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Archive for the ‘Musei’ Category

Giampaolo Babetto Spilla 2014, oro bianco, diamanti, zaffiri.   Foto Giustino Chemello

Giampaolo Babetto –  Spilla 2014, oro bianco, diamanti, zaffiri. Foto Giustino Chemello

L’amore per il gioiello viene manifestato chiaro e tondo nella mostra Glamour al museo Villa Stuck (una costruzione Liberty da visitare a prescindere). E chi lo manifesta o lo suscita questo grande amore? Dieci artisti top internazionali: Giampaolo Babetto, Robert Baines, Peter Chang, Gabi Dziuba, Karl Fritsch, Daniel Kruger, Gerd Rothmann, Philip Sajet, Robert Smit e Lisa Walker.

Wow, direte voi. Beh sì, peccato però che non possa condividere le immagini di queste opere perché in questa mostra non si può fotografare. Almeno però potete ammirare (in apertura del post) una delle opere esposte di cui Giampaolo Babetto mi ha cortesemente fornito la fotografia.

Nelle diverse sale del villa, nel vestibolo, nella biblioteca, nella sala degli arazzi, il boudoir e così via sono state allestite qua e là delle vetrine formate da cassette di plastica azzurra sovrapposte e illuminate all’interno.

Tutti pezzi assai notevoli come il bracciale di falangi delicate in argento e oro di Gerd Rothmann, o la spilla Teddy rosa “in via di estinzione” di Robert Baines, o le creature colorate sulle quali Peter Chang sembra posare uno sguardo da entomologo. E questi sono solo alcuni esempi.

È un fatto quindi che tutto questo rappresenti un Glamour non superficiale, ma al contrario molto profondo, una manifestazione d’amore piuttosto, come sottolinea Philip Sajet. Di quest’ultimo mi resta nel cuore la collana Campagna 4 (2014) di giada, rubini e cristallo di rocca… E ora qui sotto anche la foto che Philip mi ha gentilmente inviato!!!

La Campagna n.4 di di Philip Sajet

La Campagna 4 di Philip Sajet

 

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René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

… vado a vedere Lalique. Nonostante fossi stata già qualche volta a Lisbona non ero mai riuscita ad andare al Museo della Fondazione Calouste Gulbenkian che ha una intera sala dedicata alle meraviglie di Lalique. Questa volta eccomi. Per chi volesse andare vi segnalo che è l’ultima sala del percorso e che la domenica l’ingresso (come in molti musei a Lisbona) è gratuito.

Lalique al Gulbenkian

Lalique al Gulbenkian

Lascio ai vostri occhi il piacere di guardare le immagini. Poi mi dite quale scegliete.

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

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Che cosa c'è dietro le quinte?

Che cosa c’è dietro le quinte?

È un po’ come entrare in un teatro e rendersi conto che gli attori se ne stanno buoni buoni dietro le quinte anziché recitare sul palcoscenico. Così il primo impatto della mostra  Staring: in Hindsight (qualcosa come Fissare con il senno di poi) degli studenti ed ex del Metal Program della State University of New York a New Paltz, uno degli appuntamenti alla Neue Sammlung di questi giorni. In pratica il passo lo fa lo spettatore sorpreso e divertito che va a cercarsi dietro le tavole in legno, inclinate in diagonale a spina di pesce, i lavori di una  trentina di creatori, studenti di Jamie Bennett che è insieme  Myra  Mimlitsch-Gray e Kerianne Quick, curatore della mostra.

Basta andare dietro le quinte per trovare la mostra Staring in Hindsight

Basta andare dietro le quinte per trovare la mostra Staring in Hindsight

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Die Neue Sammlung. la sera dell'inaugurazione della Danner Rotunda

Die Neue Sammlung la sera dell’inaugurazione della “nuova” Danner Rotunda

La folla delle grandi occasioni, i discorsi, i ringraziamenti e gli applausi (della durata di 50 minuti tutto compreso), per l’inaugurazione del nuovo allestimento della Danner Rotunda, la collezione permanente di gioiello contemporaneo della Neue Sammlung. Così vengono celebrati i dieci anni di contemporary jewelery al museo e l’ideazione della nuova disposizione delle opere è stata affidata – grande ritorno – a Otto Künzli che era stato artefice della prima, nel 2004 affiancando Hermann Jünger, insigne professore del corso di gioiello alla Accademia di Belle Arti di Monaco tra il 1972 e il 1990 (scranno attualmente occupato da Künzli). Come intermezzo c’era stato invece l’allestimento ideato da Karl Fritsch (diciamo di nuova generazione) nel 2010.

Danner Rotunda

Danner Rotunda

296 pezzi,di 139 artisti provenienti da 26 Paesi in 35 teche. Due in più dell’allestimento precedente come racconta Künzli. Tenete presente comunque che a un visitatore disattento e non esperto potrebbe sfuggire a un primo sguardo la differenza tra il precedente allestimento e questo: nell’aspetto esteriore le teche sono le stesse. Ciò che va visto con calma e prendendo tutto il tempo possibile è come sono giustapposte le opere che sono all’interno. Come Kunzli ha voluto suggerire che dialogassero tra loro. E per captare questo sottile bisbiglio bisogna osservare, andare avanti e poi tornare indietro. Studiare un po’ insomma. Il curatore nel suo discorso ha messo in rilievo alcune di queste giustapposizioni come il collier, esempio altissimo di art nouveau, in gemme preziose creato da Henry van de Velde accostato a quello di Anni Albers, artista della Bauhaus, realizzato nel 1941 con graffette, catenelle del tappo della doccia, filtro di drenaggio.

Sopra, Henry van de Velde e sotto Anni Albers

Sopra, Henry van de Velde e sotto Anni Albers

Ogni opera è identificata da un salvifico numeretto ben nascosto, per non disturbare, ma sufficientemente visibile per non indurre in equivoci. Una lenzuolata di didascalie in free service su un foglione grande come un quotidiano attende il visitatore all’ingresso. Rispetto al sistema precedente, ove l’opera era identificata tramite uno schizzo, trovo questa soluzione attuale di più immediata comprensione.

Ed ecco tutte le didascalie… fronte retro!

Ed ecco tutte le didascalie… fronte retro!

Vi lascio a godervi un po’ di immagini che ho scattato (in un momento di calma, appunto) e soprattutto l’invito ad andare a scoprire di persona mondi che si incontrano, somiglianze inattese, sorprese.

Forse questo è l'unico gioiello realizzato dall'artista cinese Ai Wei Wei

Forse questo è l’unico gioiello realizzato dall’artista cinese Ai Wei Wei

Schermata 03-2456734 alle 12.39.19

Schermata 03-2456734 alle 12.39.55

Schermata 03-2456734 alle 12.40.41

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Palazzo Fortuny, l'atmosfera delle sale del piano nobile dove è allestita la mostra

Palazzo Fortuny, l’atmosfera delle sale del piano nobile dove è allestita la mostra

Atmosfere di un salotto d’altri tempi, pieno di ricordi, colori, riflessi, oscurità a Palazzo Fortuny, Venezia, dove si svolge fino al 14 luglio la mostra Barbara Paganin – Memoria Aperta curata da me. Ecco qualche immagine dell’allestimento il giorno dell’inaugurazione .

Barbara Paganin - Memoria Aperta

Barbara Paganin – Memoria Aperta

La mostra è allestita nella doppia vetrina dei "ricordi" appartenuta a Mariano Fortuny

La mostra è allestita nella doppia vetrina dei “ricordi” appartenuta a Mariano Fortuny

Nell'armadio-vetrina di Mariano Fortuny la mostra di Barbara Paganin

Nell’armadio-vetrina di Mariano Fortuny la mostra di Barbara Paganin

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Barbara Paganin - Memoria Aperta n.3 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – Memoria Aperta n.3
Foto Alice Pavesi Fiori

Si inaugura domani  a Palazzo Fortuny a Venezia la mostra Barbara Paganin – Memoria Aperta (e sono particolarmente contenta e fiera di annunciarvelo perché ne sono la curatrice!). State tranquilli, avete tutto il tempo di andarla a vedere perché dura fino al 14 luglio. Il sottotitolo della mostra spiega meglio a tutti che si tratta di “25 gioielli” ovvero “25 spille” che rappresentano ognuna un racconto, una storia di ricordi e di memoria (personale, certo, ma anche “curiosa” e partecipe di quella altrui) per riflettere, immaginare, proiettarsi, costruire, immedesimarsi. Vi do qui solo un minimo assaggio delle opere che sono assolutamente inedite e che rappresentano oltre due anni di lavoro. Tutte da vedere dal vivo. Le fotografie sono di Alice Pavesi Fiori.

Ho il piacere anche di inserire qui sotto il testo che io ho scritto come breve illustrazione della mostra allo scopo di essere usato come comunicato stampa (ed è quindi quello che vi ritrovate sui siti che riprendono la notizia).

Barbara Paganin - memoria Aperta n. 8 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – memoria Aperta n. 8
Foto Alice Pavesi Fiori

«Gioielli-racconti che prendono spunto dalle emozioni del proprio passato ma che subito si aprono al mondo esplorando nei ricordi degli altri. Elementi tangibili di una memoria presa in prestito: miniature di ritratti ottocenteschi, animali portafortuna di porcellana, topolini, ippopotami, conigli, elefantini di avorio, una piccola bussola, una regina degli scacchi…

È la prima volta che l’artista sceglie di inserire in maniera così sistematica elementi “estranei” e objets trouvés nelle proprie opere. Il lavoro parte dalla ricerca tra le botteghe antiquarie di Venezia a caccia di quei piccoli oggetti, da poter immaginare un tempo conservati gelosamente in un piccolo scrigno di bambina.

La memoria degli altri si fonde con quella personale dell’artista. Alcuni elementi ricorrenti sembrano volerci indicare proprio questo filo conduttore: minuscole scarpe di bambola – smarrite un giorno per strada chissà dove – percorrono a piccoli passi le opere; compaiono all’improvviso, isolate, quasi irriconoscibili, per poi scappare via e ritrovarsi a grappolo su un’altra spilla. E quei “baobab” di vetro multicolore che sovrastano i volti delle giovani dame non sono forse “alberi cavolfiore” tanto cari all’immaginario di Barbara Paganin?

Barbara Paganin - Memoria Aperta n.11 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – Memoria Aperta n.11
Foto Alice Pavesi Fiori

Ogni spilla racconta una storia, che ciascuno può immaginare diversa, adattandola alla propria memoria, al proprio ricordo. Non c’è una sola chiave per interpretarla ma tante chiavi quanti sono i “lettori” di questo album di ricordi composto capitolo dopo capitolo. Le 25 opere infatti sono pensate come un corpus unico, sul quale Barbara Paganin ha lavorato continuativamente negli ultimi due anni, e concepite per essere esposte tutte insieme per la prima volta a Palazzo Fortuny. È la peculiarità del luogo, del Museo stesso, ove coabitano in armonia e scambio le collezioni del passato con l’arte contemporanea, ad aver stimolato l’artista per questo lavoro di dialogo con la memoria e i suoi piccoli oggetti sui quali a volte può poggiare tutta una esistenza da adulti».

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Opere di Rudolf

Opere di Rudolf Blaschka

Avevo fotografato qualche anno fa nel museo di Scienze Naturali di Berlino queste magnifiche opere di Rudolf Blaschka che con suo padre Leopold crearono, a partire dalla metà dell’Ottocento, la più incredibile collezione di modellini di invertebrati di vetro (famose soprattutto le meduse) ancora più “perfetti” che nella realtà . Questa mia foto non rende giustizia al lavoro splendido, ma andate sul web a vedere altre immagini in proposito. È solo un mio ricordo personale, ma che mi è venuto in mente quando ho visto che a Monaco la nostra cara Galerie Handwerk, cuore di tutto ciò che accade di importante nel gioiello contemporaneo e anche nel vetro e nella ceramica in Baviera, presenta una mostra ispirata ai cabinets di storia naturale: Naturalienkabinette – Vorbilder aus der Natur (fino al 7 luglio) con l’intento anche storico di mostrare lo stretto rapporto tra arte e natura fin dalla nascita nel Cinquecento delle “camere delle meraviglie” che riunivano oggetti rari e strani spesso provenienti dal mondo naturale.

Mirjam Hiller al museo di Paleontologia di Monaco di Baviera

Mirjam Hiller al museo di Paleontologia di Monaco di Baviera

Ma ciò che aggiunge valore a questa mostra è il fatto che sia ospitata al Museo di Paleontologia di Monaco con la volontà di mescolare il reperto antico con il contemporaneo. Continua quindi l’esperimento “il contemporaneo ospite tra le collezioni antiche” già sperimentato a marzo con la mostra al museo di arte antica sull’oro degli dei, ove si inseriva il gioiello contemporaneo accanto (in realtà nella sala attigua) a quello antico delle collezioni permanenti. Qui di seguito i partecipanti:

Peter Bauhuis, Alexander Blank, Julie Blyfield, Iris Bodemer, Steve Royston Brown, Tracey Bush, Attai Chen,  Eun Mi Chun, Steffen Dam, Laura Deakin,  Gemma Draper, Hanneke Fokkelman, Mielle Harvey, Mirjam Hiller, Catrin Howell, Akihiro Ikeyama, Jenny Klemming, Sari Liimatta, Gerhard Lutz, James Maskrey, Märta Mattsson, Katharina Moch, Katharine Morling, Fréderique Morrell, Deborah Rudolph, Johanna Schweizer, Mirei Takeuchi, Terhi Tolvanen,  Manon van Kouswijk, Tanel Veenre, Andrea Wagner.

Sempre parlando tedesco, ma spostandoci in Svizzera a Basilea vi ricordo che dall’11 al 16 giugno c’è la fiera Design Miami/Basel a Basel appunto alla quale partecipa portando un bel po’ di nomi di gioiello contemporaneo la galleria fiorentina Antonella Villanova con: Rike Bartels, Peter Bauhuis, Jamie Bennett, Manfred Bischoff, Daniela Boieri, Helen Britton, Delfina Delettrez, Lucia Massei, Marzia Rossi, Jacqueline Ryan, Flora Vagi.

Lucia Massei

Lucia Massei, “Rosso consapevole”

Altra galleria attentissima nello scegliere i propri artisti è quella di Caroline van Hoek che porta a Basilea opere di: Giampaolo Babetto, Gijs Bakker, Ralph Bakker, Peter Bauhuis, Beatrice Brovia, Nicolas Cheng, Willemijn de Greef, David Huycke, Beate Klockmann, Daniel Kruger, Barbara Paganin, Renzo Pasquale, Robert Smit, StudyOPortable, Lisa Walker.

Danied Kruger e Lisa Walker

Daniel Kruger e Lisa Walker

Colgo l’occasione per segnalarvi anche nella sede della galleria di Caroline van Hoek  a Bruxelles è in corso fino al 29 giugno la mostra con opere di Lisa Walker e Daniel Kruger, artisti estremamente diversi e interessanti da vedere insieme in questa occasione.

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