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Archive for novembre 2011

Le artiste da Alternatives, Roma

Mi piace l’idea di scrivere di Kazumi Nagano e Maria Rosa Franzin, mostrandovi per prima cosa questa foto scattata il 10 novembre, durante l’inaugurazione della loro mostra a doppio binario alla galleria Alternatives di Roma (fino al 3 dicembre). Il titolo è L’insostenibile leggerezza dell’oro: due sono le parole in comune, sull’oro certo non sto qui a discutere, è un dato di fatto, sulla leggerezza invece forse si può fare qualche riflessione.

Leggerezza in vetrina

Stesso colore di capelli e taglio molto simile, stesso look minimale, un po’ di rossetto, un sorriso moderato.  Un po’ certo si “assomigliano”, ma questo si può dire per la “superficie”, per una prima impressione e, perché no, anche per gioco. Stessa cosa è per la leggerezza che giustamente accomuna un certo aspetto dei loro lavori, ma che si esprime poi in modi decisamente diversi.

Nagano: come pacchettini

Nagano: il bracciale è flessibile

Kazumi Nagano, giapponese, la leggerezza ce la racconta in gomitoli, in matassine soffici, in nastri di fili d’oro tessuti insieme a fili di nylon. In questo modo l’oro si serve del nylon non solo ai fini della portabilità e della flessibilità del gioiello (soprattutto per i braccialetti) ma anche moltiplicare i riflessi cangianti.

Nagano: quasi matasse

Nagano: braccialetti nastri

Qui leggerezza è anche trasparenza e morbidezza che esprime una voglia di annodare, piegare e “accartocciare” con un’arte e una abilità mirabile di cui, chissà perché, i giapponesi sono sempre maestri.

Nagano: collana gomitoli

Franzin: sottile idea

Maria Rosa Franzin costruisce i suoi gioielli come pennellate in rilievo, d’oro, certo, e discreto. Tuttavia le sue forme non sono timide, hanno forza nello spazio, anzi si fanno avanti mostrando sembianze di roccia, di terre, di paesaggi: quando le sollevi, però, non si portano dietro la pesantezza della loro materia ma solo l’immagine della loro essenza.

Franzin: forza e leggerezza

Franzin: la collana irregolare

Una parola sugli orecchini che, in generale, non hanno per niente voglia di assomigliarsi. O almeno quando li guardi appoggiati sul tavolo. Quando li indossi (e io l’ho provato io), lato destro e lato sinistro sfumano le loro differenze anzi, dico meglio, fanno sì che la loro differenza a contatto con il corpo raggiunga un’armonia inaspettata.

Franzin: orecchini birichini

Franzin: spille e materia

 

 

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Galerie Hélène Porée

A Parigi, Galerie Hélène Porée, fino al 30 novembre trovate il duetto Mirjam Hiller, con le sue spillone colorate e senza saldature, e Brigit Hagmann con i suoi collier di argento ossidato. Dal primo dicembre invece fino al 31 la mega esposizione natalizia pro regali con, oltre tra gli altri Bettina Speckner e Peter Hoogeboom.

Helena Lindholm

Poi trovate l’artista svedese Helena Lindholm alla galleria Platina di Stoccolma dal 24 novembre al 23 dicembre.

Galleria Oona

A Berlino dal 2 dicembre alla galleria Oona si apre la mostra Crystals. Invece alla galleria Stühler fino al 28 gennaio una sfilza di nomi di grosso calibro da Giampaolo Babetto a Gijs Bakker a Ruud Peters a Stefano Marchetti ad Annamaria Zanella per la mostra Schmuck Kunst Schmuck.

Galleria Stühler

A Londra alla galleria Electrum si festeggiano i 40 anni con All that Glitters is not Gold (sottotitolo: from paper to Platinum and Silk to Silver) fino al 7 gennaio. Anche qui con una quantità infinita di artisti tra i quali i focus artists sono  Minoru Hotta, Daphne Krinos e Susan May.

Minoru Hotta

Dal 4 dicembre alla galleria Abovo a Todi scoprirere Michelle Griffiths con i suoi gioielli shibori oltre a Dorit Schubert, Hilde Janich, Jacqueline Lillie, Nel Linssen, Petr Dvorak, Tammy Child, Tania Clarke Hall, Ulrike Hamm, Yoko Izawa.

Galleria Abovo

A Torino il 7 dicembre si apre la terza edizione di Forma vs Materia allo Spazio Cristiani con 33 artisti da Dana Hakim a Stefania Lucchetta a Edgar Mosa, da Agnes Larsson ad Adam Grinovich al gruppo Artifizio. Fino al 31 dicembre.

Eunjae Baek

Siamo arrivati a Firenze (via dei Serragli 79r) dove dal 7 al 31 dicembre il Collettivo 1×1 formato da Eugenia Ingegno e Margherita de Martino Norante propongono direttamente al pubblico non solo i propri gioielli, ma anche quelli di altri giovani  e bravi creatori (in alcuni casi davvero molto bravi e da tenere d’occhio). Prezzi quasi d’artista (cioè molto interessanti). È il secondo anno dell’iniziativa natalizia. Questa volta ci presentano oltre a se stesse: Eunjae Baek, Marlene Beyer, Andrea Coderch, Isabel Dammermann, Elinor de Spoelberch, Wen-Hsien Carissa Hsu, Sayaka Ito, Geraldine Nishi, Anna Helena Van De Pol de Deus, Gabi Veit.

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Frammenti di E-vasiva

È stata una bella esperienza la visita di quest’estate al Museo del Bijou di Casalmaggiore. Permette una riflessione sull’aspetto ludico e spensierato della bigiotteria: oggetti ben fatti, con un’idea dentro, gradevoli da portare, facili da comprare dato il prezzo non troppo elevato, realizzati in materiale non prezioso ma di buona qualità e riproducibili in buona quantità.

Singin' in the rain di Eleonora Battaggia - CARACOL

Promessa di matrimonio di Lucilla Giovanninetti - EANDARE

Trovo questo concetto di facile riproducibilità o almeno di una progettualità dell’oggetto che lo rende replicabile senza troppo stress, un aspetto non secondario sul quale puntare. In questo ambito della bigiotteria – che a me piace chiamare così in italiano, tanto per non fare confusione con i Francesi per i quali bijou è “il gioiello” e la bigiotteria è il bijou fantaisie – si muove il terzo Concorso Internazionale Bijoux d’Autore (appena chiuso a Roma, poi andrà a Casalmaggiore) che enfatizza l’aspetto creativo artistico dell’oggetto o il suo percorso progettuale.

Il vincitore: pendente Sintered Nature di Angelo Verga

Parole di Marta Di Giorgio

Il premio è stato vinto da Angelo Verga. Ho particolarmente apprezzato la sezione progetti con le proposte di Francesca Gabrielli (premiata in varie sezioni e con lavori diversi) e i suoi animaletti, la corona portatile di Cosimo Vinci (primo premio dei progetti).

Progetto Bacche snap-off 2011 di Cosimo Vinci

Progetto Bird Glass di Francesca Gabrielli

Mi sono piaciuti i creatori che hanno lavorato con il tessuto (che ha ancora mille possibilità da esplorare in bigiotteria) come Eleonora Battaggia – CARACOL (secondo premio), Lucilla Giovanninetti – EANDARE, i palloncini sfrangiati di E-vasiva, i “centrini” di Marta Di Giorgio.

Roberto Franchi: Agglomerato

Unprecious precious. L'illusione del prezioso di Cecilia Rosati

Una menzione speciale è andata a Roberto Franchi e la prima classificata nella sezione emergenti è Ludovica Cirillo ByLudo.

Crazy...Type di Ludovica Cirillo ByLudo

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Iris Nieuwenburg

Ultimo appuntamento di Padova allo Studio GR20 di Graziella Folchini Grassetto. La mostra si chiama Kitsch tra Arte e Ornamento. Dieci gli artisti, estremamente noti a livello internazionale, che si esprimono negli stili più diversi tra loro, da Helen Britton a Karl Fritsch da David Bielander a un Ruud Peters, inaspettato in questo contesto,  con la sua Serie Anima. La mostra è uno spunto stimolante per una riflessione sul concetto del kitsch e, in maniera più ampia, sul gusto e sull’estetica contemporanea.

David Bielander: il bracciale ananas

La Princess di Tanel Veenre

Un tempo kitsch voleva dire paccottiglia melensa di origine disparata e piagnucolosa, ripiego (e sinonimo) di cattivo gusto, prediletto rifugio ( di stampo popolare) di chi non aveva mezzi né intellettuali né economici per accedere al GUSTO nella sua emanazione esteriore di oggetti, quadri, sculture… Era considerato uno schiaffo al bello. Poi nel tempo il kitsch ha avuto  i suoi seguaci, fieri di appartenere a una élite di pensiero.

La vetrina di Jantje Fleischhut

Il "falso" in 3D di Gijs Bakker

Ora se ci guardiamo attorno (anche alla Biennale d’arte contemporanea – Venezia 2010, per esempio – come racconta nel saggio introduttivo del catalogo Alba Cappellieri del Politecnico di Milano) il kitsch è diventato una possibile categoria estetica. Anzi una importante corrente del gusto dominante. Nel gioiello contemporaneo lo è in maniera ancor più frastornante.

Karl Fritsch

Helen britton: plastiche e diamanti

A mio parere il kitsch nel gioiello esprime la volontà del gioiello stesso di prendersi in giro, di non prendersi sul serio, di negarsi volutamente la possibilità di rientrare nella categoria di status symbol codificato. Guardate per esempio la spilla (del 2008) della serie Real? di Gijs Bakker in stereolitografia e pittura a olio che imita una “preziosa realtà”. Devo essere prezioso? Non se ne parla proprio. Devo essere “bello”? Marameo.

Petra Zimmermann

Ruud Peters: un ectoplasma mitologico, Eloina

I dieci artisti – per tecniche, presupposti, stili, cultura – arrivano a risultati diversissimi. Ma è stato interessante sentire dalla gallerista quello che per lei rappresenta il filo conduttore tra tutti: il richiamo (e la presenza) di oggetti e immagini del passato che fanno riferimento ai luoghi comuni, allo stereotipo a volte, aggiungo io, anche alla “banalità”.  In questa tendenza parla per tutti la collana Bavarese di Lisa Walker, un condensato artistico di acchiappacitrulli del perfetto turista.

La collana bavarese: Lisa Walker

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Pilar Garrigosa

Siamo sempre nella stessa giornata. Andiamo allo Studio di Alberta Vita che ospita la mostra dell’orafa spagnola Pilar Garrigosa. Pietre dure e “calore”. Di sopra e di seguito le mie foto.

Vetrina...

Pilar Garrigosa a Padova

Allo Studio di Alberta Vita

Altra tappa al Marijke Studio con una mostra di cui vi ho già parlato alla fine di ottobre. Sono anelli prevalentemente, tutti i  fila indiana, di Bettina Dittlmann e Michael Jank.  Cicciotti o sottilissimi… E ora ecco le foto dal vero.

Sottili strutture con smalto e granati

Anelli o soldatini?

Non solo anelli anche spille

Ora anche in grande... bellissima

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Gioielli proiettati sul muro

Siamo sempre alla giornata di ieri con l’appuntamento OnOff di gioiello ospitato nello Studio Immagine di Luciano Tomasin e organizzato dall’AGC-Associazione Gioiello Contemporaneo. Mi piace tantissimo l’idea della mostra estemporanea. Funziona così: gli artisti arrivano, ciascuno con un gioiello. Ogni gioiello è allestito in una mini bacheca monopiazza con un numero e senza nome dell’autore. Siamo alla fase ON. Il pubblico arriva pure, si fa un giro, guarda, commenta tra sé, esprime un giudizio nella sua testa e scrive il numeretto prescelto su un bigliettino di carta, lo piega e lo mette in un’urna (anch’essa estemporanea).

Di chi sarà? Ora me lo hanno detto: Maddalena Rocco

E questo? Anche qui c'è la risposta: Eleonora Ghilardi

Gioielli che ti guardano. Sono di Chiara Scarpitti

Si aprono i bigliettini, si guarda a chi corrisponde il numero che ha avuto più voti, si proclama il vincitore. Quinidi si festeggia, si mangia, si suona e pure un po’ di vino ci sta bene. Si spengono le luci – inizio fase OFF – si impacchetta tutto, gli artisti o i galleristi si riprendono i gioielli che avevano portato. Arrivederci alla prossima. Fine fase OFF.

Bruni, Mariani, Herb

Appendice a tutto questo, non trascurabile, che esce completamente dello spirito “pronti via” della mostra è l’assegnazione dei premi da parte di una giuria di specialisti che valuta non tanto l’oggetto esposto, ma il percorso degli artisti nel suo complesso, fornendo una sorta di puntuale motivazione-consiglio, utile per il prosieguo della loro carriera.

L'anello di Gigi Mariani

Per farvela breve i vincitori di questo premio della giuria di esperti sono: secondo e terzo posto Luisa Bruni e Heidemarie Herb, primo posto Gigi Mariani. Voto del pubblico a Maximilian Czerny.

Il vincitore nel voto del pubblico: Maximilian Czerny

Luisa Bruni e i suoi anelli "in testa"

La spilla di Heidemarie Herb

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La mostra all'Oratorio di San Rocco

Programma intenso a Padova dove dalle 11 di stamani ha avuto inizio una giornata full time sulla gioielleria contemporanea. Ho cercato di andare a vedere un po’ tutto. Ora ho esaurito energia e parole. E ho deciso di scaricare sul computer le foto e darvi in diretta una bella carrellata di immagini senza parole. Allora fate finta di essere davanti a quei bellissimi reportage del sito del New York Times tipo Manhattan sotto la neve  o Jogging a Centrl Park. E beccatevi queste.

Adrean Bloomard

Piccola introduzione comunque per dire che la giornata è cominciata con l’inaugurazione della mostra Pensieri preziosi (siamo alla settima edizione), appuntamento padovano sulla gioielleria contemporanea che quest’anno, organizzata insieme all’AGC, ha voluto offrire una panoramica delle diverse tendenze del gioiello italiano in occasione, inutile dirlo dei nostri benemeriti 150 anni di Unità. 150 gli anni e 15 gli artisti scelti (Adrean Bloomard, Maurizio Stagni, Elisabetta Duprè, Rita Marcangelo, Stefano Zanini, Fernando Betto, Lisa Grassivaro, Maria Rosa Franzin, Simonetta Giacometti, Patrizia Bonati, Anna Fornari, Fabrizio Tridenti, Lucia Davanzo, Eugenia Ingegno, Barbara Uderzo). Forse non ci sono proprio tutti in queste immagini, ma certo una buona parte (anzi ho fatto un aggiornamento con foto prese dal materiale stampa e ora ci sono tutti). Una cosa comunque da dire è che la mostra, che dura fino al 22 gennaio, ha il suo bel catalogo – cosa per nulla scontata – foto, testi di ottima qualità e prezzo ragionevole.

Fernando Betto

Lisa Grassivaro

Elisabetta Duprè

Adrean Bloomard

Fabrizio Tridenti

Rita Marcangelo

Eugenia Ingegno

Maria Gabriella Felizzi, Maurizio Stagni e Mirella Cisotto

Barbara Uderzo

Simonetta Giacometti

Maria Rosa Franzin

Patrizia Bonati

Danza e Vibrafono

Stefano Zanini

Lucia Davanzo

Maurizio Stagni

Anna Fornari

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Trittico

Mi ricordo di quando a scuola cominciai a leggere le prime righe di L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello. Ero curiosa di sapere perché l’autore avesse voluto dare proprio questo nome al suo personaggio (l’altro, è un pacifico avventore). Mi immaginavo forse di incontrare un precursore dei figli dei fiori. Poi, l’inaspettato svelamento della malattia, del suo nome e la spiegazione di tutti i perché. Mi ricordo esattamente quell’attimo di disillusione, sorpresa e paura davanti a una realtà che mi era parsa tutta diversa. È rimasta nella memoria questa sequenza: bellezza, malattia, morte.

Francesca Gabrielli: la collana dal vero

Ritrovo questa sequenza proprio così, in tre fasi di approccio temporale, nel lavoro estremamente interessante di Francesca Gabrielli che è stato selezionato tra i finalisti del Premio Internazionale Massenzio Arte a Roma. L’opera è una radiografia in “positivo” (anzi tre). Radiografie con gioielli. Non fotomontaggi, non inciuci tecnologici. Vere radiografie con scheletro (quello dell’autrice e gioielli, ovviamente sempre dell’artista). L’impatto iniziale è stato per me gradevole. I gioielli fiore (creati appositamente per essere radiografati e quindi intelligibili ai raggi X) risaltano come tratti grafici: corolle e steli che si confondono con le ossa.

Alllestimento al Premio Internazionale Massenzio Arte

Osservi: un sorriso ti affiora sulle labbra. Poi leggi il titolo: Chernobyl 1986 – Fukushima 2011. Ah, ok. Via il sorriso. I fiori che ti sembravano così “dolci” non perdono la loro poesia, ma si induriscono di significato. Segno crudele di contaminazione, di malattia che si aggancia dall’interno, si ramifica, seduce dapprima, illude e poi uccide.

L'anello fuori dal corpo

Non ho visto dal vivo i gioielli in questione (per ragioni logistiche non sono stati esposti come avrebbero dovuto, sotto alla “radiografia”). Ma non importa, l’opera è questa, un simulacro. I gioielli che l’hanno generato diventano più potenti restando nell’ombra.

Il fiore può ancora colpire?

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Alla Galleria Mies di Modena

Li ho visti e presi in mano la prima volta un po’ più di un anno fa alla Galleria Mies di Modena. Sto parlando dei gioielli (in particolare erano orecchini) allegri, colorati, brillanti e dalla forma pienotta, ma leggerissimi, di Gian Luca Bartellone che firma la sua collezione Body Furnitures.

Gigli a catena

Leggeri sì, perché sono fatti di cartapesta (non facile da capire a prima vista). Per me il loro valore (e l’originalità) sta proprio nell’impiego di questo materiale. L’oro e le pietre preziose, che li compongono, passano in secondo piano. Qui pubblico alcune immagini prese dal suo sito.

Come semi carnosi

Sono orchidee e bulbi che sembrano melagrane rinascimentali, a effetto smaltato. La galleria Mies dedica loro una “personale” che si apre il 19 novembre e va avanti fino al 31 dicembre.

L'orchidea Bartellone

Una piccola nota finale e floreale di tipo “memoria visiva”. L’orchidea-spilla interpretata da Bartellone, qui sopra, sempre in cartapesta e quella di Petra Zimmermann in polimetilmetacrilato, qui sotto. Due nuove specie sono nate.

L'orchidea Zimmermann

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L'anello di Renzo Pasquale

Non so se avete visto il film Melancholia di Lars von Trier. Ovvero come la catastrofe può essere pacata nella sua inarrestabile incombenza che non permette fuga. Bella anche, piena di angoscia e muta…

Il pianeta Melancholia e noi...

Puntini di sospensione, sì proprio così. Dopo i quali ci può essere di tutto ma – e questa è la cosa che fa più paura – anche niente. E neppure nessuno lì a raccontarti che dopo non c’è niente.

Cristallo di rocca e oro bianco, 1984

Ho frequentato i gioielli di Renzo Pasquale (classe 1947, rappresentate doc della Scuola di Padova dove ha insegnato per 36 anni glittica, la lavorazione delle pietre dure) prima di vedere il film e dopo (guardando e riguardando le foto e sfogliando il libro con le sue opere il limite che sfugge).

Frammento di angolo, idea di cubi

L’occhio, prima, era appagato quando si posava scivolando sulla superficie liscia e opaca del granito nero d’Africa, del lapislazzulo, del cristallo di rocca. Un effetto borotalco, anche tattile. Discreto e silenzioso.

Il cielo si vede attraverso la finestra

Guardo, oggi, i suoi gioielli e non hanno perso l’impalpabile scorrevolezza che la mano avverte quando cerca di toccare il flusso uniforme dell’acqua che esce dal rubinetto. Ma c’è qualcosa in più che forse non avevo colto prima. Noto come l’artista oscilli tra la “soffocante” pienezza delle forme (quando lavora con i solidi perfetti), incombente come il cinematografico pianeta blu e la ricerca di una la frammentata realtà riflessa per un attimo sulla pietra. Il suo non è il pezzo di cielo che appare direttamente su una scheggia di specchio, ma in una finestra che si apre in una stanza o in una prigione.

Un frammento di idea di libertà

Potete vedere tutto questo a Firenze nella mostra Renzo Pasquale Sculpture and Jewelry alla galleria Antonella Villanova fino al 19 novembre.

 

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