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Archive for the ‘Galleria’ Category

Schermata 09-2457277 alle 16.27.40Che caldo sotto il cielo vetrato del Grand Palais parigino! Oltre al cielo azzurro e una luce spettacolare qui sotto si può visitare il Salone che propone un bel po’ dei “métiers d’art” e della creazione francese e internazionale. Il tutto fino al 13 settembre.

Révélations Grand Palais

Venus by Jim Dine

In questa prima carrellata fotografica qualche idea sulla partecipazione internazionale espressa nella mostra Le Banquet che vuole celebrare la diversità dei “mestieri d’arte” nel mondo. La mostra è allestita al centro del salone, un po’ come una “promenade muséale” tra opere prestate dagli artisti, dalle gallerie, dai musei dei diversi Paesi.

L'Italia a Révélations, Le Banquet

L’Italia a Révélations, Le Banquet

By Cecilia Levy, Le Banquet per i Paesi scandinavi

Hobo – Homeward bound by Cecilia Levy (pagine di libro e colla), Le Banquet per i Paesi scandinavi

Il Cile nella mostra Le Banquet

Il Cile nella mostra Le Banquet

Il Giappone in Le Banquet

Il Giappone in Le Banquet

After Marie-Antoinette by Anna Rikkinen per i Paesi scandinavi in Le Banquet

After Marie-Antoinette by Anna Rikkinen per i Paesi scandinavi in Le Banquet

In argento e lana di pecora il lavoro di Valeria Martinez Nahuel per il Cile

In argento e lana di pecora il lavoro di Valeria Martinez Nahuel per il Cile, Le Banquet

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Terza puntata delle nostre serate in stile hitchcockiano con i racconti di Stefano Marchetti che svela ai lettori di questo blog i retroscena di alcune delle sue opere. Nel menu di stasera un delitto in piena regola e poi un caso esemplare. Buona visione e buona notte.

Third appointment with our Hitchcock nights in which, through his short stories, Stefano Marchetti reveals to the readers of this blog some of his creations’ background. On tonight’s menu, first we have a full-blown murder and then a classic example. Enjoy the show and goodnight!

Caino, Stefano Marchetti

Caino, Stefano Marchetti

Ho recentemente preparato una mostra dal titolo: Caino per un giorno. Caino è la prima immagine che mi è venuta in mente, e l’ho scelta per il suo rappresentare l’archetipo dell’omicidio, della gelosia e del tradimento… Questo è quello che ho voluto fare, almeno per un giorno o per una mostra: costringermi di proposito a creare tutto quello che ho sempre odiato vedere in oreficeria e in questo modo tradire, “uccidere”, tutto quello in cui ho sempre creduto nella mia tradizione di orafo. L’ho fatto come un deliberato atto di gelosia irrazionale. Mi piace il titolo perché è una frase forte ed evocativa, che non descrive necessariamente nulla in maniera chiara. I pezzi per la mostra sono stati fatti usando tutti quei materiali che non uso mai, come: sapone, specchi rotti, cotone, capelli, fili colorati, e così via.

Recently I put together an exhibition entitled: “Cain for one day”. Cain is the first image that got on my mind, I chose it since he represents the archetype of murder, jealousy and betrayal… In fact this is exactly what I wanted to do, at least for one day or just for one exhibition: to purposely force myself to create all those things that I always hated to see in jewellery, and so betraying, “killing” all that I always believed in, my own tradition making jewellery. I did it as a precise act of irrational jealousy. I like the title because it is a strong and evocative sentence, without necessarily describing anything clearly. The pieces are made using all the materials I never normally work with, such as: soap, broken mirrors, cotton, hair, colored threads, and so on.

Collana, Stefano Marchetti

Collana, Stefano Marchetti

La collana consiste in un mio classico esempio di mosaico in metallo. Ho cercato di bilanciare il tutto in una forma che io considero bella e armoniosa. Il pezzo, in questo caso, faceva parte della mostra Caino per un giorno dove tutti i lavori sono pensati come un’unica installazione. La collana aveva qui il compito di creare dissonanza e contrapposizione rispetto alle altre opere dedicate al tema di Caino.

The necklace consists of a classic example of metal mosaic. I tried to lay it out in a well-balanced shape, in a way that I consider beautiful and harmonious. The piece, in this case, was part of the “Cain for one day” exhibition, where all of the works were conceived as a unique installation. In that context the necklace had the role of creating dissonance and contrast by comparing with the other pieces dedicated to the Cain theme.

 

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Cari lettori, seconda serata dedicata ai racconti di Stefano Marchetti (in esclusiva per questo blog in questa forma narrativa). In programma due episodi di science fiction con un brivido di vampirismo per andare, ancora una volta, oltre le apparenze. Buona notte e buona lettura.

My dear readers, this is the second day dedicated to Stefano Marchetti’s short stories (in this version exclusively for this blog). On the agenda are two vampire-thrilling science fiction stories that will once again take you beyond appearances. Goodnight and enjoy!

LENR, Stefano Marchetti

LENR, Stefano Marchetti

Novembre 2012… Finalmente ho terminato la mia ricerca artistica sulle reazioni nucleari a bassa energia. Le cosiddette LENR.

Il pretesto per darmi un termine è stata una mostra sui gioielli in ambra il cui tema era la leggenda di Fetonte: il carro del sole, fuori controllo, mi è sembrata una metafora perfetta per parlare di energia, scienza e arte. Ho costruito una spilla in forma di sole, usando dell’ambra (che anticamente era chiamata ēlektron), ho poi aggiunto degli elettrodi realizzati in…elettro; che perfetta coincidenza tra materiali, termini e proprietà. La cella centrale è di vetro e rappresenta la camera di reazione, che dovrebbe, secondo tali teorie, contenere la trasmutazione metallica. Ovviamente l’unica funzione di questo oggetto è quella di essere un simbolo e un monito contro uno sconsiderato uso di poteri che non conosciamo. Allo stesso tempo vuole anche essere un simbolo per un’Arte in “risonanza” con i modelli scientifici. In arte, come nelle scienze, è difficile far cambiare idea sui modelli consolidati, anche quando questi si rivelino palesemente errati o superati. Il significato di questo pezzo è proprio la difesa di un modello che appare potenzialmente valido, anche se la maggioranza delle persone lo ritiene assurdo. Questa spilla vuole essere un omaggio ai martiri della scienza e alla sperimentazione sulle LENR.

November 2012… I finally terminated my artistic research about low energy nuclear reactions, also known as LENR. The chance to bring it to an end presented itself with an Amber jewellery exhibition whose theme was the Phaeton legend: the Helios chariot out of control, seemed to me the perfect metaphor to talk about energy, science and art. I shaped the brooch as a sun, using Amber for it – in ancient times Amber was called ēlektron -, then I added electrodes made of… electrum; what a perfect correspondence between materials, terminology, properties! The central cell is made of glass, and it represents the reaction chamber, the one that should contain, following those theories, the metal transmutation. The only function of this object is, obviously, that of a symbol and a warning against thoughtless use of unknown powers. At the same time it is a symbol for a kind of Art in “resonance” with scientific models. In Art, as well as in Science, it is hard to have people change their mind about established models, even when those models are clearly wrong or surpassed. The meaning of this piece is precisely the defence of a model who looks potentially valid, even if most people consider it absurd. This brooch wants to be a homage to the martyrs of Science and to LENR researches.

Farfalla, Stefano Marchetti

Farfalla, Stefano Marchetti

La farfalla ha delle lunghe zampe che la fanno sembrare una zanzara, e allo stesso tempo sono aghi per fissarla alla maglia, e possono anche muoversi. Non è una farfalla-zanzara cattiva, ma non farle avere il tuo sangue! Una volta indossata le zampe diventano più corte… è una farfalla che ha deciso di prendere una pausa e farsi trasportare un po’ da chi la indossa.

 The butterfly has long legs which make it look like a kind of mosquito, and they are, at the same time, the four needles to pin it to the shirt. They can move, too. It is not a nasty butterfly-mosquito but do not let it get your blood! Once you wear it the legs become shorter… it is a butterfly who decided to take a break and let itself be carried by the wearer for a while.

 

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Oggi mi sento un po’ come nella serie tv Alfred Hitchcock presents. Io vi presento da stasera storie di mistero, arte, scienza e fantasia by Stefano Marchetti. Sono suoi piccoli racconti legati da un filo narrativo (pubblicati qui in esclusiva in questa forma) che fanno comprendere meglio ciò che è dietro alle sue opere più “difficili” da decifrare (alcune presentate alla galleria Marzee quest’anno), che illuminano con aneddoti, aggiungono un pizzico di “crimine”, sorprendono con esperimenti tra la scienza e il sogno. Lascio quindi a Stefano Marchetti la scena. Stacchetto musicale…

Today I feel as if I were in the TV series “Alfred Hitchcock presents”! Starting from tonight I will present you some stories full of mystery, art, science and fantasy written by Stefano Marchetti. These short stories – published exclusively here in this version – are linked by a narrative trend, which helps understand his most “complex” and incomprehensible works (some of which on display this year at the Marzee Gallery). They unveil anecdotes, add a little “suspense” and surprise with experiments suspended between science and dream. I’ll step aside now, leaving space to Stefano Marchetti. Let the music begin to play…

Lingua, Stefano Marchetti

Lingua, Stefano Marchetti

Nella mia produzione artistica, la lingua d’oro è un pezzo atipico. Inizialmente ho pensato a questo lavoro come a qualcosa fatto solo per me stesso, da non mostrare in pubblico. Ero uso lasciarlo sopra al tavolo da lavoro, una sorta di metafora sul potere della parola e su come la lingua possa essere allo stesso tempo un’arma di ingannevole seduzione o di nobile persuasione. Alla fine mi è impossibile ignorare che a Padova, la mia città, è esposta la lingua di Sant’Antonio. Questa reliquia è una presenza troppo familiare per noi Padovani, per non supporre che abbia avuto qualche influenza, anche se inconsapevole, sulla realizzazione del pezzo. Per una serie di fortunate coincidenze questo lavoro è ora conservato in un museo, non lo avrei mai immaginato in quel contesto. Destino delle lingue.

Tongue

Within my artistic production, the golden tongue is an uncharacteristic piece. Initially I only thought of it as something for myself, not to be shown to the public. I used to keep it on top of my working table, a kind of metaphor about the power of speech, and of how a tongue can be a weapon both of deceptive seduction and of noble persuasion.
In the end it got impossible for me to ignore that Padua, my city, hosts Saint Anthony’s tongue. It represents a presence too familiar to Padua citizens for not supposing it had an influence (albeit unaware) when I made it. It’s funny to think my piece is now preserved in a museum, I would never have imagined it in that context. Destiny of tongues.

Omaggio a Giovanni Dondi dell'Orologio, Stefano Marchetti

Omaggio a Giovanni Dondi dell’Orologio, Stefano Marchetti

Questo lavoro è stato ideato per una mostra dedicata alla Padova medievale.

Ho scelto di indagare il pensiero di Giovanni Dondi dell’Orologio, noto soprattutto per aver ideato un astrario, elegante congegno che riproduceva i moti dei pianeti del sistema solare e misurava anche le ore. Nella sua invenzione è possibile intravvedere chiaramente lo spirito che ha traghettato l’occidente medievale verso la modernità. Infatti l’affascinante anche se superato modello Tolemaico che sta alla base della progettazione dell’astrario, diventa nel lavoro di Giovanni Dondi un mezzo per la sperimentazione di nuove idee, come ad esempio l’approssimazione ai secondi nella misurazione del Tempo. Da un modello “inesatto” viene originato un nuovo modo di rapportarsi con le misurazioni, in uso ancora oggi. Da orafo ho ritenuto che l’astrario potesse essere un contenitore perfetto per la mia indagine-racconto, un legante tra l’estetica orafa della Padova del ‘300 e quella contemporanea. Per la messa in opera ho impiegato le stesse leghe metalliche utilizzate nelle monete padovane del tempo: dalla “mistura” dai primi conii Carraresi del 1328, alle leghe più ricche di argento del 1390. Le varie leghe ottenute mi hanno permesso di rendere un effetto tonale, e di “scaldare” visivamente il metallo. Mi è piaciuto pensare a Giovanni intento ad ideare qualcosa di grande, ma con pensieri rivolti anche alla semplicità del quotidiano: i pensieri di un uomo che la leggenda vuole anche aver portato a Padova una razza di galline dal caratteristico ciuffo, più tardi conosciuta come gallina padovana. Ho immaginato una possibile bozza d’astrario primitiva e surreale, alla Magritte, piuttosto che il risultato compiuto di un preciso progetto. Mi sono figurato Giovanni a letto, febbricitante, mentre immaginava qualcosa a metà tra uno schema tecnico e l’evocazione di un sogno: il sogno di una gallina.

Homage to Giovanni Dondi dell’Orologio

This work has been conceived for an exhibition dedicated to Medieval Padua.

I chose to investigate the thinking of Giovanni Dondi dell’Orologio, reknown for having built an astrarium, elegant contraption that reproduced the movements of the planets of the solar system and measured time as well. In his invention one can clearly see the spirit that carried our Medieval culture towards modern times. In fact the basis for the astrarium, the fascinating, yet obsolete, Ptolemaic model of the solar system, becomes Dondi’s vector in experimenting with new ideas, like the approximation to the seconds in measuring Time. From an “incorrect” model, a more “correct” way of measuring finds its origin, a way that is still in use today. As a goldsmith I figured that the astrarium would be the perfect container for my research-story, a link between the aesthetics of the Paduan goldsmithing of the 14th century and the contemporary one.  In the building of my work, I used the same alloys used for the Paduan coins of that time: from the early “mistura” (mix) of the Da Carrara coinage (1328), to the alloys richer in silver of 1390. The different alloys so obtained, allowed me to convey the effect of colour shades, and visually “heat up” the metal. I like to think Giovanni Dondi bent over the making of something great, but with humble thoughts too… the thoughts of a man that, as legend has it, brought to Padua the famous chicken with a tuft, later called “Paduan chicken”. I imagined the early phase of a primitive sketch for an astrarium, quite surreal, à la Magritte, rather then the final result of a precise project. I pictured Giovanni sick in bed, and with the raising of his temperature, he imagines something between a technical blue print and the conjuring up of a dream: the dream of a chicken.

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Un dettaglio di "Sotto il Cavolo", Barbara Paganin

Un dettaglio di “Sotto il Cavolo”, Barbara Paganin

Come promesso eccomi a presentarvi le altre quattro spille che fanno parte di Memoria Aperta Catarsi in mostra alla galleria olandese Marzee in questi giorni. Qui sotto stralci dei testi scritti da Barbara Paganin per illustrare questo lavoro.

"Sotto il Cavolo" per intero, Barbara Paganin

“Sotto il Cavolo” per intero, Barbara Paganin

Perché si dice che i bambini nascono sotto i cavoli? Simbolo di vita e di fecondità veniva seminato in marzo e raccolto dopo nove mesi in novembre, come accade con la gestazione dei bambini.

“Sotto il Cavolo“ è formata da otto culle che potrebbero essere anche delle piccole bare.

Questa composizione può riportare alla memoria i fregi con putti, ghirlande e frutta che incorniciano le stanze in molte Ville venete, luoghi che indubbiamente contagiano la mia immaginazione.

"Rosario", Memoria Aperta Catarsi, Barbara Paganin

“Rosario”, Memoria Aperta Catarsi, Barbara Paganin

“Rosario” è un lavoro più complesso dove la decisione di usare il corpo di Cristo in avorio che fu di un antico crocifisso, e porlo orizzontalmente all’interno di una cesta d’argento, ha richiesto notevole coraggio.

il particolare centrale di "Nontiscordardime", Barbara Paganin

Il particolare centrale di “Nontiscordardime”, Barbara Paganin

“Nontiscordardime”, non ti dimenticare di me! Il ritratto, miniatura su avorio di un bambino, è l’elemento principale di questo lavoro e tutto il resto rappresenta il mondo dell’infanzia: le tazzine, i cucchiaini, le scarpette, i piccoli piatti d’argento. I piccoli bicchieri in vetro opalino giallo e avorio soffiato a lume, sono i vasi alchemici, contenitori dell’anima.

"In Sartoria", Memoria Aperta Catarsi, Barbara Paganin

“In Sartoria”, Memoria Aperta Catarsi, Barbara Paganin

La sartoria era un luogo dove mi piaceva stare, dove mi sentivo a mio agio. C’erano tanti oggetti interessanti : uno specchio con la cornice a forma di drago mi affascinava particolarmente, poi i bottoni, le stoffe decorate, un balcone fiorito dal quale osservavo le rondini volare e nell’insieme un sapore di antico resta nei miei ricordi.

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Dettaglio della collana "Contenitori" di Barbara Paganin

Dettaglio della collana “Contenitori” di Barbara Paganin

Sono otto collane alle quali è affidato il compito di continuare a raccontare con giustezza, incisività e implacabile lucidità la Memoria Aperta di Barbara Paganin. Lo fanno in una mostra attualmente e fino al 15 agosto alla Galleria Marzee a Nimega nei Paesi Bassi. Questa volta si aggiunge al titolo Memoria Aperta il sottotitolo Catarsi a sottolineare che il processo di liberazione-narrazione continua. Solo per chi si fosse perso le puntate precedenti ricordo che nel 2014 la mostra Memoria Aperta (25 spille 25 racconti) era stata presentata a Palazzo Fortuny a Venezia (lo so bene perché ne sono stata la curatrice) e le spille sono attualmente in esposizione al CODA Museum di Apeldoorn fino al 16 agosto.

Mi fa piacere qui mostrarvele tutte (nella loro interezza o in un dettaglio) e riportare per ognuna degli stralci di testo scritto da Barbara Paganin.

Per il momento eccovene quattro e domani le altre…

Una parte di "Contenitori" by Barbara Paganin

Una parte di “Contenitori” by Barbara Paganin

“Contenitori“ raccoglie oggetti che fanno parte di un mio vissuto, momenti reali e momenti onirici. Gli oggetti provengono in parte da una collezione che ho ereditato da mio padre e in parte da una mia raccolta fatta in svariati anni di ricerca nei mercatini e nei negozi d’antiquariato a Venezia ma anche in paesi come l’Austria, l’Inghilterra, la Spagna.

"Cornice" in Memoria Aperta Catarsi by Barbara Paganin

“Cornice” in Memoria Aperta Catarsi by Barbara Paganin

In “Cornice“ i pezzi raccolti sono piccoli e provengono dalle case di bambola. Piccoli oggetti del mondo dell’infanzia. 

Quando si indossa questa collana è come essere dentro una cornice e ci si trova al centro di questo racconto.

"il Doppio", Memoria Aperta Catarsi by Barbara Paganin

“Il Doppio”, Memoria Aperta Catarsi by Barbara Paganin

In molti lavori tratto il tema della simmetria, della specularità, del doppio. Sono venuta al mondo perché prima di me, i miei genitori hanno avuto una bambina che morì due giorni prima di nascere. Io sono io, ma anche lei. Porto il mio nome, ma anche il suo : Barbara.

"Cortile", Catarsi Memoria Aperta

“Cortile”, Memoria Aperta Catarsi

Il cortile è un luogo dove è piacevole stare soli, seduti a leggere o in compagnia per chiacchierare. Ho in mente quello della mia scuola dove da ragazza mi fermavo per dipingere con gli acquerelli.

Gli elementi in osso traforato sono stati un tempo le parti decorate della chiusura nelle borsette da donna. Facevano parte quindi di questi contenitori di un mondo tutto femminile. I misteriosi, segreti, personali, privati, magici mondi contenuti nelle borsette delle donne. (Si riferisce a questa e alla precedente collana, n.d.r.).

A domani con altre quattro collane…

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La mostra Giampaolo Babetto by Galleria Antonella Villanova a Palazzo Ricasoli, Firenze

La mostra Giampaolo Babetto by Galleria Antonella Villanova a Palazzo Ricasoli, Firenze

Giampaolo Babetto, anello 1995, oro bianco, vetro

Giampaolo Babetto, anello 1995, oro bianco, vetro

Ora manca solo il catalogo a completare la mostra personale su Giampaolo Babetto in corso a Firenze a Palazzo Ricasoli nello spazio espositivo della Galleria Antonella Villanova. Ed ecco che arriva dunque questo catalogo a cura di Marco Bazzini storico e critico d’arte che lo presenterà a fine mostra il 23 maggio.

La mostra Giampaolo Babetto

La mostra Giampaolo Babetto

Nella mostra c’è un Babetto a tutto tondo con i gioielli certo, ma anche gli oggetti e i disegni in una panoramica che va dagli anni Settanta ad oggi. Un piacere anche l’allestimento che ha un segno grafico pulito, netto e scenografico. Da apprezzare in queste foto.

Giampaolo Babetto, collana 1973, oro bianco, niello

Giampaolo Babetto, collana 1973, oro bianco, niello

Babetto a Palazzo Ricasoli

Una piccola nota di approfondimento: a proposito dei disegni di Giampaolo Babetto vi segnalo che potete ritrovare in questo blog i post che avevo dedicato alla mostra alla Galerie Fred Jahn di Monaco e a quella spettacolare al Museo Diocesano di Padova.

Giampaolo Babetto, bracciale 2012, oro, pigmenti

Giampaolo Babetto, bracciale 2012, oro, pigmenti

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