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La mostra Giampaolo Babetto by Galleria Antonella Villanova a Palazzo Ricasoli, Firenze

La mostra Giampaolo Babetto by Galleria Antonella Villanova a Palazzo Ricasoli, Firenze

Giampaolo Babetto, anello 1995, oro bianco, vetro

Giampaolo Babetto, anello 1995, oro bianco, vetro

Ora manca solo il catalogo a completare la mostra personale su Giampaolo Babetto in corso a Firenze a Palazzo Ricasoli nello spazio espositivo della Galleria Antonella Villanova. Ed ecco che arriva dunque questo catalogo a cura di Marco Bazzini storico e critico d’arte che lo presenterà a fine mostra il 23 maggio.

La mostra Giampaolo Babetto

La mostra Giampaolo Babetto

Nella mostra c’è un Babetto a tutto tondo con i gioielli certo, ma anche gli oggetti e i disegni in una panoramica che va dagli anni Settanta ad oggi. Un piacere anche l’allestimento che ha un segno grafico pulito, netto e scenografico. Da apprezzare in queste foto.

Giampaolo Babetto, collana 1973, oro bianco, niello

Giampaolo Babetto, collana 1973, oro bianco, niello

Babetto a Palazzo Ricasoli

Una piccola nota di approfondimento: a proposito dei disegni di Giampaolo Babetto vi segnalo che potete ritrovare in questo blog i post che avevo dedicato alla mostra alla Galerie Fred Jahn di Monaco e a quella spettacolare al Museo Diocesano di Padova.

Giampaolo Babetto, bracciale 2012, oro, pigmenti

Giampaolo Babetto, bracciale 2012, oro, pigmenti

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Jacqueline Ryan

Jacqueline Ryan

Integro il panorama delle mostre di ottobre (lungi da me l’idea di essere con questo esauriente) segnalando l’apertura domani della personale dedicata a Jacqueline Ryan alla galleria fiorentina Antonella Villanova, fino al 15 novembre.

Jacqueline Ryan alla galleria Villanova di Firenze

Jacqueline Ryan alla galleria Villanova di Firenze

Integro anche pubblicando volentieri qualche foto in più, presa dal vivo il giorno dell’inaugurazione da Barbara Paganin, della mostra padovana su Marianne Schliwinski all’Oratorio di San Rocco e di cui ho parlato qualche giorno fa.

Marianne Shwilinski

Un lavoro di Marianne Schliwinski

L'artista Marianne Schliwinski all'inaugurazione a Padova

L’artista Marianne Schliwinski all’inaugurazione a Padova

By Schliwinski

By Schliwinski

By Schliwinski

By Schliwinski

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Jamie Bennett, 2012, smalto su rame, argento

Secondo anno della fiera londinese Collect per la galleria Antonella Villanova di Firenze. È d’obbligo chiedere prima di tutto come è stato quest’anno e se, alla luce dei risultati, l’impostazione della galleria resterà la stessa o se lei prevede dei cambiamenti.

Per quanto riguarda il bilancio su questo anno trascorso la risposta non può che essere negativa. Siamo in un periodo di grande sofferenza. L’impostazione della galleria è cambiata nel senso che mi sono concentrata sul gioiello contemporaneo, abbandonando per il momento la scelta di abbinarlo al design. Il periodo impone specializzazione, attenzione al budget, scelte precise insomma.

This the second year that the Gallery Antonella Villanova in Florence has participated in the Collect fair in London.  First of all, I have to ask you:  How has the past year gone?   In light of this, will you keep the same set up at the gallery or do you plan to make some changes?

I must say that things didn’t go well and last year was a negative one. We are in a period of great difficulty. The set up of the gallery has changed in the sense that I have focused on contemporary jewellery and for the moment I have abandoned the idea of pairing it with design.  At this time we are obligated to specialize, to carefully consider our budget, and to make clear definite choices. 

Lucia Massei, 2012, Migrazioni II

Consultando il sito di Collect ho notato che quest’anno lei si concentrerà su artisti di gioiello. Mi può raccontare il perché di questa scelta?

Come ho detto rispondendo alla sua prima domanda, ho scelto di lavorare solo nell’ambito del gioiello contemporaneo e i motivi sono “passionali” perché sempre di più mi interessa la  ricerca in questo senso e perché il nostro è un lavoro che ha bisogno di continui investimenti nella promozione per cui c’è bisogno di concentrare energie economiche su progetti ben precisi. Partecipo a Collect e poi a Miami/Basel Design in giugno, fiere che hanno un costo elevato e che tuttavia rappresentano un modo per promuovere il mio lavoro e il lavoro degli artisti che rappresento.

While examining the Collect website, I noticed that this year it will only focus on artists who specialize in jewellery.  Can you explain the reasons for such a choice?

As I said before, I have chosen to work only in contemporary jewellery and the reasons are “passionate” ones.  I am increasingly interested in developing initiatives in this field because our profession needs to be continuously investing and promoting and concentrating our economic energy on well defined projects. I will participate in the Collect fair and then in the Design Miami/Basel in June.  These fairs are expensive however they provide a way to promote my work and especially the work of the artists who I represent.

Renzo Pasquale, 2011, Window

Vedo alcune novità rispetto all’edizione dell’anno scorso: Renzo Pasquale, Jamie Bennett e Akiko Ban. Mi racconta le peculiarità di questi artisti che lei reputa più interessanti?

Ho fatto una mostra di Renzo Pasquale, artista e persona meravigliosa, e trovo naturale portare i suoi pezzi a Collect. Il suo lavoro è estremamente bello e interessante e rappresenta un pezzo della storia del gioiello contemporaneo italiano. Di Jamie Bennet apprezzo il suo lavoro con gli smalti, legato alla tradizione eppure nuovo nelle forme. Il lavoro di Akiko mi interessa perché lega la tradizione orientale, l’essenzialità ed eleganza della tradizione giapponese a costruzioni che guardano l’Occidente nelle forme e, come accade per esempio nell’arte contemporanea, fanno da ponte fra due culture  diverse che tuttavia si ritrovano sul terreno del concetto e del gusto.

I can see there are some new artists in this year’s edition: Renzo Pasquale, Jamie Bennett and Akiko Ban. Can you tell me which characteristics of these artists that you consider most interesting?

I organized an exhibition of Renzo Pasquale’s work.  He’s a wonderful artist and a wonderful person, and I think it is only natural to bring his work to Collect, because  it is extremely good and interesting and it represents a piece of the history of contemporary Italian jewelry. I appreciate Jamie Bennet’s enamel work because it is inspired by tradition but at the same time, has new form. I am interested in Akiko’s work because she connects the oriental tradition,    Japanese terseness and elegance to creations echoing western forms; as it happens in contemporary art, it provides a link between two different cultures that share the same concepts and tastes for art.

Akiko Ban, Casbah Le memorie antiche, 2012

Quest’anno a Collect la sua è l’unica galleria italiana. Quali sono le sue riflessioni in merito?

Purtroppo si, la mia è l’unica galleria italiana… questo non fa piacere. È un vero peccato. La situazione economica spinge evidentemente a fare delle rinunce. Io sono a Firenze, in provincia, lavorare nell’ambito della mia città con il contemporaneo non è facile, seppure Firenze sia visitata da gente proveniente da tutto il mondo, per me la partecipazione alle fiere  rappresenta un grande sforzo che faccio perché mi auguro sia un’occasione per conoscere nuovi collezionisti  e scoprire il lavoro di artisti che non conosco.

This year yours will be the only Italian Gallery at Collect. What are your thoughts regarding this?

Yes, unfortunately mine is the only Italian gallery and this does not make me happy. It’s a pity, really but evidently the economic situation compels us to renounce some activities and initiatives. I live in Florence and it is not easy working in contemporary art here even though people from all over the world visit Florence.  Participating in fairs is a great effort for me, but I do it with the hope that I will meet more art collectors and discover the work of artists who I don’t already know.

Flora Vagi, 2012, ebano, seta, vetro, oro

Nel Regno Unito sono molto bravi a promuovere il gioiello contemporaneo e gli artisti, anche stranieri, che decidono di lavorare in questo Paese. Stessa cosa per la Germania con Monaco di Baviera e il suo Schmuck. Dal suo punto di vista di gallerista come giudica la posizione dell’Italia riguardo al gioiello contemporaneo?

Il discorso sulla mancanza di aiuti, in Italia, ad artisti e gallerie è un discorso che conosco bene, da 25 anni collaboro con mio marito nella gestione della nostra galleria di arte contemporanea quindi so bene quanto pesi l’assenza delle istituzioni sul nostro lavoro. Credo il nostro Paese, per motivi  storici comprensibili ma non giustificabili, sia impegnato esclusivamente sul piano della conservazione, destinando a tutte le attività legate al contemporaneo scarsissime risorse, nonostante nel nostro paese ci sia un gran numero di collezionisti e collezioni di tutto rispetto. Abbiamo un regime fiscale che penalizza gli acquisti di opere d’arte, che addirittura negli Stati Uniti possono essere detratti dalle tasse.. e comunque in Europa hanno tassazioni diverse dalle nostre. Non abbiamo veri musei di arte contemporanea, tranne qualche esempio. Per il gioiello contemporaneo, tutto si complica, data la scarsa conoscenza dello stesso… In realtà dunque, secondo me, basterebbe avere una tassazione più favorevole per le opere d’arte (categoria in cui è incluso il gioiello ), le gallerie private hanno bisogno di questo non tanto di aiuti. E per quanto riguarda gli artisti credo che, se le gallerie fossero messe in condizione di lavorare meglio, questo gioverebbe anche a loro; non credo negli aiuti agli artisti, credo che bisogna aiutare i giovani mettendo a loro disposizione spazi espositivi o trovando comunque soluzioni che non siano un sussidio come avviene in altri paesi europei; quello dell’artista non è un mestiere è un dono, quella di artista non è una qualifica professionale, deriva dalla selezione avvenuta sul campo attraverso il lavoro; il lavoro migliore elimina quello peggiore. Un noto artista mi ha detto “i girasoli di Van Gogh non sono i più bei girasoli… sono i più belli che siano mai stati dipinti, sono stati selezionati da altri girasoli”… questo è il concetto.

In the United Kingdom they are very clever at promoting contemporary jewellery and the Italian and foreign artists who decide to work in there. The same applies to Germany and its Schmuck. As an art gallerist how do you see Italy’s position regarding contemporary jewellery?

Having run a gallery of contemporary art for 25 years together with my husband, the lack of aid to Italian artists and art galleries is not new to me. Public institutions in Italy are rather absent in our sector of activity and this fact weighs heavily on us. In my opinion, our country is committed solely to the conservation of monuments and/or works of art which are considered to be cultural assets.  One can understand this reasoning from a historical perspective but it does not justify it.  Italy assigns very limited resources to all activities connected to contemporary art despite the fact that in Italy there are a great many remarkable art collectors and art collections.  We have a tax system that penalizes art work purchases.  In the United States purchases such as these can be deducted from taxes and even Europe has a different taxation system than Italy with regard to contemporary art. With very few exceptions, Italy does not have any real contemporary art museums.  Things become very complicated regarding contemporary jewellery because there is scarce knowledge of it. Actually, in my opinion, if we had a more favourable taxation system for art work purchases, and jewellery is included in this category, the financial aid would be less important. With regard to artists, I think that if galleries could exist in a more appreciated environment, this would benefit the artists too. I do not believe in aid to artists, I think that we should help young people by providing them with exhibition areas or by finding different solutions, as it happens in other European countries.  Artists do not have a job, they have a gift; artists do not have a vocational qualification, but rather their qualification arises from their work.    A well known artist once told me. “The sunflowers painted by Van Gogh were not the most beautiful… They were the most beautiful that had ever been painted, selected  from among all the other sunflowers”…this is the concept.

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L'anello di Renzo Pasquale

Non so se avete visto il film Melancholia di Lars von Trier. Ovvero come la catastrofe può essere pacata nella sua inarrestabile incombenza che non permette fuga. Bella anche, piena di angoscia e muta…

Il pianeta Melancholia e noi...

Puntini di sospensione, sì proprio così. Dopo i quali ci può essere di tutto ma – e questa è la cosa che fa più paura – anche niente. E neppure nessuno lì a raccontarti che dopo non c’è niente.

Cristallo di rocca e oro bianco, 1984

Ho frequentato i gioielli di Renzo Pasquale (classe 1947, rappresentate doc della Scuola di Padova dove ha insegnato per 36 anni glittica, la lavorazione delle pietre dure) prima di vedere il film e dopo (guardando e riguardando le foto e sfogliando il libro con le sue opere il limite che sfugge).

Frammento di angolo, idea di cubi

L’occhio, prima, era appagato quando si posava scivolando sulla superficie liscia e opaca del granito nero d’Africa, del lapislazzulo, del cristallo di rocca. Un effetto borotalco, anche tattile. Discreto e silenzioso.

Il cielo si vede attraverso la finestra

Guardo, oggi, i suoi gioielli e non hanno perso l’impalpabile scorrevolezza che la mano avverte quando cerca di toccare il flusso uniforme dell’acqua che esce dal rubinetto. Ma c’è qualcosa in più che forse non avevo colto prima. Noto come l’artista oscilli tra la “soffocante” pienezza delle forme (quando lavora con i solidi perfetti), incombente come il cinematografico pianeta blu e la ricerca di una la frammentata realtà riflessa per un attimo sulla pietra. Il suo non è il pezzo di cielo che appare direttamente su una scheggia di specchio, ma in una finestra che si apre in una stanza o in una prigione.

Un frammento di idea di libertà

Potete vedere tutto questo a Firenze nella mostra Renzo Pasquale Sculpture and Jewelry alla galleria Antonella Villanova fino al 19 novembre.

 

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Panoramica gioielli all'asta alla Specola

Vi parlo di aste quindi, di aste di beneficenza. Prendete nota per favore ce ne sono due in programma a Firenze. Gioielli per la ricerca il 22 ottobre alle 15.30 al Museo della Specola a favore della Onlus FiorGen (Fondazione Farmacogenomica). I gioielli, oltre 50, che saranno battuti all’asta (da Stefano Marchetti a Graziano Visintin a Nel Linssen) sono stati raccolti dalla scuola di gioielleria Le Arti Orafe ed esposti in parte al Museo della Specola (durante Firenze Preziosa e Preziosa Young, di cui vi ho già parlato) e in parte a Palazzo Corsini sul Lungarno durante la Fiera dell’Antiquariato.

A favore di FiorGen Onlus

Altra asta, sempre a Firenze domenica 30 ottobre F-utili Gioielli, mi sembra che siamo ormai alla terza edizione, a favore di Emergency. Il luogo è la Sala Madonna della Neve ex Carcere delle Murate (Via dell’Agnolo/Via Ghibellina). L’asta è alle 16.30, ma fin dal giorno prima alle 15.30 il pubblico potrà effettuare delle pre-offerte. Questa volta se ne vedranno delle belle sul…libro d’autore.

Gli orecchini di Jacqueline Ryan

A Roma il 29 settembre si è svolta un’asta a favore del Roberto Wirth Fund che si occupa dei bambini sordi e sordociechi. Vendute tutte le opere dei 13 artisti tra pittori (Tommaso Cascella), scultori (Oliviero Rainaldi), fotografi (Luca Campigotto) e… dell’unica artista orafa Jacqueline Ryan.

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La mostra al museo della Specola a Firenze

Stampare una foto in bianco e nero è dare vita a una realtà che non esiste. Guardare gli oggetti al chiaro di luna significa ricrearli immaginando con la fantasia quello che l’occhio non può vedere.

Durante la conferenza

Ascoltare Mari Ishikawa, artista giapponese, 47 anni (che abita a Monaco da anni ormai) che parla dei suoi gioielli è restare sospesi su questa lama d’argento tra il mondo della luce e quella della penombra, del grigio appunto. Non a caso in giapponese pare ci siano 100 parole diverse per indicare le altrettante tonalità di grigio. Sono pennellate d’argento, carta di gelso, perle, nastro laccato, lacca.

Firenze Preziosa 2011

Sono sfumature che appartengono a mondi paralleli: non mondi di un pianeta diverso dal nostro, ma realtà che ci appartengono, anche se non ce ne accorgiamo e che forse scopriamo un giorno vedendoli in una fotografia che abbiamo scattato per caso.

Anelli sullo schermo e... testoline dei presenti

A questi mondi, alle luci lunari, è dedicata la mostra di Preziosa 2011 introdotta proprio dall’artista in una conferenza giovedì scorso a Firenze al Museo della Specola nella Sala degli scheletri.

La Sala degli scheletri del Museo della Specola

Mari Ishikawa lega i suoi grigi alle foreste del suo Paese (il 68% della superficie del Giappone ne è ricoperta) e per questo immagini di alberi, di ruscelli, di rami svuotate di colore e riempite di poesia intervallano – nel suo libro Parallel worlds – quelle dei gioielli. E non si sa se le fotografie siano l’ombra dei gioielli o il contrario. Ma è importante saperlo?

I gioielli di Mari Ishikawa

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Heejoo Kim

Continuando con i giovani di Preziosa Young 2011, ecco Seul-Gi Kwon e Heejoo Kim entrambe ventottenni ed entrambe sud coreane che ci propongono il loro libro di botanica con risultati di impatto visivo e tattile (questo lo immagino, ma purtroppo tra me e i gioielli c’era il vetro) assai diversi.

Seul-Gi Kwon

Seul-Gi Kwon realizza i suoi organismi principalmente in silicone: mi è piaciuta la trasparenza, l’idea di una superficie liscia. Un po’ mi ha ricordato Adam Paxon con i suoi extraterresti in acrilico.

Ancora Heejoo Kim

Entrambe puntano sulla dimensione: è vero anche che la natura per svilupparsi ha bisogno di spazio. Heejoo Kim fa uscire le sue “pigne” da una natura più terrosa dai colori opachi e autunnali utilizzando rame smaltato e pelle.

Marie Pendariès

Qui sopra  Marie Pendariès on le sue isole di carte di credito stratificate per un lavoro sui “paradisi fiscali”. E qui sotto le barre di porcellana di Elena Ruebel che “devono” essere spezzate per diventare gioiello e quindi indossabili come collane. Completano la lista la svedese  Hanna Hedman e l’irlandese Sam Hamilton.

Elena Ruebel: Break!

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