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Archive for giugno 2014

Mi fa piacere condividere questo testo che ho scritto per raccontare un po’ il vissuto dietro le quinte come curatore  della mostra di Barbara Paganin – Memoria Aperta.  a Palazzo Fortuny a Venezia. Buona lettura. Tutte le foto sono di Alice Pavesi Fiori.

 

 

Il gioco della memoria. Il gioco del cubo con le immagini di tutte le spille in mostra al Fortuny e molto di più… Nel bookshop del museo

Il gioco della memoria. Il gioco del cubo con le immagini di tutte le spille Barbara Paganin – Memoria Aperta in mostra al Fortuny e molto di più… Nel bookshop del museo

 “Non avevano ancora deciso come avrebbero occupato quel pomeriggio. Niente con cui giocare se non i loro tesori personali che tenevano nell’astuccio, che mai avrebbero pensato di mostrare a qualcun altro.

P. allungò il braccio verso la cartella, la prese e cominciò a tirare fuori…”. 

 Tutto era cominciato circa tre anni fa con la n.1. Se fossimo in un film sarebbe un flashback. Un ippopotamo sgocciolante di scarpette d’altri tempi. Due piccole gocce rosse. Una luce verde. Questa era la prima spilla del lavoro che molto tempo dopo avrebbe preso il nome di Memoria Aperta.

Memoria Aperta n.1

Memoria Aperta n.1

“Non avevo mai capito se si chiamassero ninfee o fiori di loto. Rimaneva un mistero. Mi importava solo di starli a guardare a pelo dell’acqua. Non era cosa che mi capitasse di frequente. Poi a un certo punto lui aprì la bocca.” 

La spilla numero 1 mi era apparsa – prima da lontano e poi sempre più vicina e nitida – come una macchia di Rorschach di vaga forma triangolare. Anche quando suoi contorni e i personaggi che l’abitavano si erano ben definiti sotto i miei occhi, la “numero 1” continuava a chiedere imperativamente a me spettatore di andare oltre le apparenze. Forse sarà stata un’allucinazione, ma mi pareva che pretendesse una risposta più personale e appropriata possibile alla domanda: “che cosa vedi?”.

Memoria Aperta n.9

Memoria Aperta n.9

“Sul cassettone, in camera, ce ne erano appoggiate almeno cinque o sei. Le avevo sempre viste lì quando ero piccola e ora non ci facevo più caso. Anzi mi viene in mente adesso che la nonna un giorno mi aveva permesso di aiutarla a spolverarle, ma con la raccomandazione di non farle cadere né di graffiarle. Io ci avevo messo tutta la delicatezza di cui ero capace”. 

 

Eh sì bisognava rimboccarsi le maniche per così dire e andare a scavare in quel repertorio di immagini, suoni, sensazioni, odori – per farla breve, i ricordi – che in questo caso erano i miei poiché a me la spilla si stava rivolgendo in quel momento. Figuriamoci poi quando – via email questa volta– arrivò la fotografia della numero 2 con una chioma di cavolo romano di vetro e una rana, e poi, la numero 3 con un minuscolo abito, un coniglio… Piccole storie nascevano se socchiudevo gli occhi e veloci si andavano depositare su quelle immagini come un pulviscolo di memoria e fantasia.

Memoria Aperta n.10

Memoria Aperta n.10

“Non sentiva più freddo. Anzi a dire il vero non aveva mai sentito freddo, piuttosto un senso di oppressione e di secchezza alla gola. Ma ora quel che contava era il fatto che si sentisse a posto.

– Bene, mi sento bene –, avrebbe risposto se a qualcuno mai fosse venuto in mente chiederglielo. Anche se la cosa, bisogna ammetterlo, sarebbe stata assai bizzarra”. 

 

Nella pittura giapponese sumi-e del 1400 realizzata solo con l’inchiostro, della carta eccezionale e una grande dose di maestria con il pennello, l’artista vuole presentare a chi guarda l’essenza della vita e così in un certo senso lo obbliga a scoprire intuitivamente quello che il dipinto ha solo suggerito e a completare nel suo cuore ciò che è rimasto in sospeso. Non è forse qualcosa di simile che accade anche qui?

Memoria Aperta n. 19

Memoria Aperta n. 19

 

“Posò il lavoro sul bracciolo della poltrona e si alzò. Andò allo specchio. Improvvisamente le era venuta voglia di guardarsi. Scoprire se, come tutti le dicevano da un po’ di tempo, era diventata davvero una donna”. 

 

Una dopo l’altra le spille sono diventate 25 e così, con lo stesso ordine cronologico, presentate in mostra. Ognuna porta ricordi, memoria. Ognuna porta dialogo ed enigma. Ognuna porta energia e dubbi. Per questo che ognuno degli spettatori è chiamato a dare la sua risposta personale. A dare voce a quello stimolo – qualche volta doloroso – che porta ad attivare la propria intima memoria.

Memoria Aperta n.21

Memoria Aperta n.21

“Era seduto come tutti i giorni sul solito sasso con la canna da pesca e aveva lasciato gli zoccoli poco lontano. Il mare si illuminava ogni tanto nel punto in cui le onde si infrangevano su un gruppetto di scogli proprio dinanzi a lui.” 

 

In questi anni in cui Barbara ha lavorato alla Memoria Aperta mi sono chiesta più volte dove si situasse quel punto di domanda che costringe lo spettatore ad interrogarsi. Posso dire che sicuramente all’inizio si tratta dei piccoli personaggi che fanno parte della composizione di ogni spilla. Poi, ciò che obbliga lo sguardo ancora e ancora a cercare e indagare è la scoperta di una sotterranea compostezza e disciplina. Di una armonia tra l’esplosione di oggetti e di colore e la profondità strutturante dell’argento, delle sagome fitte di buchini, delle forme che emergono dal grigio del fondale.

 

Memoria Aperta n.25

Memoria Aperta n.25

“Finalmente si era addormentato e lei lo guardava. Niente di anormale, piuttosto banale invece. Perché così, si diceva, fanno tutte le mamme con i loro bebè. E sorridendogli immaginava tutto quello che di lei c’era in lui”. 

 

Nota: tutti i testi tra le virgolette sono tratti da potenziali brevi racconti immaginari e immaginati, pezzi di frasi, stralci di dialogo. Se si abbassa la voce e si tende l’orecchio… non li sentite anche voi?

Catalogo Barbara Paganin – Memoria Aperta  da guardare qui!

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La spilla n.19 scelta dal New York Times per illustrare l'articolo del 19 giugno - Foto Alice Pavesi Fiori

La spilla n.19 Barbara Paganin – Memoria Aperta scelta dal New York Times per illustrare l’articolo del 19 giugno – Foto Alice Pavesi Fiori

Avete tempo, ma non così tanto quindi cominciate a organizzarvi per andare a vedere la mostra Barbara Paganin – Memoria Aperta che si chiude a Palazzo Fortuny a Venezia il 14 luglio. Non solo ve lo dico io (troppo ovvio poiché ne sono la curatrice) ma anche The New York Times uscito il 19 giugno ne parla: “Each brooch is a kind of Lilliputian shrine to the nameless, long-forgotten person or persons depicted, adorned with porcelain good-luck charms in the form of hippopotamuses, mice, frogs, badgers and rabbits, ivory elephants and giraffes; minuscule metal shoes, dresses and utensils that once furnished dolls’ houses; and decorative elements from old jewelry, such as emeralds, sapphires, rubies and opals”. Se cliccate poi sul nome del giornale vi leggete tutto l’articolo.

La stessa spilla interpretata dalla fotografa Alice Pavesi Fiori

La stessa spilla nella visione onirica della fotografa Alice Pavesi Fiori

 

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