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Archive for febbraio 2012

Constantinos Kyriacou

Appuntamento da annotare assolutamente. Il 2 e il 3 marzo a Roma all’Aranciera di San Sisto (Via di Valle delle Camene, 11) saranno le giornate di Gioie da condividere: una mostra-asta di gioiello organizzata dall’Associazione SONIA, con il patrocinio dell’Associazione Gioiello Contemporaneo e di Roma Capitale. Vorrei aggiungere qualche precisazione importante: venerdì 2 marzo apertura dalle 18.00 alle 22.00, sabato 3 marzo dalle 10.00 alle 23.00. Le aggiudicazioni verranno fatte alle 20.30 di sabato e quindi le offerte potranno essere accolte fino alle 19.30 di quel giorno.

GianCarlo Montebello

Lo scopo dell’asta è quello di finanziare le attività dell’associazione SONIA in India a sostegno delle donne appartenenti a una sottocasta degli intoccabili nella regione dell’Uttar Pradesh, per dar loro prospettive diverse di un lavoro più dignitoso e meno degradante.

Lucilla Paraboschi

Moltissimi, circa 50, sono gli orafi e i designer che voluto donare un proprio lavoro per questo momento di generosità e di allegria e di divertimento. Pubblico qui un minimo “assaggio” dei gioielli in mostra-vendita per darvi un’idea di quello che sarà.

Francesca Di Ciaula

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Un momento dell'edizione 2011

Certo, sarà il primo settembre la premiazione, ma bisogna pensarci fin da ora. Sto parlando del Premio Cominelli di gioiello contemporaneo – curato e promosso dalla Fondazione Cominelli e dall’AGC – che si svolgerà a Cisano di San Felice del Benaco (un posto magnifico sul lago di Garda appena sopra a Salò). Siamo alla terza edizione di questo concorso internazionale che selezionerà quaranta partecipanti tra i quali la giuria (della quale farà parte quest’anno il direttore di Art Aurea, Ludwing Reinhold) sceglierà per assegnare un primo e un secondo premio e due menzioni speciali.

Petra Zimmemann ha avuto il primo premio 2011

Il punto è che gli orafi, i designer e tutti quelli che voglio partecipare devono affrettarsi: inviare l’adesione a premiocomineli@agc-it.org, fare un versamento di 35 euro e iscriversi alla selezione entro il 15 marzo. Tutti i dettagli sono sul sito dell’AGC – Associazione Gioiello Contemporaneo.

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Mi ricorda l'uomo di latta del Mago di Oz

Personaggi di latta, un po’ malinconici e romantici, animaletti, scene stilizzate. Teneri, ma con quel tanto che basta di amarezza da far pensare al film Guardie e ladri di Monicelli. Sono I gioielli sostenibili di Riccardo Dalisi in mostra alla Triennale di Milano dal 28 febbraio al 9 aprile e poi dal 18 maggio al 18 giugno a Vicenza, Palazzo Thiene Bonin Longare.

Riccardo Dalisi

Una casa, un uomo, un cuore

Sostenibili e responsabili nell’ottica attuale di lotta allo spreco, anti rifiuti, a caccia del recupero, del pezzettino di vetro o di coccio che può ritrovare una nuova vita. Per questo i 100 gioielli realizzati a mano – dal 1990 a oggi – sono di materiali poveri e di riciclo, come latta, ottone, stagnola, rame, ferro. E costituiscono l’opera omnia di questo artista più noto come designer (per Alessi, la caffettiera napoletana e le lampade prodotte da Oluce) che ha scelto Napoli come suo quartier generale.

La caffettiera napoletana di Dalisi

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Il loro nome è Moths

Quattro mosche di velluto grigio – che poi sarebbe il titolo di un film di Dario Argento del 1971 – è l’immagine/frase che mi viene in mente vedendo i lavori di Märta Mattsson in mostra alla galleria Platina di Stoccolma dal 16 febbraio al 24 marzo. Va bene proprio di mosche non si tratta, ma ci sono falene, farfalle, scarafaggi, veri e non, la cui condizione viene rivelata da un inequivocabile titolo Forever Dead. Sì non c’è dubbio (e il film di Dario Argento qui calza a pennello). A molti potrebbero fare impressione, lei li ama. E sa renderli poetici.

Spilla della linea Fossils

Lo è particolarmente – poetico – il collier qui sotto della serie pizzo bruciacchiato (in realtà è pelle) che nasconde una miriade di variopinte farfalle.

Si chiama The nest

Così come la doppia spilla scarafaggio qui sotto che, forse vi ricordate, è stata scelta come immagine del catalogo dello Schmuck di Monaco dell’anno scorso.

La spilla Beetle juice

Märta Mattsson non è nuova a questo blog: avevo già parlato di un suo lavoro (un topolino grigio) sullo stereotipo della donna svedese, sempre presentato a Monaco in una collettiva.

Chi cammina sul mio golfino?

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Pendente con ruotine di cancello scorrevole

L’Australia? No, ancora più lontano. È dalla Nuova Zelanda, da Wellington in particolare, che Fabrizio Tridenti risponde alle mie domande lanciate via mail. Leggete l’intervista fino in fondo e saprete anche che cosa ci fa laggiù.

Anello d Fabrizio Tridenti

Lo spunto dell’intervista era quello di “soddisfare” tutte le mie curiosità sul lavoro Misuse in questi giorni alla galleria Louise Smit di Amsterdam fino al 18 febbraio (con una piccola trasferta dal 9 al 12 febbraio per Object Rotterdam).

Anello di cuscinetti a strisciamento

Nel tuo nuovo lavoro Misuse i vari elementi di partenza che creano il gioiello sono ben “dichiarati”. Sembra che tu voglia che siano gli oggetti a parlare in diretta come protagonisti sulla scena in modo che il tuo intervento di artista non intacchi o modifichi il senso della loro voce. Che ne pensi?

Sì, la maggior parte dei lavori sono stati concepiti in modo che la loro natura venisse snaturata il meno possibile, in alcuni pezzi non c’è proprio intervento. La curiosità in questa serie di oggetti era quella di verificare se fosse possibile creare una collezione interamente dedicata al ready made proveniente da settori tecnici. Altro tema interessante di questa collezione, oltre a quello di proporre una lettura diversa dell’oggetto, è quello di portare alla ribalta piccoli gioielli della meccanica che normalmente sono invisibili, nascosti all’interno di meccanismi di cui conosciamo la funzione ma non l’aspetto. Talvolta è stato necessario assemblare gli elementi e talvolta erano già perfetti così come erano.

Anello con tappo d'arresto

Qual è il percorso creativo che ti ha portato dalle opere precedenti – che trasfiguravano la materia d’origine (con il colore per esempio) – a queste?

Nei miei precedenti lavori ho sempre utilizzato elementi presi dal settore industriale ad esempio: filtri, profilati, ecc. che ho inserito ed assemblato. Il colore per me era un segno di riconoscimento ed era legato anche al concetto di impermanenza. Generalmente sviluppo dei temi ed è il tema stesso che mi suggerisce il modo in cui operare.

 

L'oggetto della mia curiosità

Andando sul pratico come e perché hai scelto proprio questi elementi? Da che ambito derivano? Mi incuriosisce il braccialetto che si intitola Binder of color charts con Maserati -Tata. Mi racconti la sua storia?

L’idea di Misuse è nata proprio da quell’oggetto che ho notato in un negozio di vernici e che era per me, oltre alla sua funzione ordinaria di anello che teneva insieme la cartella colori della Maserati, un perfetto bracciale con un interessante sistema di chiusura, grazie al proprietario del negozio che me lo ha dato ho cominciato a portare a casa una serie sconfinata di oggetti scelti in negozi di ferramenta, idraulica, ricambi auto, moto, macchine industriali, edilizia, sport. In ognuno ho trovato cose molto interessanti che una volta messe insieme mi hanno suggerito come procedere. È stato molto divertente e stimolante, lo considero un esercizio creativo ben riuscito perché mi ha fornito tanti nuovi spunti.

Un pendente con pipette per candela

Dopo Amsterdam la mostra andrà in qualche altra galleria? Hai molte “attività” artistiche in giro per il mondo. Mi racconti? Mi hai parlato anche di una tua personale…

 Sì questa mostra andrà a Object Rotterdam (come dicevo nell’introduzione dal 9 al 12 febbraio, ndr) e poi a Collect a Londra. Attualmente alcuni pezzi di questa serie sono in Norvegia per una mostra internazionale sul ready made e altri sono qui in Nuova Zelanda, nella mostra che si inaugurerà a giorni, con cui ho preparato una installazione che interagisce con gli spazi e le strutture di questa bellissima galleria di Auckland:  Objectspace che ospiterà anche una installazione di Manon Von Kousvjick e un video di Ted Noten. Il nome dell’installazione è Anything per sottolineare il fatto che ogni cosa può essere trasformata in arte e la storica del gioiello Meredith Turnbull infatti ha intitolato il saggio che ha scritto per l’occasione Anything into Eternity sottolineando la funzione dell’arte di fungere da capsula del tempo per oggetti provenienti dalla quotidianità e dal passato. E infine c’è la mostra Jewelism sempre ad Auckland nella Galleria Finger che in concomitanza con JEMposium, il simposio organizzato a Wellington da Peter Deckers e principale motivo per cui mi trovo qui ora, proporrà i temi che verranno affrontati nel simposio: le idee nei materiali e i materiali nelle idee.

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