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Archive for marzo 2013

Sophie Hanagarth

A Monaco durante i giorni di Schmuck munitevi di una bella cartina grande e pennarelli colorati per segnare, con tanti pallini sparpagliati, i luoghi da visitare per mostre estemporanee in città.  A dire il vero ora esiste anche una “Schmuck Guide” bell’e pronta in vendita per l’occasione, molto comoda con i pallini già stampati nel punto giusto e un mini riassunto delle varie mostre. Io comunque continuo a studiare gli itinerari con Google Maps e a perdermi.

Karl Fritsch

Karl Fritsch

While you’re at the Schmuck in Munich, make sure you have a big map and colored felt pens to mark the exhibitions you want to visit throughout the city.  The alternative is the “Schmuck Guide”, prepared especially for the event which can be purchased.  The map is covered in dots marking the various exhibit locations and several of the exhibits are even described here.  There are really so many dots, it’s a pity you cannot cover them all. I however continue to study the itineraries with Google Maps and then get lost in the city. 

Alexander Blank

Alexander Blank

Gli appuntamenti sono davvero tantissimi, peccato non poterli “coprire” tutti. Qui una carrellata di immagini prese durante questo pellegrinaggio “gioiellesco”.

Flora Vagi

Flora Vagi

Vedrete gli zirconi di Karl Fritsch in What I do for you; le spille di legno e colore di Flora Vági; ciò che tormenta il sonno di Alexander Blank; le catene di ferro di Sophie Hanagarth alla galleria Schlegelschmuck; i mondi di Five Men artisti cecoslovacchi che ti accolgono con simpatia e una birra; le campane di vetro che proteggono le opere di vari artisti internazionali che hanno partecipato all’iniziativa in Finlandia, LahtiJewellery.

Jiri Sibor

Jiři Šibor uno dei Five Men con Pavel Filip, Rene Hora, Pavel Opocensky, Martin Pouzar

Here you can see a series of shots taken during my pilgrimage through the jewelry.  There are the zircons of Karl Fritsch in, What I Do For You; the wooden colored broaches by Flora Vági; the characters that torment the dreams of Alexander Blank in the exhibit, Kings of My Blues; the iron chains by Sophie Hanagarth on display at the Schlegelschmuck gallery; the worlds of Five Men by Czech artists who warmly welcome you and offer you a  beer;  the glass bells protecting the work of various international artists who have participated in the Finnish initiative Lahti Jewelry.

Lathijewellery

LathiJewellery

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La mostra degli studenti spagnoli  si chiama Conspiración

La mostra degli studenti spagnoli si chiama Conspiración

Di studenti dell’EADS di Valencia a Monaco ne ho conosciuti parecchi tra una inaugurazione e l’altra. A caccia di emozioni artistiche e a caccia soprattutto (come è d’obbligo per chi studia da artista) della loro personale strada che li farà essere, un giorno, “unici”.

Sono qui perché presentano i loro lavori all’Istituto Cervantes di Monaco insieme agli studenti della Escola Massana di Barcellona (diretta da Ramón Cuyàs). Io sono andata a vederli e pubblico alcune immagini dell’inaugurazione. Con l’augurio di rincontrarli tra qualche tempo in una tappa più avanzata del loro processo di maturazione artistica.

During my visits to the various exhibitions in Munich I met many students from EASD (Escola d’Art i Superior de Disseny de Valencia) who were in search of artistic emotions and above all, as is mandatory for students, their personal path that one day will make them unique artists.   They are in Munich to exhibit their work at the local branch of Istituto Cervantes along with students of the Escola Massana of Barcelona, directed by Ramon Cuyas. I have seen their work and I’m posting some images here that were taken on the opening day.  I look forward to meeting them in the future as they evolve and mature on their journey as artists.   

un lavoro presentato all'Istituto Cervantes

un lavoro presentato all’Istituto Cervantes

A proposito di studenti e professori vi segnalo che in Fiera a Monaco sono stati esposti i risultati del progetto di mentoring, Handshake (cominciato nel 2011) secondo il quale 12 artisti più noti hanno lavorato come tutor a distanza di 12 giovani artisti neozelandesi.

Speaking of students and professors, I would like to point out that the Fair in Munich is displaying the results of the mentoring project Handshake, which originated in 2011 when twelve well-known artists mentored at a distance, twelve young artists from New Zealand. 

I risultati del progetto Handshake

I risultati del progetto Handshake

I Mentor/ The mentors:
 Estela Saez, Lucy Sarneel, Lisa Walker, Judy Darragh, Andrea Wagner, Karl Fritsch, Fabrizio Tridenti, Iris Eichenberg, Warwick Freeman, Octavia Cook, Hanna Hedman, Suska Mackert

I giovani artisti/The mentees
Gillian Deery, Nadene Carr, Sharon Fitness, Kristin D’Agostino, Lynsay Raine, Neke Moa, Becky Bliss, Sarah Read, Jessica Winchcombe, Sam Kelly, Debbie Adamson, Jhana Millers

Un progetto Handshake

Un progetto Handshake

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Manfred Bischoff alla Galleria Maurer Zilioli in trasferta a Monaco

Manfred Bischoff alla Galleria Maurer Zilioli in trasferta a Monaco

Non mi capita molto spesso poter osservare da vicino, senza il riflesso della vetrina i lavori di Manfred Bischoff (classe 1947, vive tra l’Italia e la Germania) esposti, insieme ad alcuni gioielli e sculture di Bruno Martinazzi, in questi giorni dalla galleria Maurer Zilioli di Brescia in trasferta a Monaco.

Manfred Bischoff

Manfred Bischoff

Sono un cult le sue spille-oca, omini, Madonna incinta, tutte in oro a 22 carati che sembra trattato dall’artista come plastilina per modellare forme infantili appena abbozzate, che vogliono andare dritte al significato più profondo. Sempre accompagnate da un disegno, una scritta volutamente goffa, illeggibile, che più che spiegare si diverte a generare confusione. Tanto meglio così.

Bruno Martinazzi

Bruno Martinazzi

It does not often happen that I am able to observe close-up, without the reflection of the showcase, the work of Manfred Bischoff, (born in 1947 and lives between Italy and Germany). His work is exhibited with the jewelry and sculptures of Bruno Martinazzi, housed recently in the Maurer Zilioli Gallery in Brescia but currently being transferred to Munich.

Manfred Bischoff

Manfred Bischoff

His brooches shaped like geese, small men, and a pregnant Madonna, are a cult. They are made in 22 carat gold which the artist treats as if it were modeling clay being used to shape rough child-like forms that go directly to the heart of things. The pieces are always accompanied by a drawing and some awkwardly scribbled words that tend to confuse rather than explain. So much the better.

Le sculture di Bruno Martinazzi

Le sculture di Bruno Martinazzi

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Sciame di Nanna Melland

Sciame di Nanna Melland

Noi siamo come sciami di api che convergono verso l’alveare. Noi siamo come tanti piccoli aeroplani che affollano il cielo. Ci sovrapponiamo gli uni agli altri creando disegni nell’aria come fanno gli stormi di uccelli. Con una logica e un ordine, i pennuti. Noi umani, non lo so.

We are like bees converging on their hive, like many small planes crowding the skies, or flocks of birds  overlapping to create patterns in the air.  They use a logic, an orderly disposition; about humans, I don’t know.   

Nanna Melland dalla Norvegia è stata selezionata quest’anno a Schmuck 2013 (quello ufficiale in Fiera) per il suo progetto Swarm con tante spille piccole, medie e grandi dalla stessa forma di aeroplanini elementari che rappresentano noi stessi, ma una volta appuntati sul muro, fotografano anche come in una carta geografica la situazione del nostro mondo di oggi, popolato da vagabondi tra le nuvole.

E ora con l'artista in persona

E ora con l’artista in persona

Nanna Melland of Norway has been selected this year at Schmuck 2013, (the official one at the Fair), for her project Swarm, featuring many small, medium, and large brooches in the form of simple airplanes which represent we humans; but when these brooches are pinned to the wall they reflect the situation of the world today, populated with people wandering among the clouds.

Aeroplanini self service da comprare sul posto (da 10 a 50 euro per i più grandi) infilando semplicemente i soldini nella fessura, proprio come si fa in chiesa per il cero. L’onestà è d’obbligo!

Airplanes can be bought, for10 to 50 euros for the biggest ones, by simply dropping some coins in a slot, just like one does in church before lighting up a candle. Honesty is a must!

Metter soldino, prendere aeroplanino!

Metter soldino, prendere aeroplanino!

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Akiko Kurihara

Akiko Kurihara

Entrare in questi giorni nella galleria Micheko per vedere la mostra Was it a Cat I saw? richiede un certo impegno personale. Un po’ come essere invitati a uno spettacolo teatrale e poi essere chiamati sul palco a recitare. Divertente e sconcertante. Qui in scena abbiamo Akiko Kurihara che ci chiede di volta in volta, con discrete etichette ben argomentate, di interrogarci sul significato di ciò che vediamo; di indossare una serie di catenine con cubo pendente; di infilare al dito degli anelli a fascia in argento sperimentando la trasmissione del calore e così avanti. Piccoli esperimenti da aula di fisica. Piccolo percorso cortese e ironico in gioielli dalle dimensioni ridotte, a volte solo accenni, come i coriandoli colorati da “spruzzate” sul maglione come dopo un Carnevale; ometti birichini; sottili nastrini segnalibro da usare per evidenziare se stessi.

Coriandoli...

Coriandoli…

It requires a real personal commitment to visit the exhibition, Was It a Cat I Saw?, at the Micheko Gallery.  It feels like being invited to watch a play at a theater, and then being asked to act.  It’s both amusing and disconcerting.  Here on stage we have Akiko Kurihara who asks us, using well-conceived labels, to wonder about the meaning of the things we see, to wear a series of small gold chains with cube-shaped pendants, to put a silver band ring on our finger to experience the warmth flowing through it…little experiments you could try in a physics laboratory, a short but sweet pathway in miniature jewelry, sometimes so small you can only detect hints of color like the confetti “sprayed” on your jumper at Carnival, small mischievous men and thin ribbon bookmarkers used to highlight themselves…

Go Segawa

Go Segawa

Go Segawa

Go Segawa

Ai minimi gioielli che facilmente possono diventare compagni di vita quotidiana, si affiancano in mostra le sculture “pieghevoli e trasportabili” di Go Segawa, trasparenti entità che sembrano ologrammi, ma che esistono in tutta la loro profondità.

L'anello caldo e l'anello freddo

L’anello caldo e l’anello freddo

Ecco la spiegazione

Ecco la spiegazione… anche se un po’ sfocata

Minimal jewelry that can easily become our everyday friend is displayed beside Go Segawa’s sculptures, “foldable and portable”, transparent entities that look like holograms, having instead their own deep existence.

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Villa Stuck a Monaco

Villa Stuck a Monaco

Devo ammettere che ci ho messo un po’ a capire il filo conduttore della mostra Aftermath of art jewellery alla bella Villa Stuck. In sostanza si tratta di un progetto voluto dall’artista norvegese Sigurd Bronger che coinvolge quattro artisti norvegesi e quattro di Monaco. La mostra ha fatto tappa dapprima a Oslo a gennaio al museo Vigeland e poi ora qui a Monaco.  Principalmente lo scopo era quello di mostrare artisti internazionali sulla piazza di Oslo, cosa cha quanto pare, accade di rado. L’occasione è anche riflettere e dare il via a un dibattito sul futuro del gioiello d’arte.

Eun Mi Chun

Eun Mi Chun

I must admit that it took me a while to understand the idea of, Aftermath of Art Jewelry, at the Villa Stuck.  It is a project that the Norwegian artist Sigurd Bronger realized with four Norwegian artists and four artists from Munich. The exhibition started in Oslo in January at the Vigeland Museum and then moved to Munich. The main purpose was to present international artists to  the city of Oslo, something that seems to happen only rarely and also to provide an opportunity for reflection and dialogue about the future art jewelry.

Il museo-villa è molto imponente (di fine Ottocento) neoclassica ed appartenuta al pittore Franz von Stuck che l’ideata e arredata. Non ho potuto fotografare nulla all’interno del museo quindi l’unica foto possibile è la facciata della villa. Vi segnalo comunque fra gli artisti in mostra una coreana che abita a Monaco, Eun Mi Chun e che lavora con il tessuto intestinale (che sembra pergamena) e capelli creando dei bellissimi animali spille come il gorilla, l’orso, la giraffa e il leone.

Eun Mi Chun

Eun Mi Chun

The 19th century villa/museum is very imposing. It was built in the neo-classic style and belonged to the painter Franz von Stuck who also created and furnished it.  I could not take any pictures inside the museum and so the only photo available is the façade of the villa. Among the artists exhibited here, I want to mention Eun Mi Chun, a Korean artist who lives in Munich who uses intestinal tissue (it looks like parchment) and hair for her work, creating beautiful broaches shaped like animals;  gorillas, bears, giraffes, and lions.

 

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Mjriam Hiller

Mjriam Hiller

Una delle mostre più gioiose e gradevoli delle settimana del gioiello contemporaneo di Monaco è quella dedicata a Mirjam Hiller e Michael Becker alla galleria Isabella Hund proprio nel centro della città. Luce, colore, armonia in due stili e percorsi stilistici molto diversi. Mirjam Hiller con le costruzioni, spesso grandi, di acciaio inossidabile verniciato, esplosive e piene di energia.

I pasticconi di ottimismo di Hiller

I pasticconi di ottimismo di Hiller

One of the most joyful and pleasant exhibitions during the Munich contemporary jewelry week is the one dedicated to Mirjam Hiller and Michael Becker, at the Isabella Hund Gallery right in the center of the city. Light, color, and harmony on two very different stylistic paths. Mirjam Hiller’s pieces are often large, made of varnished stainless steel, and are explosive and full of energy.

Michael Becker. Step 1 la vedo...

Michael Becker. Step 1 la vedo…

Michael Becker con la compostezza vivace dell’oro e del lapis e della sorprendente uvarovite verde che proprio grazie a Becker avevo scoperto un po’ di tempo fa. Questa volta, come ormai vuole una tradizione (a Collect con il braccialetto di lapis), ho testato proprio la collana con questa pietra, il tempo della foto soltanto, purtroppo.  Leggera, vitale, una cura di bellezza.

step 2: me la provo. Michael Becker alla chiusura

Step 2: me la provo. Michael Becker alla chiusura

In Michael Becker’s work we find the lively composure of gold and lapis lazuli and the amazing green uvarovite, that thanks to him, I discovered some time ago. This time, following a tradition (as I did at Collect with the lapis lazuli bracelet), I tried on the necklace made with this stone, but unfortunately only had time for a photo. Light, lively; a beauty treatment!

Step 3: incontro ravvicinato per la foto. Poi la rimetto a posto!

Step 3: incontro ravvicinato per la foto. Poi la rimetto a posto!

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