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Archive for gennaio 2013

Voilà, en pdf, le livret du visiteur de l’expo The Beauty Chase – Parcours du Bijou Contemporain (Lille, Espace Le Carré – 16 nov. 2012- 13 jan 2013) dont je suis (j’ai été, à vrai dire) commissaire. A vous de découvrir !!

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La collana di Stefania Lucchetta a Roma

La collana di Stefania Lucchetta a Roma

Eccole, nuove, nuove le collane al titanio di Stefania Lucchetta. Presentate lo scorso fine settimana in occasione dell’iniziativa AI Artisanal Intelligence che fa parte dell’appuntamento romano con l’Alta Moda con il principio che moda e “artigianato” si uniscono all’arte. Di fatto le creazioni sono esposte per un giorno e mezzo nelle gallerie di arte contemporanea nella zona più bella del centro storico della Capitale. A Stefania Lucchetta con la mostra Dalla macchina alla mano è toccata la galleria Marie -Laure Fleisch in vicolo Sforza Cesarini 3.

Stefania Lucchetta con la collana verde

Stefania Lucchetta con la collana verde

Molto conosciuta per i suoi anelli aerei dall’ossatura architettonica, Stefania si Lucchetta si è cimentata quindi con strutture più grandi (gli elementi della collana) che mantengono (e anzi enfatizzano) la leggerezza che contraddistingue i suoi lavori, senza perdere però il dettaglio minuzioso. Particolarmente interessante la collana con gli elementi in toni di verde diversi indossata dall’artista. E siamo solo all’inizio…

Ed ecco la collana vista da vicino

Ed ecco la collana vista da vicino

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Le opere di Jacqueline Ryan a The Beauty Chase

Le opere di Jacqueline Ryan a The Beauty Chase

Ci siamo, ultimo giorno della mostra  The Beauty Chase a Lille, Espace le Carré e ultima puntata dei testi del catalogo! Grazie a tutti.

Jacqueline Ryan

Jacqueline Ryan

Jacqueline Ryan

La sua ispirazione nasce dal suo osservare la natura: sarà forse perché cresciuta in una zona verde appena fuori Londra e il fatto che le passeggiate nei prati fossero uno dei suoi svaghi preferiti. Ma è un Osservare con la O maiuscola e con uno sguardo duplice. Da un lato coglie l’estetica del mondo naturale nel suo complesso – per lei fatto di colori e di una solarità gioiosa – dall’altro guarda da vicino, con interesse quasi scientifico, la struttura e la forma dei piccoli insetti e dei fiori. Ciò che la interessa non è tanto la forma finale di ciò che osserva, ma le sue componenti più piccole. Ed è così che le piace scomporre e ricomporre e moltiplicare. Parte da uno schizzo e poi da un modellino di carta per realizzare opere che richiedono migliaia di ore.

Maria Cristina Bellucci a The Beauty Chase

Maria Cristina Bellucci a The Beauty Chase

Maria Cristina Bellucci

Sono prismi? Sono murrine veneziane? No, sono matite, quelle classiche che usano i bambini. Quelle di legno chiaro e con la mina colorata, quelle che, il primo giorno di scuola, quando erano ancora intatte nell’astuccio, facevano sognare mondi variopinti anche ai bambini delle generazioni passate. L’artista trasforma questi semplici oggetti pieni di sogni infantili, mettendoli insieme e lavorandoli come un unico pezzo di legno dal cuore variopinto con tecniche di oreficeria e “falegnameria”.

Helen Britton

Helen Britton

Helen Britton

Se avessero detto a quei gioiellini senza valore – quelli che si potevano comprare sulle bancarelle, alle fiere, nei mercatini – che un giorno lontano sarebbero stati componenti di un’opera di Helen Britton, sarebbero arrossiti per un gesto di così alta  considerazione. La conchiglietta,  la perlina di plastica o quella di vetro con il calciatore… diventano ora uno dei tanti elementi dell’opera ora elemento attorno al quele l’opera è costruita, come accade per la giovane promessa del calcio-perla in formato mignon. Il gesto dell’artista è un dosaggio perfetto e pieno di ottimismo di un sereno sguardo sul passato, e di una composizione architettonica piena di maestria.

Big Star di Helen Britton, un piccolo grande calciatore

Big Star di Helen Britton, un piccolo grande calciatore

Stefania Lucchetta a The Beauty Chase

Stefania Lucchetta a The Beauty Chase

 

Stefania Lucchetta

Strutture aeree: potrebbero essere ponti, acquedotti, pilastri, gli anelli di Stefania Lucchetta sono minuziose costruzioni architettoniche in cui i materiali scelti – il titanio, la stellite, la resina bio-compatibile – e le moderne tecnologie, sono un binomio inscindibile. Per realizzarli non sono le tecniche tradizionali del “fatto a mano”, ma la “macchina” che l’artista predilige. Prima si serve di un software sofisticato per elaborare il progetto e poi di una “fotocopiatrice in 3D”, facendo un uso artistico di uno strumento che ha generalmente applicazioni tecniche. Da qui le opere emergono compiute, ma ancora imperfette e alla quali la mano dell’artista darà la purezza finale della forma.

Stefania Lucchetta

Stefania Lucchetta

 

 

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Iris Nieuwenburg a The Beauty Chase

Iris Nieuwenburg a The Beauty Chase

Ancora un giorno di tempo per vedere la mostra The Beauty Chase a Lille… Intanto io continuo a pubblicare i testi del catalogo!

Iris Nieuwenburg

Iris Nieuwenburg

Iris Nieuwenburg

Una sala da ballo dai lampadari a goccia, una camera da letto dalla tappezzeria sontuosa, dai ricchi colori intensi: i gioielli di Iris Nieuwenburg si “staccano” come ritagliati dalla loro scena e possono poi ritornare al loro posto come elementi di un puzzle da esporre in salotto. Sono parte della fotografia, ispirati nella forma a quellidel periodo degli eleganti interiors francesi del 18esimo secolo. Mescolano immagini in 2D e 3D (e la tecnica dell’elettroformazione) creando una profondità che permette di entrare nella storia,immaginarsi di essere in un’altra epoca e congelare momenti a lume di candela.

Francesca Gabrielli

Francesca Gabrielli

Francesca Gabrielli

Nel lavoro Chernobyl 1986 – Fukushima 2011 il gioiello diventa parte anatomica del corpo, la sua malattia, la sua protuberanza, una mutazione genetica dovuta alle radiazioni che cresce in silenzio all’interno del corpo e che solo i raggi X possono tradirne la presenza. Il fiore bello, ma dai petali pericolosi, si propaga come una metastasi, dappertutto: si attorciglia attorno al dito, si conficca nelle vertebre, serra il collo. La radiografia coglie il momento in cui il corpo e il suo parassita sono entrambi al massimo “dello splendore”. Che dei due soccomberà?

Lisa Juen

Lisa Juen e le sue opere in funzione…

Lisa Juen

Le opere di Lisa Juen raccontano un mondo frenetico e abbagliante. Quello che tutti noi immaginiamo possibile in una città come Shanghai, dove l’artista ha trascorso cinque anni. Gli zirconi colorati, i led con piccole batterie, i colori, le figure taglienti in acciaio inossidabile, sono insistenti come spot pubblicitari chiassosi che invadono ogni spazio. Le anziane venditrici di fiori agli angoli della strada – che sembrano appartenere al passato – sanno adeguarsi a questo nuovo mondo strillato e diventano spunti di osservazione sulla collana Flowerlady della serie Loudlives.

Flowerlady di Lisa Juen

Flowerlady di Lisa Juen

Beppe Kessler, a destra in alto le due spille (blu e trasparente) di cui parlo nel testo

Beppe Kessler, a destra in alto le due spille (blu e trasparente) di cui parlo nel testo

 

Beppe Kessler

Guardando i lavori di Beppe Kessler viene da chiedersi: che cosa c’è sotto, o meglio, che cosa c’è dentro? Sembra che l’artista voglie racchiudere o vestire una materia evanescente, impalpabile e mobile – come gocce d’olio in una bacinella d’acqua – in involucri dalla superficie perfetta. Materiali diversi come l’ambra, l’oro, l’alabastro, il legno leggerissimo balsa, quello di tiglio o di cedro rosso, la resina sono accostati tanto da sembrare un tutt’uno. Forse pensandoci bene è proprio il Tempo che l’artista vuole catturare. A volte ci riesce e lo trasforma in due ondeggianti spille (del 2009) che parlano di due opposti, lentezza (slowly) e velocità (vitesse), ma che hanno moltissimo in comune.

Beppe Kessler, collier Das Weisse

Beppe Kessler, collier Das Weisse

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Mirjam Hiller

Mirjam Hiller

Continuo con la pubblicazione dei testi del cataloghino di The Beauty Chase in mostra a Lille fino a domenica 13 gennaio.

Mirjam Hiller, dal disegno all'opera.

Mirjam Hiller, dal disegno all’opera.

Mirjam Hiller

Non si direbbe, osservando le opere di Mirjam Hiller – che appaiono come creature monocolore decisamente in 3D – che la sua grande forza creativa risieda nel connubio estetico tra bidimensionale e tridimensionale. Nel disegno bidimensionale – esso stesso opera grafica – c’è già tutto il DNA del “volume” che l’opera avrà dopo essere stata realizzata, spesso in un unico foglio di acciaio inossidabile. Il progetto in 2D è un percorso minuziosamente dettagliato al quale la dimensione in più regala la vita.

Silenzi di Barbara Paganin a The Beauty Chase

Silenzi di Barbara Paganin a The Beauty Chase

Barbara Paganin

L’inquietudine sottile come un brivido che spinge a ricercare. Sempre. Soprattutto sentendosi “nuovi” di fronte a ogni nuova prova. È forse questa la chiave per leggere il percorso espressivo di Barbara Paganin che si mette continuamente alla prova imponendosi tecniche materiali sempre nuovi. I metalli preziosi, certo, ma anche un incredibile lavoro di creazione con il vetro e la porcellana. In mostra ci sono alcune opere importanti molto diverse tra loro che mostrano concretamente questo cammino: il lavoro più recente, del 2012 è la collana Silenzi, che rappresenta un po’ anche un “amuleto” dell’ispirazione dell’artista realizzata con elementi compositi dalla resina agli objets trouvés, dalla ceramica, all’oro, e che riprende temi espressivi ed estetici a lei cari come la foglia della verza.

Il Pitone di David Bielander che intenzioni ha con Crisomela di Barbara Paganin?

Il Pitone di David Bielander che intenzioni ha con Crisomela di Barbara Paganin?

 

David Bielander

Le opere di Davis Bielander vanno gustate innanzitutto per la loro facile comprensione “di primo grado”: la genziana, l’aglio, lo scarabeo stercorario, una bocca che fa la linguaccia… Cose semplici, non necessariamente “nobili” anzi spesso proprio il contrario. Apparentemente “copie dal vero” che fanno quasi sorridere per la loro infantile e pura banalità. Ma poi si possono leggere con uno sguardo di “secondo grado”. Quando l’artista si mette all’opera per creare ciò che già esiste (con tutte le tecniche a sua disposizione) prende le distanze dalla realtà vera scoprendone lui stesso una imperfetta e non finita. Così facendo chiama in causa l’immaginazione di chi indossa l’oggetto ad andare oltre l’ovvio.

L'aglio e una linguaccia da David Bielander a The Beauty Chase

L’aglio e una linguaccia da David Bielander a The Beauty Chase

 

 

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Giampaolo Babetto a The Beauty Chase

Giampaolo Babetto a The Beauty Chase

Quarta puntata del catalogo per la mostra The Beauty Chase, Espace le Carré, Lille (16 novembre 2012- 13  gennaio 2013.

Giampaolo Babetto

Un triangolo, un rettangolo, un cerchio, una retta che sfreccia attraverso, tanti piccoli cubi. Difficile immaginare una geometria così fortemente effervescente e passionale come quella di Giampaolo Babetto. La costruzione dei solidi segue una armonia e un equilibrio talmente perfetto da potersi permettere di camminare sull’orlo del baratro. È il colore che delimita il precipizio: che rende il percorso una avventura degna di un funambolo. È’ il colore compatto o trasparente, ma sempre avvolgente, che apporta una profondità abissale all’opera, che si nasconde all’interno sotto forma di pigmento, per suggerire un’ombra, un’aura, un riflesso.

Giampaolo Babetto

Giampaolo Babetto

Peter Chang

Plastica. Ci si potrebbe fermare qui e lasciare tutto il resto agli occhi e all’immaginazione dello spettatore. Parole, aggettivi, spiegazioni, commenti potrebbero sciupare e contaminare l’impatto strabiliante che le opere di questo artista inglese, di padre cinese, provocano a prima vista. Sono realizzante in una brillante e luminosa resina con una sua tecnica peculiare a strati e con un cuore di poliuretano rinforzato di fibre di vetro. Ogni sua opera è un essere indimenticabile e irripetibile dai colori e dalle forme che ora ammiccano a ipotetici abitanti di fondali oceanici ora vogliono suggerire un piccolo elettrodomestico trasformato in capostipite di una nuova specie arrivata da chissà dove.

Bracciale di Peter Chang

Bracciale di Peter Chang

Peter Chang

Bettina Speckner

Una nostalgia struggente e senza tempo colora di una patina antica il lavoro di Bettina Speckner. Sono fotografie di oggi e di ieri, frammenti di immagini, un tronco, un vaso di fiori, una foto di gruppo… Momenti impercettibili di vita che l’artista declina utilizzando tre tecniche diverse di fotografia: la fotoincisione su zinco e la smaltatura sono entrambe impiegate su immagini che lei stessa realizza Per la ferrotipia (utilizzata alla fine dell’Ottocento su ferro, appunto, prima del dagherrotipo) l’artista si serve di lastre d’epoca sulle quali interviene trasformandole e cambiando il corso della vita dei personaggi che le abitano.

Bettina Speckner a The Beauty Chase

Bettina Speckner a The Beauty Chase

 

La collana di Bettina Speckner

La collana di Bettina Speckner

Nel Linssen

Quando ci si accosta al lavoro di Nel Linssen è difficile capire subito che si tratta di carta. O meglio, ci se ne rende conto, ma si stenta a crederlo. Eppure è così. Da anni l’artista olandese crea opere estremamente complesse e leggere utilizzando questo materiale di elezione con il quale ha uno stretto rapporto di fiducia: le permette di lavorare con naturalezza con un approccio personalissimo ed empirico che parte dall’idea e guida la mano. In mostra alcuni pezzi storici che la hanno resa celebre, come il grande braccialetto a zig zag del 1986.

Nel Linssen

Nel Linssen

Nel Linssen a The Beauty Chase

Nel Linssen a The Beauty Chase

 

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In primo piano la vetrina bassa con i lavori di Jantje Fleischhut

In primo piano la vetrina bassa con i lavori di Jantje Fleischhut

Terzo appuntamento con i testi del catalogo della mostra The Beauty Chase, Espace le Carré, Lille.

Jantje Fleischhut, flybyprobe, 2009

Jantje Fleischhut, flybyprobe, 2009

Jantje Fleischhut

Un archivio infinito di vecchi oggetti e pezzi di plastica apparentemente senza valore e senza scopo. Ma un prezioso tesoro agli occhi dell’artista. Tutto nasce da qui. Ed è un processo di trasformazione e creazione che rivela anche ai nostri occhi la bellezza delle cose quotidiane che passano inosservate al nostro frettoloso sguardo. È una sfida e una gioia lavorare questi tesori di plastica insieme a oro, argento e pietre applicando nei loro confronti lo stesso grado di meritato rispetto. Come accade per la spilla flybyprobe del 2009 della serie Lost in translation and back to Moon realizzata con un oggetto di plastica, oro, tormalina, argento e resina.

L'installazione Medusa di János Gábor Varga

L’installazione Medusa di János Gábor Varga

János Gábor Varga

Uno, due, tre, quattro… Ricordare ogni momento del processo creativo, lasciare la testimonianza di ogni gesto, di ogni taglio, è per l’artista importante almeno quanto il lavoro finito. Tanto che a ben guardare ogni tappa potrebbe essere un’opera compiuta-incompiuta. E ogni oggetto porta con sé il suo album fotografico di vita vissuta. Unica materia, primordiale, il ferro, che János Gábor Varga lavora con tecniche di fabbro e di orafo unite insieme.

Il bracciale borsetta di Petra Zimmermann

Il bracciale borsetta di Petra Zimmermann

Petra Zimmermann

L’artista ci accompagna in un universo dorato di colori sensuali, di suggestioni rétro che vanno da un immaginario Liberty a un gusto estetico anni Quaranta. Crea le sue opere con il polimetilmetacrilato, la foglia d’oro, gli strass e le perle. Utilizza, come fossero una materia prima grezza, alcuni elementi di “bijoux fantasie” d’epoca con un processo di trasformazione teatrale appassionante. Il suo bracciale Untitled, 2012 (sopra) mostra fiero di trarre la sua origine da una borsetta da sera vintage.

Petra Zimmermann a The Beauty Chase, Espace Le Carré, Lille

Petra Zimmermann a The Beauty Chase, Espace Le Carré, Lille

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