notizia finale: aspettatevi per la fine di giugno 2012 una super mega-mostra di Becker con Annamaria Zanella in Germania.

Tarli...

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János Gábor Varga

Avete mai provato ad annusare il ferro? Beh, a me non era mai venuto in mente fino a un paio di settimane fa. L’odore del ferro è un odore atavico, penetrante, di lavoro, di terra. A me fa un po’ medievale, coraggioso, epico. Un po’ cavalieri della Tavola Rotonda.

Blind spot jewellery

I gioielli di János Gábor Varga, ungherese, che abita in Liguria, profumano di ferro e li ho incontrati e “annusati”  a Vicenza a Trend Vision, di cui vi avevo già parlato.

Qui appena un po' d'oro

Un po’ fabbro e un po’ orafo. Anche lui forse un po’ cavaliere errante, se si legge la biografia sul suo sito, con una vita legata ai mestieri antichi della terra. Tutto questo si rispecchia nelle forme sincere e semplici dei suoi gioielli che lui fotografa e storicizza – giustamente – in tutte le tappe della realizzazione.

Chi c'è dentro l'armatura?

Il mazzetto di chiodi si trasforma in anello e il piccolo cubo si “apre” come una rete e diventa spilla, il segmento di tubo assume le caratteristiche di una visiera d’armatura da portare al dito. Tutti esprimono un forza generosa che li rendono, non tanto ornamenti, quanto compagni di vita.

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L'anello Manta con base argento

Sono stata a trovare Cristina Rotondaro che disegna i suoi gioielli con il marchio Eka (che vuol dire Uno in sanscrito) che si ispirano spesso ai monili tradizionali di altri Paesi e altre culture. Aggirandomi tra le vetrine del negozio – in centrissimo a Roma, vicino a piazza di Spagna – ho visto questo anello  qui sopra dai riflessi particolari tra il viola e il verdastro. All’inizio credevo che fosse titanio…

Questi invece sono di titanio (e oro)

Cristina mi spiega che l’effetto è dato da una tecnica di rivestimento che si chiama PVD. In questo caso è applicata su argento. Con procedimento industriale si deposita una specie di pellicola sopra l’oggetto per renderla più resistenti ai graffi e all’usura (ci ricoprono la lama dei coltelli, per esempio).

Eka: anello con rivestimento PVD

 Se andate anche solo a vedere su Wikipedia c’è una paginona che spiega questo Physical Vapor Deposition. Ne avevo sentito parlare, ma non credevo che potesse essere colorato così. Se ho letto bene su un altro sito mi sembra di capire che comunque un po’ il titanio c’entra perché in molti casi il rivestimento è di nitruro di titanio. Forse è proprio questo anche per l’anello “elastico” della foto qui sopra che ha di base l’oro bianco?

Disegnato per il blog

 PS Guardate. Cristina ha disegnato lì per lì questo gioiello dedicandolo al blog. È un orecchino!

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Ho visto che si trova su Amazon

Un vero piacere la lettura del libro Contemporary Jewellers di Roberta Bernabei (Berg publishers). Come spiega il sottotitolo sono interviste con artisti europei, 25 per l’esattezza. Se fate come me e ne leggete più o meno una al giorno e ci aggiungete una nutrita introduzione e una considerevole conclusione vi passerà un mese e non ve ne accorgerete.

Alcune tavole centrali sono a colori

Io per il momento ho affrontato Wendy Ramshaw, Bernhard Schobinger, Manfred Bishop, Rian de Jong, Jacqueline Ryan, Liv Blåvarp e Nel Linssen. Non sono che all’inizio. Gli italiani Babetto e Martinazzi, Pinton e Zanella mi aspettano. Come vedete sono tutti pilastri del gioiello contemporaneo e nessuno di loro ha meno di 45 anni.

Contemporary Jewellers

Interviste, quindi, di quelle “storiche” che vi fanno da archivio, strutturate su domande basiche, semplici quanto fondamentali. Un momento di approfondimento senza fronzoli, poche foto, alcune in bianco e nero, quelle che servono per tracciare in pochi tocchi l’opera degli artisti.

Contemporary Jewellers: sono circa 250 pagine

Quello che mi piace soprattutto è il rapporto con il tempo: le interviste sono state raccolte su circa dieci anni e quasi ognuna deriva da un incontro di circa due ore con l’artista. Questa lentezza – in senso positivo – di ricerca e di realizzazione pone di fronte a un tempo diluito che è, finalmente, il tempo della riflessione.

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Galleria Putti: Margherita de Martino Norante

A Riga, Lettonia, alla galleria Putti dal 22 settembre al 22 ottobre Conceptual jewellery. Una trentina di artisti concettuali, appunto. vari gli italiani Fabrizio Tridenti, Eugenia Ingegno, Maria Cristina Bellucci, Daniela Boieri, Gigi Mariani, Margherita de Martino Norante.

A Riga: Daniela Boieri

A Berlino alla galleria Oona il 24 settembre si celebrano i 10 anni del marchio PE/AH (inequivocabile riferimento alle collezioni presentate sulle passerelle Primavera-Estate Autunno-Inverno, in francese).

Alla galleria Oona

PE/AH

Caratteristiche sono le collane colorate e sfaccettate che per l’occasione si avvalgono della creatività di Volker Atrops, Jun Konishi, Manon van Kouswijk, Edda Licht, Mikiko Minewaki, Marc Monzò, Paula Partzsch, Mirei Takeuchi, Marjan Unger, Lisa Walker.

PE/AH visto da Volker Atrops

A Ivry-sur-Seine (pochi passi da Parigi) il 24 e 25 settembre Angelo Lomuscio presenta i suoi nuovi lavori all’Atelier n.5 di Gilles Hirzel – 33, rue Raspail.

Angelo Lomuscio

A Göteborg, Svezia, alla galleria hnoss, The Ring – jewel for ever fino al 9 ottobre. Oltre 100 artisti che hanno esposto in galleria dalla sua nascita nel 1997 a oggi sono stati invitati a creare un anello.

Peter Skubic

L’unica artista italiana è Barbara Paganin con l’anello scarpette che avevo fotografato e pubblicato in giugno appena prima di essere inviato al questa mostra. P.S. con l’occasione stile celebration la galleria annuncia che da ora in poi lascerà la sua sede “fisica” per lavorare nell’ambito del gioiello in maniera diversa.

Mona Wallstrom

A Gent in Belgio, al Design Museum fino al 16 ottobre in mostra Johanna Dahm Rings, artista svizzera, per lungo tempo professore di gioiello all’Università di Pforzheim. Le sue forme e la sua tecnica derivano da una rivisitazione delle tecniche di gioiello apprese in Ghana e in India. Risultati ruvidi ed emozionanti!

La materia e la forma di Johanna Dahm

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Vicino a Salò

Lago di Garda, palazzo antico, giardino, movimento, una folle di artisti presenti (tutti immortalati in fotona di gruppo): insomma Premio Cominelli.

Gruppone artistico

Ci ero giusto giusto la scorsa settimana in questo borghetto delizioso che si chiama San Felice del Benaco, appena sopra Salò sede della Fondazione Cominelli, che ha per vocazione promuovere le arti applicate e che  dall’anno scorso è stato istituito appunto un premio per il gioiello contemporaneo insieme all’AGC.

Primo premio: Petra Zimmermann

Quest’anno le iniziative si moltiplicano. Intanto il premio: una cinquantina di artisti un po’ da tutto il mondo hanno passato la selezione, avvenuta su foto. Vincitore: Petra Zimmermann, austriaca. Chi di voi mi segue da un po’ magari si ricorderà che in marzo ho pubblicato varie immagini che fanno parte di questo stesso lavoro, all’epoca esposto alla galleria Oona di Berlino. Insomma, per lei il primo premio.

Secondo premio: Dana Hakim

Il secondo è andato a Dana Hakim, leggo nella sua biografia che viene da Israele, ma attualmente abita a Torino. Il suo lavoro si chiama My four Guardian AngelsThe Blue series ed realizzato con reti, gomma, plastica, fibre ottiche e tutti materiali che in qualche modo sono legati alla “sicurezza”.

Menzione speciale: Barbara Paganin

Poi le menzioni speciali che sono tre. Barbara Paganin, che non ha bisogno di presentazioni, con le sue spille cavolfiore e broccolo; Trinidad Contreras, spagnola che ha vinto quest’anno il premio Mediterraneo a Livorno.

Menzione speciale: Trinidad Contreras

Altra menzione per Jimin Kim dalla Corea, 28 anni, con un lavoro di carta leggero e molto impattante.

Menzione speciale: Jimin Kim

Ma non finisce qui. Oltre alle opere in concorso era esposto il primo nucleo della collezione permanente di gioiello contemporaneo della Fondazione: una decina di pezzi circa donati (niente acquisizioni, ahimè, mi vengono i brividi) da altrettanti artisti.

Collezione permanente: Montebello, Riccoboni, Lisca

Da Giancarlo Montebello a Giovanni Sicuro, ad Alba Lisca, da Maria Rosa Franzin a Rita Marcangelo ad Adrean Bloomard.

Collezione permanente:Bloomard, Sicuro, Tridenti, Franzin

Da Marco Minelli a Fabrizio Tridenti, da Carla Riccoboni a Barbara Uderzo a Beate Eismann. Della serie spero di non aver dimenticato nessuno.

Collezione permanente: Marcangelo, Eismann, Uderzo, Minelli

Ma vengo un attimo al terzo fronte, ovvero i giovani: si chiama Souvenir d’Italie  la mostra del lavoro svolto quest’anno dagli studenti di Design del gioiello del Politecnico di Milano tutti nati tra il 1985 e il 1990 (ebbene sì, sono date di nascita quelle sotto il nome nel catalogo…).

Souvenir d'Italie

I ragazzi si ispirano e ironizzano su alcuni dei simboli e dei luoghi comuni del nostro Paese come i cactus, i dialetti, il duomo di Milano, il palazzo dei Diamanti di Ferrara, i cornetti rossi portafortuna.

Souvenir d'Italie

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Dibattito sul gioiello contemporaneo a Vicenza

Il gioiello contemporaneo continua a parlare di sé. Gli piace, credo. Soprattutto gli piace interrogarsi su che cos’è e dove va. L’ultima volta che l’ho sentito parlare è stato domenica scorsa in occasione di Vicenza Oro nell’ambito di un convegno e tavola rotonda dal titolo Il gioiello contemporaneo oggi, promosso da AGC.

Claudio Ranfagni

A dargli voce – sempre al gioiello contemporaneo, dico – sono in tanti: c’è Maurizio Stagni, orafo, che sottolinea la parola cura che risiede nella qualità artigianale del lavoro e nel valore del rapporto con la materia. Andrea Lombardo artista orafo e gallerista che insiste sull’aspetto sperimentale e di ricerca tecnica ed espressiva del gioiello protagonista di una rivoluzione storica e anticipatore dei tempi.

Gigi Mariani

Si parla di un gioiello contemporaneo che va per la sua strada sganciato da vincoli di mercato, benissimo per lasciare liberi gli spiriti e la creatività, ma, dico io, se si riesce pure a venderlo tanto meglio. E ci riporta, evviva, all’aspetto economico Carla Riccoboni che propone, già che siamo alla Fiera di Vicenza, di coinvolgere chi magari di investimenti se ne intende…

János Gábor Varga - Blind Spot Jewellery

Alba Cappellieri della Facoltà di Design del gioiello del Politecnico di Milano fotografa la situazione del gioiello contemporaneo definendola una galassia puntiforme e propone una definizione: ornamento indossabile e prezioso. Alt, fermi tutti. Con la parola prezioso intende che lo può essere per materia, per la qualità del lavoro (le mani) e per l’idea, il progetto. Smorfie di dolore al suono delle parole ornamento e abbellimento, da parte di molti…

Francesca Gabrielli

In sintesi i dilemmi sono due: uno più lessicale (ma sicuramente anche esistenziale) cioè quali sono i confini, i paletti che racchiudono la definizione del gioiello contemporaneo. Sua postilla: chi è la persona che può dirsi legittimo creatore del gioiello contemporaneo? Un artista, un orafo, un artigiano, un designer?  Tutti?

Stefania Lucchetta

L’altro (legato al primo, non dico di no) e decisamente impellente è: come lo promuoviamo questo gioiello contemporaneo? Dov’è la fila degli industriali del gioiello pronti a sfruttare tanta creatività e cura del fare?

Elviro Di Meo & Antonio Rossetti

L’iniziativa di Vicenza va in una giusta direzione o almeno in una delle possibili direzioni che in modo auspicabile portano frutti concreti. Lo dico perché mentre si parlava al convegno, proprio a fianco era stata allestita una mostra di 14 “operatori” di gioiello contemporaneo (così mi tengo sul neutro) selezionati da Cappellieri nello spazio Trend Vision New Directions Hall.

Ancora il convegno

Alcune delle tante facce del mondo del gioiello contemporaneo erano rappresentate. Ognuno con la sua bella vetrina (con sportello facilmente apribile per poter tirar fuori e mostrare i gioielli agli interessati, cosa importantissima). Alcuni forse un po’ più tradizionali a mio parere, alcuni decisamente artigiani, altri più designer e progettisti, altri orafi. Ciò che conta è che molti (non so se tutti) hanno avuto buoni contatti. Contratti in vista? Speriamo.

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Portacipria!

Personalmente adoro le mini spille con il Signor Bonaventura, i portacipria con il cagnolino e nel suo complesso l’impatto delle teche, strabordanti di bracciali, pin, cucchiaini e distintivi, medagliette e cinture.

A Casalmaggiore

Insomma siete entrati con me nel Museo del bijou nel centro di Casalmaggiore, paese sul Po tra Parma, Mantova e Cremona. Stiamo parlando di un museo di bigiotteria del quale avevo sentito parlare perché nei suoi laboratori didattici vengono periodicamente organizzati corsi dall’AGC Associazione Gioiello Contemporaneo.

Un laboratorio nel museo

La storia ce la raccontano i 20.000 pezzi di bigiotteria tra la fine dell’Ottocento e il 1970. E che tenerezza e che nostalgia ritrovare quei piccoli ornamenti “quotidiani” che ci piacevano da bambine o che scovavamo rovistando nel cassetto della nonna! Andando sul “serio”: Letizia Frigerio che è conservatore del museo, mi racconta mille cose come  per esempio quando la fabbrica durante la guerra produceva le fedi che rimpiazzavano quelle racimolate come “Oro alla Patria”.

Oro alla Patria

Casalmaggiore è stata sede per circa cento anni di un laboratorio, poi divenuto fabbrica e poi fabbriche, al plurale, che produceva, in “placcato oro”, tutti questi oggetti che qui ritroviamo. Venduti in tutta Italia, esportati anche in America Latina.

Migliaia di pezzi!

Il museo è nato nel 1986 grazie ad una appassionata associazione di cui facevano parte alcuni ex dipendenti: peccato sarebbe stato disperdere nel nulla tutto questo campionario di un secolo…

Spillette a volontà

Oggi la creatività rivive soprattutto attraverso le iniziative didattiche che il museo organizza per i ragazzi delle scuole che vengono qui a imparare e a divertirsi. Ultimi, i bijoux ispirati ai 150 d’Italia.

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