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Archive for the ‘Musei’ Category

Giampaolo Babetto Spilla 2014, oro bianco, diamanti, zaffiri.   Foto Giustino Chemello

Giampaolo Babetto –  Spilla 2014, oro bianco, diamanti, zaffiri. Foto Giustino Chemello

L’amore per il gioiello viene manifestato chiaro e tondo nella mostra Glamour al museo Villa Stuck (una costruzione Liberty da visitare a prescindere). E chi lo manifesta o lo suscita questo grande amore? Dieci artisti top internazionali: Giampaolo Babetto, Robert Baines, Peter Chang, Gabi Dziuba, Karl Fritsch, Daniel Kruger, Gerd Rothmann, Philip Sajet, Robert Smit e Lisa Walker.

Wow, direte voi. Beh sì, peccato però che non possa condividere le immagini di queste opere perché in questa mostra non si può fotografare. Almeno però potete ammirare (in apertura del post) una delle opere esposte di cui Giampaolo Babetto mi ha cortesemente fornito la fotografia.

Nelle diverse sale del villa, nel vestibolo, nella biblioteca, nella sala degli arazzi, il boudoir e così via sono state allestite qua e là delle vetrine formate da cassette di plastica azzurra sovrapposte e illuminate all’interno.

Tutti pezzi assai notevoli come il bracciale di falangi delicate in argento e oro di Gerd Rothmann, o la spilla Teddy rosa “in via di estinzione” di Robert Baines, o le creature colorate sulle quali Peter Chang sembra posare uno sguardo da entomologo. E questi sono solo alcuni esempi.

È un fatto quindi che tutto questo rappresenti un Glamour non superficiale, ma al contrario molto profondo, una manifestazione d’amore piuttosto, come sottolinea Philip Sajet. Di quest’ultimo mi resta nel cuore la collana Campagna 4 (2014) di giada, rubini e cristallo di rocca… E ora qui sotto anche la foto che Philip mi ha gentilmente inviato!!!

La Campagna n.4 di di Philip Sajet

La Campagna 4 di Philip Sajet

 

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René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

… vado a vedere Lalique. Nonostante fossi stata già qualche volta a Lisbona non ero mai riuscita ad andare al Museo della Fondazione Calouste Gulbenkian che ha una intera sala dedicata alle meraviglie di Lalique. Questa volta eccomi. Per chi volesse andare vi segnalo che è l’ultima sala del percorso e che la domenica l’ingresso (come in molti musei a Lisbona) è gratuito.

Lalique al Gulbenkian

Lalique al Gulbenkian

Lascio ai vostri occhi il piacere di guardare le immagini. Poi mi dite quale scegliete.

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

René Lalique al Gulbenkian di Lisbona

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Che cosa c'è dietro le quinte?

Che cosa c’è dietro le quinte?

È un po’ come entrare in un teatro e rendersi conto che gli attori se ne stanno buoni buoni dietro le quinte anziché recitare sul palcoscenico. Così il primo impatto della mostra  Staring: in Hindsight (qualcosa come Fissare con il senno di poi) degli studenti ed ex del Metal Program della State University of New York a New Paltz, uno degli appuntamenti alla Neue Sammlung di questi giorni. In pratica il passo lo fa lo spettatore sorpreso e divertito che va a cercarsi dietro le tavole in legno, inclinate in diagonale a spina di pesce, i lavori di una  trentina di creatori, studenti di Jamie Bennett che è insieme  Myra  Mimlitsch-Gray e Kerianne Quick, curatore della mostra.

Basta andare dietro le quinte per trovare la mostra Staring in Hindsight

Basta andare dietro le quinte per trovare la mostra Staring in Hindsight

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Die Neue Sammlung. la sera dell'inaugurazione della Danner Rotunda

Die Neue Sammlung la sera dell’inaugurazione della “nuova” Danner Rotunda

La folla delle grandi occasioni, i discorsi, i ringraziamenti e gli applausi (della durata di 50 minuti tutto compreso), per l’inaugurazione del nuovo allestimento della Danner Rotunda, la collezione permanente di gioiello contemporaneo della Neue Sammlung. Così vengono celebrati i dieci anni di contemporary jewelery al museo e l’ideazione della nuova disposizione delle opere è stata affidata – grande ritorno – a Otto Künzli che era stato artefice della prima, nel 2004 affiancando Hermann Jünger, insigne professore del corso di gioiello alla Accademia di Belle Arti di Monaco tra il 1972 e il 1990 (scranno attualmente occupato da Künzli). Come intermezzo c’era stato invece l’allestimento ideato da Karl Fritsch (diciamo di nuova generazione) nel 2010.

Danner Rotunda

Danner Rotunda

296 pezzi,di 139 artisti provenienti da 26 Paesi in 35 teche. Due in più dell’allestimento precedente come racconta Künzli. Tenete presente comunque che a un visitatore disattento e non esperto potrebbe sfuggire a un primo sguardo la differenza tra il precedente allestimento e questo: nell’aspetto esteriore le teche sono le stesse. Ciò che va visto con calma e prendendo tutto il tempo possibile è come sono giustapposte le opere che sono all’interno. Come Kunzli ha voluto suggerire che dialogassero tra loro. E per captare questo sottile bisbiglio bisogna osservare, andare avanti e poi tornare indietro. Studiare un po’ insomma. Il curatore nel suo discorso ha messo in rilievo alcune di queste giustapposizioni come il collier, esempio altissimo di art nouveau, in gemme preziose creato da Henry van de Velde accostato a quello di Anni Albers, artista della Bauhaus, realizzato nel 1941 con graffette, catenelle del tappo della doccia, filtro di drenaggio.

Sopra, Henry van de Velde e sotto Anni Albers

Sopra, Henry van de Velde e sotto Anni Albers

Ogni opera è identificata da un salvifico numeretto ben nascosto, per non disturbare, ma sufficientemente visibile per non indurre in equivoci. Una lenzuolata di didascalie in free service su un foglione grande come un quotidiano attende il visitatore all’ingresso. Rispetto al sistema precedente, ove l’opera era identificata tramite uno schizzo, trovo questa soluzione attuale di più immediata comprensione.

Ed ecco tutte le didascalie… fronte retro!

Ed ecco tutte le didascalie… fronte retro!

Vi lascio a godervi un po’ di immagini che ho scattato (in un momento di calma, appunto) e soprattutto l’invito ad andare a scoprire di persona mondi che si incontrano, somiglianze inattese, sorprese.

Forse questo è l'unico gioiello realizzato dall'artista cinese Ai Wei Wei

Forse questo è l’unico gioiello realizzato dall’artista cinese Ai Wei Wei

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Schermata 03-2456734 alle 12.39.55

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Palazzo Fortuny, l'atmosfera delle sale del piano nobile dove è allestita la mostra

Palazzo Fortuny, l’atmosfera delle sale del piano nobile dove è allestita la mostra

Atmosfere di un salotto d’altri tempi, pieno di ricordi, colori, riflessi, oscurità a Palazzo Fortuny, Venezia, dove si svolge fino al 14 luglio la mostra Barbara Paganin – Memoria Aperta curata da me. Ecco qualche immagine dell’allestimento il giorno dell’inaugurazione .

Barbara Paganin - Memoria Aperta

Barbara Paganin – Memoria Aperta

La mostra è allestita nella doppia vetrina dei "ricordi" appartenuta a Mariano Fortuny

La mostra è allestita nella doppia vetrina dei “ricordi” appartenuta a Mariano Fortuny

Nell'armadio-vetrina di Mariano Fortuny la mostra di Barbara Paganin

Nell’armadio-vetrina di Mariano Fortuny la mostra di Barbara Paganin

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Barbara Paganin - Memoria Aperta n.3 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – Memoria Aperta n.3
Foto Alice Pavesi Fiori

Si inaugura domani  a Palazzo Fortuny a Venezia la mostra Barbara Paganin – Memoria Aperta (e sono particolarmente contenta e fiera di annunciarvelo perché ne sono la curatrice!). State tranquilli, avete tutto il tempo di andarla a vedere perché dura fino al 14 luglio. Il sottotitolo della mostra spiega meglio a tutti che si tratta di “25 gioielli” ovvero “25 spille” che rappresentano ognuna un racconto, una storia di ricordi e di memoria (personale, certo, ma anche “curiosa” e partecipe di quella altrui) per riflettere, immaginare, proiettarsi, costruire, immedesimarsi. Vi do qui solo un minimo assaggio delle opere che sono assolutamente inedite e che rappresentano oltre due anni di lavoro. Tutte da vedere dal vivo. Le fotografie sono di Alice Pavesi Fiori.

Ho il piacere anche di inserire qui sotto il testo che io ho scritto come breve illustrazione della mostra allo scopo di essere usato come comunicato stampa (ed è quindi quello che vi ritrovate sui siti che riprendono la notizia).

Barbara Paganin - memoria Aperta n. 8 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – memoria Aperta n. 8
Foto Alice Pavesi Fiori

«Gioielli-racconti che prendono spunto dalle emozioni del proprio passato ma che subito si aprono al mondo esplorando nei ricordi degli altri. Elementi tangibili di una memoria presa in prestito: miniature di ritratti ottocenteschi, animali portafortuna di porcellana, topolini, ippopotami, conigli, elefantini di avorio, una piccola bussola, una regina degli scacchi…

È la prima volta che l’artista sceglie di inserire in maniera così sistematica elementi “estranei” e objets trouvés nelle proprie opere. Il lavoro parte dalla ricerca tra le botteghe antiquarie di Venezia a caccia di quei piccoli oggetti, da poter immaginare un tempo conservati gelosamente in un piccolo scrigno di bambina.

La memoria degli altri si fonde con quella personale dell’artista. Alcuni elementi ricorrenti sembrano volerci indicare proprio questo filo conduttore: minuscole scarpe di bambola – smarrite un giorno per strada chissà dove – percorrono a piccoli passi le opere; compaiono all’improvviso, isolate, quasi irriconoscibili, per poi scappare via e ritrovarsi a grappolo su un’altra spilla. E quei “baobab” di vetro multicolore che sovrastano i volti delle giovani dame non sono forse “alberi cavolfiore” tanto cari all’immaginario di Barbara Paganin?

Barbara Paganin - Memoria Aperta n.11 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – Memoria Aperta n.11
Foto Alice Pavesi Fiori

Ogni spilla racconta una storia, che ciascuno può immaginare diversa, adattandola alla propria memoria, al proprio ricordo. Non c’è una sola chiave per interpretarla ma tante chiavi quanti sono i “lettori” di questo album di ricordi composto capitolo dopo capitolo. Le 25 opere infatti sono pensate come un corpus unico, sul quale Barbara Paganin ha lavorato continuativamente negli ultimi due anni, e concepite per essere esposte tutte insieme per la prima volta a Palazzo Fortuny. È la peculiarità del luogo, del Museo stesso, ove coabitano in armonia e scambio le collezioni del passato con l’arte contemporanea, ad aver stimolato l’artista per questo lavoro di dialogo con la memoria e i suoi piccoli oggetti sui quali a volte può poggiare tutta una esistenza da adulti».

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Opere di Rudolf

Opere di Rudolf Blaschka

Avevo fotografato qualche anno fa nel museo di Scienze Naturali di Berlino queste magnifiche opere di Rudolf Blaschka che con suo padre Leopold crearono, a partire dalla metà dell’Ottocento, la più incredibile collezione di modellini di invertebrati di vetro (famose soprattutto le meduse) ancora più “perfetti” che nella realtà . Questa mia foto non rende giustizia al lavoro splendido, ma andate sul web a vedere altre immagini in proposito. È solo un mio ricordo personale, ma che mi è venuto in mente quando ho visto che a Monaco la nostra cara Galerie Handwerk, cuore di tutto ciò che accade di importante nel gioiello contemporaneo e anche nel vetro e nella ceramica in Baviera, presenta una mostra ispirata ai cabinets di storia naturale: Naturalienkabinette – Vorbilder aus der Natur (fino al 7 luglio) con l’intento anche storico di mostrare lo stretto rapporto tra arte e natura fin dalla nascita nel Cinquecento delle “camere delle meraviglie” che riunivano oggetti rari e strani spesso provenienti dal mondo naturale.

Mirjam Hiller al museo di Paleontologia di Monaco di Baviera

Mirjam Hiller al museo di Paleontologia di Monaco di Baviera

Ma ciò che aggiunge valore a questa mostra è il fatto che sia ospitata al Museo di Paleontologia di Monaco con la volontà di mescolare il reperto antico con il contemporaneo. Continua quindi l’esperimento “il contemporaneo ospite tra le collezioni antiche” già sperimentato a marzo con la mostra al museo di arte antica sull’oro degli dei, ove si inseriva il gioiello contemporaneo accanto (in realtà nella sala attigua) a quello antico delle collezioni permanenti. Qui di seguito i partecipanti:

Peter Bauhuis, Alexander Blank, Julie Blyfield, Iris Bodemer, Steve Royston Brown, Tracey Bush, Attai Chen,  Eun Mi Chun, Steffen Dam, Laura Deakin,  Gemma Draper, Hanneke Fokkelman, Mielle Harvey, Mirjam Hiller, Catrin Howell, Akihiro Ikeyama, Jenny Klemming, Sari Liimatta, Gerhard Lutz, James Maskrey, Märta Mattsson, Katharina Moch, Katharine Morling, Fréderique Morrell, Deborah Rudolph, Johanna Schweizer, Mirei Takeuchi, Terhi Tolvanen,  Manon van Kouswijk, Tanel Veenre, Andrea Wagner.

Sempre parlando tedesco, ma spostandoci in Svizzera a Basilea vi ricordo che dall’11 al 16 giugno c’è la fiera Design Miami/Basel a Basel appunto alla quale partecipa portando un bel po’ di nomi di gioiello contemporaneo la galleria fiorentina Antonella Villanova con: Rike Bartels, Peter Bauhuis, Jamie Bennett, Manfred Bischoff, Daniela Boieri, Helen Britton, Delfina Delettrez, Lucia Massei, Marzia Rossi, Jacqueline Ryan, Flora Vagi.

Lucia Massei

Lucia Massei, “Rosso consapevole”

Altra galleria attentissima nello scegliere i propri artisti è quella di Caroline van Hoek che porta a Basilea opere di: Giampaolo Babetto, Gijs Bakker, Ralph Bakker, Peter Bauhuis, Beatrice Brovia, Nicolas Cheng, Willemijn de Greef, David Huycke, Beate Klockmann, Daniel Kruger, Barbara Paganin, Renzo Pasquale, Robert Smit, StudyOPortable, Lisa Walker.

Danied Kruger e Lisa Walker

Daniel Kruger e Lisa Walker

Colgo l’occasione per segnalarvi anche nella sede della galleria di Caroline van Hoek  a Bruxelles è in corso fino al 29 giugno la mostra con opere di Lisa Walker e Daniel Kruger, artisti estremamente diversi e interessanti da vedere insieme in questa occasione.

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Villa Stuck a Monaco

Villa Stuck a Monaco

Devo ammettere che ci ho messo un po’ a capire il filo conduttore della mostra Aftermath of art jewellery alla bella Villa Stuck. In sostanza si tratta di un progetto voluto dall’artista norvegese Sigurd Bronger che coinvolge quattro artisti norvegesi e quattro di Monaco. La mostra ha fatto tappa dapprima a Oslo a gennaio al museo Vigeland e poi ora qui a Monaco.  Principalmente lo scopo era quello di mostrare artisti internazionali sulla piazza di Oslo, cosa cha quanto pare, accade di rado. L’occasione è anche riflettere e dare il via a un dibattito sul futuro del gioiello d’arte.

Eun Mi Chun

Eun Mi Chun

I must admit that it took me a while to understand the idea of, Aftermath of Art Jewelry, at the Villa Stuck.  It is a project that the Norwegian artist Sigurd Bronger realized with four Norwegian artists and four artists from Munich. The exhibition started in Oslo in January at the Vigeland Museum and then moved to Munich. The main purpose was to present international artists to  the city of Oslo, something that seems to happen only rarely and also to provide an opportunity for reflection and dialogue about the future art jewelry.

Il museo-villa è molto imponente (di fine Ottocento) neoclassica ed appartenuta al pittore Franz von Stuck che l’ideata e arredata. Non ho potuto fotografare nulla all’interno del museo quindi l’unica foto possibile è la facciata della villa. Vi segnalo comunque fra gli artisti in mostra una coreana che abita a Monaco, Eun Mi Chun e che lavora con il tessuto intestinale (che sembra pergamena) e capelli creando dei bellissimi animali spille come il gorilla, l’orso, la giraffa e il leone.

Eun Mi Chun

Eun Mi Chun

The 19th century villa/museum is very imposing. It was built in the neo-classic style and belonged to the painter Franz von Stuck who also created and furnished it.  I could not take any pictures inside the museum and so the only photo available is the façade of the villa. Among the artists exhibited here, I want to mention Eun Mi Chun, a Korean artist who lives in Munich who uses intestinal tissue (it looks like parchment) and hair for her work, creating beautiful broaches shaped like animals;  gorillas, bears, giraffes, and lions.

 

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La prima sala

La prima sala

Le cose che vede Helen Britton sono probabilmente le stesse che anche altri vedono. Che anche io vedo, che tutti noi vediamo: chissà. Il punto è che quello che Helen Britton vede solo lei lo racconta così (dote questa assai rara) con limpidezza, maestria, generosità e un gocciolino di malinconia. È per questo che senza alcun dubbio vale la pena, e anzi è un obbligo, andare a vedere la mostra The Things I see che il museo di Arte e Design di Norimberga (Nürnberg) le dedica fino al 28 aprile (da Monaco di Baviera un’oretta di treno e il museo si trova a 5 minuti a piedi dalla stazione).

The things that Helen Britton sees are likely the things that other people see, that we all see.  The difference is, is that Helen Britton has the rare ability to convey what she sees with such clarity and generosity and the tiniest bit of melancholy so that her exhibit, The Things I See, is without a doubt, a must.  The Museum of Art and Design in Nuremberg houses her exhibit until April 28th. (It takes one hour to go to Nuremberg by train and the museum is a five minute walk from the train station.

Progetto Cornucopia

Progetto Cornucopia, sala 1 parte della “grande collana

Due grandi sale le sono dedicate e l’organizzazione dello spazio e l’allestimento nascono dalla volontà dell’artista di mostrare i suoi progetti più recenti e il suo “archivio storico” in maniera ben distinta e facilmente comprensibile.

Two large halls are dedicated to her exhibit and the organization of space rises from the artist’s will to show both her most recent projects and her “historic archive” in a distinct and clear way.

Helen Britton a Norimberga

Helen Britton a Norimberga

La prima sala ci accoglie con una parete spettacolare di un enorme disegno di una enorme collana che ingloba gioielli dal vivo. Sono stati realizzati tutti contemporaneamente quest’anno per questa mostra e utilizzano objets trouvés che l’artista cerca e seleziona, in particolare elementi vintage del dopoguerra, per “icone private” come lei stessa le definisce. Il tema Dekorationswut “Cornucopia” di questa parete era stato affrontato, con pezzi diversi ovviamente, nella sua mostra negli USA alla Sienna Gallery quest’estate.

In the first hall we are greeted by a spectacular wall with a huge drawing of a huge necklace that incorporates real jewelry which has all been created this year, for this event, made with objets trouvés, (found objects), which the artist looks for and selects herself, especially vintage pieces of the postwar period which she calls “private icons”.  The theme, Cornucopia or Horn of Plenty, represented on this wall, has already been explored in Helen’s exhibition last summer in the USA at the Sienna Gallery, obviously showing different pieces.

Sempre sala 1, ma progetto Industrial

Sempre sala 1, ma progetto Industrial

Nella prima sala anche un altro tema recentissimo, Industrial (di cui forse ricorderete la mostra dalla SO Gallery di Londra di cui ho già parlato lo scorso maggio). Qui niente objets trouvés, ma solo metallo e poco colore per raccontare il suo ricordo della sua Australia. Tutt’altro che un luogo di grandi spazi e canguri, ma piuttosto una città, Newcastle, cupa e industriale, dell’acciaio e delle fonderie.

Another theme found here in first hall is, Industrial, (perhaps you remember the exhibition in London at the SO Gallery that  I wrote about last May). There are no objest trouvés, but only metal and a little color which recounts her memories of Australia; not a place of wide-open spaces and kangaroos, but the city of Newcastle, grim and industrial, a city of steel plants and foundries.

La sala 2: l'archivio

La sala 2: l’archivio

Prospettiva dell'Archivio

Prospettiva dell’Archivio

Questa spilla appena finita è l'ultimo pezzo appena aggiunto all'archivio

Questa spilla appena finita è l’ultimo pezzo appena aggiunto all’archivio

Ora si entra nella sala numero 2. La sala diario, si potrebbe anche chiamare. Il “passato conservato” (dal 1991 a oggi) perché qui tutti i pezzi appartengono all’artista e ne sono esposti 91 (se non ricordo male) circa la metà dell’archivio completo. Sono opere provenienti dai suoi vari progetti attraverso gli anni, ma anche diari veri e propri di appunti; piccoli libri a forma di auto che realizzava molto prima di trovare nel gioiello la sua strada; collanine di conchiglie fatte solo per sé e mai mostrate prima. Insomma un vero archivio personalissimo e non fittizio per “fare la mostra” che ho trovato molto sincero e, aggiungerei anche, intimo, senza però essere auto celebrativo.

Now we enter the second hall.  We could call it, Diary Hall, or Treasured Past, because all the pieces here belong to the artist; 91 displayed and if I remember correctly, about half of the entire archive. There are pieces from her various projects created over the years as well as her diaries with notes, small books shaped like cars that she created long before she discovered her path in jewelry making and small shell necklaces she made for herself, never shown before. It is a very real and personal archive, not created just “for the exhibition”, not artificial at all.  I found it sincere and intimate without being self- celebratory.

Momenti del passato

Momenti del passato

Ricordi, mai esposti

Ricordi, conchiglie decorate, mai esposte

Un car book degli anni Novanta - Helen Britton

Un car book degli anni Novanta – Helen Britton

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La mostra del Royal College a Monaco

La mostra del Royal College a Monaco

L’humor inglese è imbattibile. Basti un esempio per tutti: il saggio Getting up on cold mornings di Leigh Hunt che avrà scritto credo nei primi anni del 1800. In questo contesto a dire il vero non c’entra niente, ma c’entrano gli inglesi e la loro proverbilae impeturbabile flemma. E ora vi dico perché.

English humor is incomparable.  One needs only to consider the essay,  Getting Up On Cold Mornings, by Leigh Hunt, written, I suppose, in the early 19th century.  It has really nothing to do with this context, but the English and their unflappable proverbial calm have. And I’ll tell you why.

Ieri mattina arrivando alla conferenza stampa sulla mostra di Kunzli di cui vi ho appena parlato vedo questi alberi “fotografici” che avete qui. Che vuol dire? Boh. Poi in conferenza stampa scopro dal discorso del direttore della Pinakothek del Moderne, Florian Hufnagl come sono andate le cose. Il Royal College of Art di Londra era stato invitato ad esporre in concomitanza con la mostra di Künzli. ma data l’urgenza dei lavori di ristrutturazione del museo il direttore tedesco era stato costretto a informare i professori del Royal College che purtroppo non ci sarebbe stato più spazio per i lavori degli studenti. Quindi niente mostra. Nessuno si è scomposto. Gli studenti – è stato risposto da Londra – si sarebbero occupati di trovare una soluzione creativa e soddisfacente.

Today, when I arrived at the press conference for the Künzli exhibition, I could see “photographic” trees, shown here.  What did they mean?  I had no idea. Later, at the press conference while Florian Hufnagl (the director of the Pinakothek), spoke, I discovered what had happened. The Royal College of Art in London had been invited to exhibit together with Künzli.  As the renovation work of the museum was very urgent the director was compelled to inform the Royal College that there was no space left for students’ work.  Conclusion: no exhibition. Nobody became perturbed.  The reply from London was that the students would find a creative and satisfactory solution.

Gli ippocastani che circondano il museo (e questi per fortuna non soggetti a lavori di ristrutturazione) sono il risultato di questa creatività e ironia. Sono i portatori della mostra in forma fotografica dei progetti degli studenti del RCA. Titolo azzeccato Saplings. 360° vision. ovvero alberelli o giovani arbusti (leggi: giovani). Cosa meglio di questo?

On the horse chestnuts surrounding the museum (they are fortunately not subject to renovation) you can see the result of the students’ creativity. They managed to display photos of their projects on the trees. The title is very appropriate: Saplings. 360° vision.  What’s better than this?

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