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Un dettaglio di "Sotto il Cavolo", Barbara Paganin

Un dettaglio di “Sotto il Cavolo”, Barbara Paganin

Come promesso eccomi a presentarvi le altre quattro spille che fanno parte di Memoria Aperta Catarsi in mostra alla galleria olandese Marzee in questi giorni. Qui sotto stralci dei testi scritti da Barbara Paganin per illustrare questo lavoro.

"Sotto il Cavolo" per intero, Barbara Paganin

“Sotto il Cavolo” per intero, Barbara Paganin

Perché si dice che i bambini nascono sotto i cavoli? Simbolo di vita e di fecondità veniva seminato in marzo e raccolto dopo nove mesi in novembre, come accade con la gestazione dei bambini.

“Sotto il Cavolo“ è formata da otto culle che potrebbero essere anche delle piccole bare.

Questa composizione può riportare alla memoria i fregi con putti, ghirlande e frutta che incorniciano le stanze in molte Ville venete, luoghi che indubbiamente contagiano la mia immaginazione.

"Rosario", Memoria Aperta Catarsi, Barbara Paganin

“Rosario”, Memoria Aperta Catarsi, Barbara Paganin

“Rosario” è un lavoro più complesso dove la decisione di usare il corpo di Cristo in avorio che fu di un antico crocifisso, e porlo orizzontalmente all’interno di una cesta d’argento, ha richiesto notevole coraggio.

il particolare centrale di "Nontiscordardime", Barbara Paganin

Il particolare centrale di “Nontiscordardime”, Barbara Paganin

“Nontiscordardime”, non ti dimenticare di me! Il ritratto, miniatura su avorio di un bambino, è l’elemento principale di questo lavoro e tutto il resto rappresenta il mondo dell’infanzia: le tazzine, i cucchiaini, le scarpette, i piccoli piatti d’argento. I piccoli bicchieri in vetro opalino giallo e avorio soffiato a lume, sono i vasi alchemici, contenitori dell’anima.

"In Sartoria", Memoria Aperta Catarsi, Barbara Paganin

“In Sartoria”, Memoria Aperta Catarsi, Barbara Paganin

La sartoria era un luogo dove mi piaceva stare, dove mi sentivo a mio agio. C’erano tanti oggetti interessanti : uno specchio con la cornice a forma di drago mi affascinava particolarmente, poi i bottoni, le stoffe decorate, un balcone fiorito dal quale osservavo le rondini volare e nell’insieme un sapore di antico resta nei miei ricordi.

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Dettaglio della collana "Contenitori" di Barbara Paganin

Dettaglio della collana “Contenitori” di Barbara Paganin

Sono otto collane alle quali è affidato il compito di continuare a raccontare con giustezza, incisività e implacabile lucidità la Memoria Aperta di Barbara Paganin. Lo fanno in una mostra attualmente e fino al 15 agosto alla Galleria Marzee a Nimega nei Paesi Bassi. Questa volta si aggiunge al titolo Memoria Aperta il sottotitolo Catarsi a sottolineare che il processo di liberazione-narrazione continua. Solo per chi si fosse perso le puntate precedenti ricordo che nel 2014 la mostra Memoria Aperta (25 spille 25 racconti) era stata presentata a Palazzo Fortuny a Venezia (lo so bene perché ne sono stata la curatrice) e le spille sono attualmente in esposizione al CODA Museum di Apeldoorn fino al 16 agosto.

Mi fa piacere qui mostrarvele tutte (nella loro interezza o in un dettaglio) e riportare per ognuna degli stralci di testo scritto da Barbara Paganin.

Per il momento eccovene quattro e domani le altre…

Una parte di "Contenitori" by Barbara Paganin

Una parte di “Contenitori” by Barbara Paganin

“Contenitori“ raccoglie oggetti che fanno parte di un mio vissuto, momenti reali e momenti onirici. Gli oggetti provengono in parte da una collezione che ho ereditato da mio padre e in parte da una mia raccolta fatta in svariati anni di ricerca nei mercatini e nei negozi d’antiquariato a Venezia ma anche in paesi come l’Austria, l’Inghilterra, la Spagna.

"Cornice" in Memoria Aperta Catarsi by Barbara Paganin

“Cornice” in Memoria Aperta Catarsi by Barbara Paganin

In “Cornice“ i pezzi raccolti sono piccoli e provengono dalle case di bambola. Piccoli oggetti del mondo dell’infanzia. 

Quando si indossa questa collana è come essere dentro una cornice e ci si trova al centro di questo racconto.

"il Doppio", Memoria Aperta Catarsi by Barbara Paganin

“Il Doppio”, Memoria Aperta Catarsi by Barbara Paganin

In molti lavori tratto il tema della simmetria, della specularità, del doppio. Sono venuta al mondo perché prima di me, i miei genitori hanno avuto una bambina che morì due giorni prima di nascere. Io sono io, ma anche lei. Porto il mio nome, ma anche il suo : Barbara.

"Cortile", Catarsi Memoria Aperta

“Cortile”, Memoria Aperta Catarsi

Il cortile è un luogo dove è piacevole stare soli, seduti a leggere o in compagnia per chiacchierare. Ho in mente quello della mia scuola dove da ragazza mi fermavo per dipingere con gli acquerelli.

Gli elementi in osso traforato sono stati un tempo le parti decorate della chiusura nelle borsette da donna. Facevano parte quindi di questi contenitori di un mondo tutto femminile. I misteriosi, segreti, personali, privati, magici mondi contenuti nelle borsette delle donne. (Si riferisce a questa e alla precedente collana, n.d.r.).

A domani con altre quattro collane…

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È bello sapere che ci sono eventi, appuntamenti la cui periodicità si inchioda nel tempo. Sapere che esistono è rassicurante, specie ora. Uno di questi momenti, dedicato, manco a farlo apposta, al gioiello contemporaneo europeo è la Triennale di Mons. È a maggior ragione bello sapere che qualche istituzione come il World Craft Council del Belgio francofono ci crede e realizza in modo serio anche conferenze e atelier sul tema.

La spilla di Stefano Marchetti

Mi è capitato di parlare di questa manifestazione in questo blog per le precedenti edizioni (in tutto 5), ma questa è certo per noi, almeno sentimentalmente, un po’ più rilevante poiché quest’anno c’è l’Italia. Il principio è sempre lo stesso: due Paesi ospiti (Italia e Finlandia nello specifico) e sempre il Belgio che espone e accoglie.

Giovanni Sicuro

Giovanni Sicuro

Arata Fuchi

Arata Fuchi

La Triennale Européenne du Bijou Contemporain 2014 potete quindi visitarla nella struttura dell’ex mattatoio di Mons fino al 28 dicembre.

Jacqueline Ryan

Jacqueline Ryan

L’Italia è ben rappresentata dalla maestria di tanti nostri valori sicuri (insomma quelli che… “un nome una garanzia):  Stefano Marchetti – la cui spilla è stata scelta come simbolo della manifestazione sull’invito, locandine e catalogo – Barbara Paganin, Graziano Visintin, Giovanni Corvaja, Annamaria Zanella, Giovanni Sicuro, Jacqueline Ryan, Daniela Boieri, Marzia Rossi, Doris Maninger, Lucia Massei, Arata Fuchi, Fabrizio Tridenti e Barbara Uderzo.

Marzia Rossi

Barbara Paganin con Memoria Aperta

Barbara Paganin con Memoria Aperta

Per ora ho parlato solo degli Italiani, ma devo dire che mi sono soffermata a lungo a guardare il lavoro della Finlandia, che affronta a mio avviso il gioiello con una leggerezza sussurrata, un gesto lieve da penetrare in silenzio. Ed è una artista finlandese Nelli Tanner ad aver vinto il premio della Fédération Wallonie  Bruxelles. Con questa motivazione che certo tutti capirete:

Nelli Tunner

Nelli Tanner

Travaillant principalement avec des matériaux et des outils traditionnels, l’artiste réalise des oeuvres résolument contemporaines qui donnent au spectateur un sentiment de naturel, de poésie, comme une évidence. Son travail d’une simplicité visuelle est cependant très riche, il nous renvoie vers nos rêves, tel un espace ouvert.

Inni Pärnänen

Inni Pärnänen

Gli altri artisti dalla Finlandia sono: Ulla Ahola, Tuija Hietanen, Sirja Knaapi, Helena Lehtinen, Eija Mustonen, Maria Nuutinen, Inni Pärnänen, Essi Pullinen, Ari Pyörälä, Tiina Rajakallio, Jenni Sokura, Janna Syvänoja, Tarja Tuupanen e Tatu Vuorio.

Nelly Van Oost

Tra i Belgi lasciatemi citare il lavoro di Nelly Van Oost che procede con le sue strutture di “scarabocchio” tridimensionale e che questa volta emergono  più vive dopo essere state strette in un abbraccio.

 

Il sac à vomir di Delphine Joly dal titolo Grain de beauté

Il sac à vomir di Delphine Joly dal titolo Grain de beauté

Ha attirato l’attenzione del pubblico un sac à vomir di Delphine Joly la cui forma evoca e si ispira a un fatto di cronaca di qualche anno fa negli Stati Uniti ove una donna obesa aveva vissuto per due anni sul wc di casa senza mai muoversi.

Marion Delarue e i sui "mostri da compagnia" di porcellana coreana modellata a mano

Marion Delarue e i sui “mostri da compagnia” di porcellana coreana modellata a mano

Tutti gli altri Belgi sono: Nevin Arig, Liesbeth Bussche, Clarisse Bruynbroeck, Hilde De Decker, Marion Delarue, Silke Fleischer, Bernard François, kuppers&wuytens, Claire Lavendhomme, Patrick Marchal, Marta Miguel, Shana Teugels, Karen Vanmol.

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Jacqueline Ryan

Jacqueline Ryan

Integro il panorama delle mostre di ottobre (lungi da me l’idea di essere con questo esauriente) segnalando l’apertura domani della personale dedicata a Jacqueline Ryan alla galleria fiorentina Antonella Villanova, fino al 15 novembre.

Jacqueline Ryan alla galleria Villanova di Firenze

Jacqueline Ryan alla galleria Villanova di Firenze

Integro anche pubblicando volentieri qualche foto in più, presa dal vivo il giorno dell’inaugurazione da Barbara Paganin, della mostra padovana su Marianne Schliwinski all’Oratorio di San Rocco e di cui ho parlato qualche giorno fa.

Marianne Shwilinski

Un lavoro di Marianne Schliwinski

L'artista Marianne Schliwinski all'inaugurazione a Padova

L’artista Marianne Schliwinski all’inaugurazione a Padova

By Schliwinski

By Schliwinski

By Schliwinski

By Schliwinski

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Barbara Paganin - Memoria Aperta n.3 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – Memoria Aperta n.3
Foto Alice Pavesi Fiori

Si inaugura domani  a Palazzo Fortuny a Venezia la mostra Barbara Paganin – Memoria Aperta (e sono particolarmente contenta e fiera di annunciarvelo perché ne sono la curatrice!). State tranquilli, avete tutto il tempo di andarla a vedere perché dura fino al 14 luglio. Il sottotitolo della mostra spiega meglio a tutti che si tratta di “25 gioielli” ovvero “25 spille” che rappresentano ognuna un racconto, una storia di ricordi e di memoria (personale, certo, ma anche “curiosa” e partecipe di quella altrui) per riflettere, immaginare, proiettarsi, costruire, immedesimarsi. Vi do qui solo un minimo assaggio delle opere che sono assolutamente inedite e che rappresentano oltre due anni di lavoro. Tutte da vedere dal vivo. Le fotografie sono di Alice Pavesi Fiori.

Ho il piacere anche di inserire qui sotto il testo che io ho scritto come breve illustrazione della mostra allo scopo di essere usato come comunicato stampa (ed è quindi quello che vi ritrovate sui siti che riprendono la notizia).

Barbara Paganin - memoria Aperta n. 8 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – memoria Aperta n. 8
Foto Alice Pavesi Fiori

«Gioielli-racconti che prendono spunto dalle emozioni del proprio passato ma che subito si aprono al mondo esplorando nei ricordi degli altri. Elementi tangibili di una memoria presa in prestito: miniature di ritratti ottocenteschi, animali portafortuna di porcellana, topolini, ippopotami, conigli, elefantini di avorio, una piccola bussola, una regina degli scacchi…

È la prima volta che l’artista sceglie di inserire in maniera così sistematica elementi “estranei” e objets trouvés nelle proprie opere. Il lavoro parte dalla ricerca tra le botteghe antiquarie di Venezia a caccia di quei piccoli oggetti, da poter immaginare un tempo conservati gelosamente in un piccolo scrigno di bambina.

La memoria degli altri si fonde con quella personale dell’artista. Alcuni elementi ricorrenti sembrano volerci indicare proprio questo filo conduttore: minuscole scarpe di bambola – smarrite un giorno per strada chissà dove – percorrono a piccoli passi le opere; compaiono all’improvviso, isolate, quasi irriconoscibili, per poi scappare via e ritrovarsi a grappolo su un’altra spilla. E quei “baobab” di vetro multicolore che sovrastano i volti delle giovani dame non sono forse “alberi cavolfiore” tanto cari all’immaginario di Barbara Paganin?

Barbara Paganin - Memoria Aperta n.11 Foto Alice Pavesi Fiori

Barbara Paganin – Memoria Aperta n.11
Foto Alice Pavesi Fiori

Ogni spilla racconta una storia, che ciascuno può immaginare diversa, adattandola alla propria memoria, al proprio ricordo. Non c’è una sola chiave per interpretarla ma tante chiavi quanti sono i “lettori” di questo album di ricordi composto capitolo dopo capitolo. Le 25 opere infatti sono pensate come un corpus unico, sul quale Barbara Paganin ha lavorato continuativamente negli ultimi due anni, e concepite per essere esposte tutte insieme per la prima volta a Palazzo Fortuny. È la peculiarità del luogo, del Museo stesso, ove coabitano in armonia e scambio le collezioni del passato con l’arte contemporanea, ad aver stimolato l’artista per questo lavoro di dialogo con la memoria e i suoi piccoli oggetti sui quali a volte può poggiare tutta una esistenza da adulti».

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Opere di Rudolf

Opere di Rudolf Blaschka

Avevo fotografato qualche anno fa nel museo di Scienze Naturali di Berlino queste magnifiche opere di Rudolf Blaschka che con suo padre Leopold crearono, a partire dalla metà dell’Ottocento, la più incredibile collezione di modellini di invertebrati di vetro (famose soprattutto le meduse) ancora più “perfetti” che nella realtà . Questa mia foto non rende giustizia al lavoro splendido, ma andate sul web a vedere altre immagini in proposito. È solo un mio ricordo personale, ma che mi è venuto in mente quando ho visto che a Monaco la nostra cara Galerie Handwerk, cuore di tutto ciò che accade di importante nel gioiello contemporaneo e anche nel vetro e nella ceramica in Baviera, presenta una mostra ispirata ai cabinets di storia naturale: Naturalienkabinette – Vorbilder aus der Natur (fino al 7 luglio) con l’intento anche storico di mostrare lo stretto rapporto tra arte e natura fin dalla nascita nel Cinquecento delle “camere delle meraviglie” che riunivano oggetti rari e strani spesso provenienti dal mondo naturale.

Mirjam Hiller al museo di Paleontologia di Monaco di Baviera

Mirjam Hiller al museo di Paleontologia di Monaco di Baviera

Ma ciò che aggiunge valore a questa mostra è il fatto che sia ospitata al Museo di Paleontologia di Monaco con la volontà di mescolare il reperto antico con il contemporaneo. Continua quindi l’esperimento “il contemporaneo ospite tra le collezioni antiche” già sperimentato a marzo con la mostra al museo di arte antica sull’oro degli dei, ove si inseriva il gioiello contemporaneo accanto (in realtà nella sala attigua) a quello antico delle collezioni permanenti. Qui di seguito i partecipanti:

Peter Bauhuis, Alexander Blank, Julie Blyfield, Iris Bodemer, Steve Royston Brown, Tracey Bush, Attai Chen,  Eun Mi Chun, Steffen Dam, Laura Deakin,  Gemma Draper, Hanneke Fokkelman, Mielle Harvey, Mirjam Hiller, Catrin Howell, Akihiro Ikeyama, Jenny Klemming, Sari Liimatta, Gerhard Lutz, James Maskrey, Märta Mattsson, Katharina Moch, Katharine Morling, Fréderique Morrell, Deborah Rudolph, Johanna Schweizer, Mirei Takeuchi, Terhi Tolvanen,  Manon van Kouswijk, Tanel Veenre, Andrea Wagner.

Sempre parlando tedesco, ma spostandoci in Svizzera a Basilea vi ricordo che dall’11 al 16 giugno c’è la fiera Design Miami/Basel a Basel appunto alla quale partecipa portando un bel po’ di nomi di gioiello contemporaneo la galleria fiorentina Antonella Villanova con: Rike Bartels, Peter Bauhuis, Jamie Bennett, Manfred Bischoff, Daniela Boieri, Helen Britton, Delfina Delettrez, Lucia Massei, Marzia Rossi, Jacqueline Ryan, Flora Vagi.

Lucia Massei

Lucia Massei, “Rosso consapevole”

Altra galleria attentissima nello scegliere i propri artisti è quella di Caroline van Hoek che porta a Basilea opere di: Giampaolo Babetto, Gijs Bakker, Ralph Bakker, Peter Bauhuis, Beatrice Brovia, Nicolas Cheng, Willemijn de Greef, David Huycke, Beate Klockmann, Daniel Kruger, Barbara Paganin, Renzo Pasquale, Robert Smit, StudyOPortable, Lisa Walker.

Danied Kruger e Lisa Walker

Daniel Kruger e Lisa Walker

Colgo l’occasione per segnalarvi anche nella sede della galleria di Caroline van Hoek  a Bruxelles è in corso fino al 29 giugno la mostra con opere di Lisa Walker e Daniel Kruger, artisti estremamente diversi e interessanti da vedere insieme in questa occasione.

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Mirjam Hiller

Mirjam Hiller

Continuo con la pubblicazione dei testi del cataloghino di The Beauty Chase in mostra a Lille fino a domenica 13 gennaio.

Mirjam Hiller, dal disegno all'opera.

Mirjam Hiller, dal disegno all’opera.

Mirjam Hiller

Non si direbbe, osservando le opere di Mirjam Hiller – che appaiono come creature monocolore decisamente in 3D – che la sua grande forza creativa risieda nel connubio estetico tra bidimensionale e tridimensionale. Nel disegno bidimensionale – esso stesso opera grafica – c’è già tutto il DNA del “volume” che l’opera avrà dopo essere stata realizzata, spesso in un unico foglio di acciaio inossidabile. Il progetto in 2D è un percorso minuziosamente dettagliato al quale la dimensione in più regala la vita.

Silenzi di Barbara Paganin a The Beauty Chase

Silenzi di Barbara Paganin a The Beauty Chase

Barbara Paganin

L’inquietudine sottile come un brivido che spinge a ricercare. Sempre. Soprattutto sentendosi “nuovi” di fronte a ogni nuova prova. È forse questa la chiave per leggere il percorso espressivo di Barbara Paganin che si mette continuamente alla prova imponendosi tecniche materiali sempre nuovi. I metalli preziosi, certo, ma anche un incredibile lavoro di creazione con il vetro e la porcellana. In mostra ci sono alcune opere importanti molto diverse tra loro che mostrano concretamente questo cammino: il lavoro più recente, del 2012 è la collana Silenzi, che rappresenta un po’ anche un “amuleto” dell’ispirazione dell’artista realizzata con elementi compositi dalla resina agli objets trouvés, dalla ceramica, all’oro, e che riprende temi espressivi ed estetici a lei cari come la foglia della verza.

Il Pitone di David Bielander che intenzioni ha con Crisomela di Barbara Paganin?

Il Pitone di David Bielander che intenzioni ha con Crisomela di Barbara Paganin?

 

David Bielander

Le opere di Davis Bielander vanno gustate innanzitutto per la loro facile comprensione “di primo grado”: la genziana, l’aglio, lo scarabeo stercorario, una bocca che fa la linguaccia… Cose semplici, non necessariamente “nobili” anzi spesso proprio il contrario. Apparentemente “copie dal vero” che fanno quasi sorridere per la loro infantile e pura banalità. Ma poi si possono leggere con uno sguardo di “secondo grado”. Quando l’artista si mette all’opera per creare ciò che già esiste (con tutte le tecniche a sua disposizione) prende le distanze dalla realtà vera scoprendone lui stesso una imperfetta e non finita. Così facendo chiama in causa l’immaginazione di chi indossa l’oggetto ad andare oltre l’ovvio.

L'aglio e una linguaccia da David Bielander a The Beauty Chase

L’aglio e una linguaccia da David Bielander a The Beauty Chase

 

 

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