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Posts Tagged ‘Schmuck 2013’

Manfred Bischoff alla Galleria Maurer Zilioli in trasferta a Monaco

Manfred Bischoff alla Galleria Maurer Zilioli in trasferta a Monaco

Non mi capita molto spesso poter osservare da vicino, senza il riflesso della vetrina i lavori di Manfred Bischoff (classe 1947, vive tra l’Italia e la Germania) esposti, insieme ad alcuni gioielli e sculture di Bruno Martinazzi, in questi giorni dalla galleria Maurer Zilioli di Brescia in trasferta a Monaco.

Manfred Bischoff

Manfred Bischoff

Sono un cult le sue spille-oca, omini, Madonna incinta, tutte in oro a 22 carati che sembra trattato dall’artista come plastilina per modellare forme infantili appena abbozzate, che vogliono andare dritte al significato più profondo. Sempre accompagnate da un disegno, una scritta volutamente goffa, illeggibile, che più che spiegare si diverte a generare confusione. Tanto meglio così.

Bruno Martinazzi

Bruno Martinazzi

It does not often happen that I am able to observe close-up, without the reflection of the showcase, the work of Manfred Bischoff, (born in 1947 and lives between Italy and Germany). His work is exhibited with the jewelry and sculptures of Bruno Martinazzi, housed recently in the Maurer Zilioli Gallery in Brescia but currently being transferred to Munich.

Manfred Bischoff

Manfred Bischoff

His brooches shaped like geese, small men, and a pregnant Madonna, are a cult. They are made in 22 carat gold which the artist treats as if it were modeling clay being used to shape rough child-like forms that go directly to the heart of things. The pieces are always accompanied by a drawing and some awkwardly scribbled words that tend to confuse rather than explain. So much the better.

Le sculture di Bruno Martinazzi

Le sculture di Bruno Martinazzi

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Sciame di Nanna Melland

Sciame di Nanna Melland

Noi siamo come sciami di api che convergono verso l’alveare. Noi siamo come tanti piccoli aeroplani che affollano il cielo. Ci sovrapponiamo gli uni agli altri creando disegni nell’aria come fanno gli stormi di uccelli. Con una logica e un ordine, i pennuti. Noi umani, non lo so.

We are like bees converging on their hive, like many small planes crowding the skies, or flocks of birds  overlapping to create patterns in the air.  They use a logic, an orderly disposition; about humans, I don’t know.   

Nanna Melland dalla Norvegia è stata selezionata quest’anno a Schmuck 2013 (quello ufficiale in Fiera) per il suo progetto Swarm con tante spille piccole, medie e grandi dalla stessa forma di aeroplanini elementari che rappresentano noi stessi, ma una volta appuntati sul muro, fotografano anche come in una carta geografica la situazione del nostro mondo di oggi, popolato da vagabondi tra le nuvole.

E ora con l'artista in persona

E ora con l’artista in persona

Nanna Melland of Norway has been selected this year at Schmuck 2013, (the official one at the Fair), for her project Swarm, featuring many small, medium, and large brooches in the form of simple airplanes which represent we humans; but when these brooches are pinned to the wall they reflect the situation of the world today, populated with people wandering among the clouds.

Aeroplanini self service da comprare sul posto (da 10 a 50 euro per i più grandi) infilando semplicemente i soldini nella fessura, proprio come si fa in chiesa per il cero. L’onestà è d’obbligo!

Airplanes can be bought, for10 to 50 euros for the biggest ones, by simply dropping some coins in a slot, just like one does in church before lighting up a candle. Honesty is a must!

Metter soldino, prendere aeroplanino!

Metter soldino, prendere aeroplanino!

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Akiko Kurihara

Akiko Kurihara

Entrare in questi giorni nella galleria Micheko per vedere la mostra Was it a Cat I saw? richiede un certo impegno personale. Un po’ come essere invitati a uno spettacolo teatrale e poi essere chiamati sul palco a recitare. Divertente e sconcertante. Qui in scena abbiamo Akiko Kurihara che ci chiede di volta in volta, con discrete etichette ben argomentate, di interrogarci sul significato di ciò che vediamo; di indossare una serie di catenine con cubo pendente; di infilare al dito degli anelli a fascia in argento sperimentando la trasmissione del calore e così avanti. Piccoli esperimenti da aula di fisica. Piccolo percorso cortese e ironico in gioielli dalle dimensioni ridotte, a volte solo accenni, come i coriandoli colorati da “spruzzate” sul maglione come dopo un Carnevale; ometti birichini; sottili nastrini segnalibro da usare per evidenziare se stessi.

Coriandoli...

Coriandoli…

It requires a real personal commitment to visit the exhibition, Was It a Cat I Saw?, at the Micheko Gallery.  It feels like being invited to watch a play at a theater, and then being asked to act.  It’s both amusing and disconcerting.  Here on stage we have Akiko Kurihara who asks us, using well-conceived labels, to wonder about the meaning of the things we see, to wear a series of small gold chains with cube-shaped pendants, to put a silver band ring on our finger to experience the warmth flowing through it…little experiments you could try in a physics laboratory, a short but sweet pathway in miniature jewelry, sometimes so small you can only detect hints of color like the confetti “sprayed” on your jumper at Carnival, small mischievous men and thin ribbon bookmarkers used to highlight themselves…

Go Segawa

Go Segawa

Go Segawa

Go Segawa

Ai minimi gioielli che facilmente possono diventare compagni di vita quotidiana, si affiancano in mostra le sculture “pieghevoli e trasportabili” di Go Segawa, trasparenti entità che sembrano ologrammi, ma che esistono in tutta la loro profondità.

L'anello caldo e l'anello freddo

L’anello caldo e l’anello freddo

Ecco la spiegazione

Ecco la spiegazione… anche se un po’ sfocata

Minimal jewelry that can easily become our everyday friend is displayed beside Go Segawa’s sculptures, “foldable and portable”, transparent entities that look like holograms, having instead their own deep existence.

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Villa Stuck a Monaco

Villa Stuck a Monaco

Devo ammettere che ci ho messo un po’ a capire il filo conduttore della mostra Aftermath of art jewellery alla bella Villa Stuck. In sostanza si tratta di un progetto voluto dall’artista norvegese Sigurd Bronger che coinvolge quattro artisti norvegesi e quattro di Monaco. La mostra ha fatto tappa dapprima a Oslo a gennaio al museo Vigeland e poi ora qui a Monaco.  Principalmente lo scopo era quello di mostrare artisti internazionali sulla piazza di Oslo, cosa cha quanto pare, accade di rado. L’occasione è anche riflettere e dare il via a un dibattito sul futuro del gioiello d’arte.

Eun Mi Chun

Eun Mi Chun

I must admit that it took me a while to understand the idea of, Aftermath of Art Jewelry, at the Villa Stuck.  It is a project that the Norwegian artist Sigurd Bronger realized with four Norwegian artists and four artists from Munich. The exhibition started in Oslo in January at the Vigeland Museum and then moved to Munich. The main purpose was to present international artists to  the city of Oslo, something that seems to happen only rarely and also to provide an opportunity for reflection and dialogue about the future art jewelry.

Il museo-villa è molto imponente (di fine Ottocento) neoclassica ed appartenuta al pittore Franz von Stuck che l’ideata e arredata. Non ho potuto fotografare nulla all’interno del museo quindi l’unica foto possibile è la facciata della villa. Vi segnalo comunque fra gli artisti in mostra una coreana che abita a Monaco, Eun Mi Chun e che lavora con il tessuto intestinale (che sembra pergamena) e capelli creando dei bellissimi animali spille come il gorilla, l’orso, la giraffa e il leone.

Eun Mi Chun

Eun Mi Chun

The 19th century villa/museum is very imposing. It was built in the neo-classic style and belonged to the painter Franz von Stuck who also created and furnished it.  I could not take any pictures inside the museum and so the only photo available is the façade of the villa. Among the artists exhibited here, I want to mention Eun Mi Chun, a Korean artist who lives in Munich who uses intestinal tissue (it looks like parchment) and hair for her work, creating beautiful broaches shaped like animals;  gorillas, bears, giraffes, and lions.

 

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Mjriam Hiller

Mjriam Hiller

Una delle mostre più gioiose e gradevoli delle settimana del gioiello contemporaneo di Monaco è quella dedicata a Mirjam Hiller e Michael Becker alla galleria Isabella Hund proprio nel centro della città. Luce, colore, armonia in due stili e percorsi stilistici molto diversi. Mirjam Hiller con le costruzioni, spesso grandi, di acciaio inossidabile verniciato, esplosive e piene di energia.

I pasticconi di ottimismo di Hiller

I pasticconi di ottimismo di Hiller

One of the most joyful and pleasant exhibitions during the Munich contemporary jewelry week is the one dedicated to Mirjam Hiller and Michael Becker, at the Isabella Hund Gallery right in the center of the city. Light, color, and harmony on two very different stylistic paths. Mirjam Hiller’s pieces are often large, made of varnished stainless steel, and are explosive and full of energy.

Michael Becker. Step 1 la vedo...

Michael Becker. Step 1 la vedo…

Michael Becker con la compostezza vivace dell’oro e del lapis e della sorprendente uvarovite verde che proprio grazie a Becker avevo scoperto un po’ di tempo fa. Questa volta, come ormai vuole una tradizione (a Collect con il braccialetto di lapis), ho testato proprio la collana con questa pietra, il tempo della foto soltanto, purtroppo.  Leggera, vitale, una cura di bellezza.

step 2: me la provo. Michael Becker alla chiusura

Step 2: me la provo. Michael Becker alla chiusura

In Michael Becker’s work we find the lively composure of gold and lapis lazuli and the amazing green uvarovite, that thanks to him, I discovered some time ago. This time, following a tradition (as I did at Collect with the lapis lazuli bracelet), I tried on the necklace made with this stone, but unfortunately only had time for a photo. Light, lively; a beauty treatment!

Step 3: incontro ravvicinato per la foto. Poi la rimetto a posto!

Step 3: incontro ravvicinato per la foto. Poi la rimetto a posto!

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La prima sala

La prima sala

Le cose che vede Helen Britton sono probabilmente le stesse che anche altri vedono. Che anche io vedo, che tutti noi vediamo: chissà. Il punto è che quello che Helen Britton vede solo lei lo racconta così (dote questa assai rara) con limpidezza, maestria, generosità e un gocciolino di malinconia. È per questo che senza alcun dubbio vale la pena, e anzi è un obbligo, andare a vedere la mostra The Things I see che il museo di Arte e Design di Norimberga (Nürnberg) le dedica fino al 28 aprile (da Monaco di Baviera un’oretta di treno e il museo si trova a 5 minuti a piedi dalla stazione).

The things that Helen Britton sees are likely the things that other people see, that we all see.  The difference is, is that Helen Britton has the rare ability to convey what she sees with such clarity and generosity and the tiniest bit of melancholy so that her exhibit, The Things I See, is without a doubt, a must.  The Museum of Art and Design in Nuremberg houses her exhibit until April 28th. (It takes one hour to go to Nuremberg by train and the museum is a five minute walk from the train station.

Progetto Cornucopia

Progetto Cornucopia, sala 1 parte della “grande collana

Due grandi sale le sono dedicate e l’organizzazione dello spazio e l’allestimento nascono dalla volontà dell’artista di mostrare i suoi progetti più recenti e il suo “archivio storico” in maniera ben distinta e facilmente comprensibile.

Two large halls are dedicated to her exhibit and the organization of space rises from the artist’s will to show both her most recent projects and her “historic archive” in a distinct and clear way.

Helen Britton a Norimberga

Helen Britton a Norimberga

La prima sala ci accoglie con una parete spettacolare di un enorme disegno di una enorme collana che ingloba gioielli dal vivo. Sono stati realizzati tutti contemporaneamente quest’anno per questa mostra e utilizzano objets trouvés che l’artista cerca e seleziona, in particolare elementi vintage del dopoguerra, per “icone private” come lei stessa le definisce. Il tema Dekorationswut “Cornucopia” di questa parete era stato affrontato, con pezzi diversi ovviamente, nella sua mostra negli USA alla Sienna Gallery quest’estate.

In the first hall we are greeted by a spectacular wall with a huge drawing of a huge necklace that incorporates real jewelry which has all been created this year, for this event, made with objets trouvés, (found objects), which the artist looks for and selects herself, especially vintage pieces of the postwar period which she calls “private icons”.  The theme, Cornucopia or Horn of Plenty, represented on this wall, has already been explored in Helen’s exhibition last summer in the USA at the Sienna Gallery, obviously showing different pieces.

Sempre sala 1, ma progetto Industrial

Sempre sala 1, ma progetto Industrial

Nella prima sala anche un altro tema recentissimo, Industrial (di cui forse ricorderete la mostra dalla SO Gallery di Londra di cui ho già parlato lo scorso maggio). Qui niente objets trouvés, ma solo metallo e poco colore per raccontare il suo ricordo della sua Australia. Tutt’altro che un luogo di grandi spazi e canguri, ma piuttosto una città, Newcastle, cupa e industriale, dell’acciaio e delle fonderie.

Another theme found here in first hall is, Industrial, (perhaps you remember the exhibition in London at the SO Gallery that  I wrote about last May). There are no objest trouvés, but only metal and a little color which recounts her memories of Australia; not a place of wide-open spaces and kangaroos, but the city of Newcastle, grim and industrial, a city of steel plants and foundries.

La sala 2: l'archivio

La sala 2: l’archivio

Prospettiva dell'Archivio

Prospettiva dell’Archivio

Questa spilla appena finita è l'ultimo pezzo appena aggiunto all'archivio

Questa spilla appena finita è l’ultimo pezzo appena aggiunto all’archivio

Ora si entra nella sala numero 2. La sala diario, si potrebbe anche chiamare. Il “passato conservato” (dal 1991 a oggi) perché qui tutti i pezzi appartengono all’artista e ne sono esposti 91 (se non ricordo male) circa la metà dell’archivio completo. Sono opere provenienti dai suoi vari progetti attraverso gli anni, ma anche diari veri e propri di appunti; piccoli libri a forma di auto che realizzava molto prima di trovare nel gioiello la sua strada; collanine di conchiglie fatte solo per sé e mai mostrate prima. Insomma un vero archivio personalissimo e non fittizio per “fare la mostra” che ho trovato molto sincero e, aggiungerei anche, intimo, senza però essere auto celebrativo.

Now we enter the second hall.  We could call it, Diary Hall, or Treasured Past, because all the pieces here belong to the artist; 91 displayed and if I remember correctly, about half of the entire archive. There are pieces from her various projects created over the years as well as her diaries with notes, small books shaped like cars that she created long before she discovered her path in jewelry making and small shell necklaces she made for herself, never shown before. It is a very real and personal archive, not created just “for the exhibition”, not artificial at all.  I found it sincere and intimate without being self- celebratory.

Momenti del passato

Momenti del passato

Ricordi, mai esposti

Ricordi, conchiglie decorate, mai esposte

Un car book degli anni Novanta - Helen Britton

Un car book degli anni Novanta – Helen Britton

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Tanel Veenre

Tanel Veenre

Per niente facile allestire una mostra. Di gioielli, poi. I modi originali ed efficaci non sono molti. Ecco una carrellata di immagini di display che si distaccano un po’ dalla più classica scatola o vetrina o cassetto. A me personalmente è piaciuto più di tutti il My Kingdom notturno di Tanel Veenre, estone. Magico e misterioso il suo mondo di maschere, collari imponenti che emergono illuminati in nicchie segrete.

It is not at all easy to organize an exhibition, and especially a jewelry exhibition. There are few original and effective ways to do this.  Here are images of some displays that are a bit different from the usual box or glass case or drawer. The one I liked most is My Kingdom by Tanel Veenre, from Estonia. His world of magical and mysterious masks and majestic collars appear illuminated in secluded niches.   

la mostra My Kingdom, Tanel Veenre

la mostra My Kingdom, Tanel Veenre

Scenografica anche se molto semplice la presentazione delle tre artiste Despo Sophocleous, Nicole Beck e Mirei Takeuchi nella mostra All Aboard! con coni di luce che illuminano le diverse opere con un effetto teatrale.

The exhibit, All Aboard!, by the three artists, Despo Sophocleous, Nicole Beck, and Mirei Takeuci is scenographic even if very simple, with a light pool illuminating the different pieces, producing a theatrical effect.

All aboard!

All aboard!

Presentazione all’aria aperta su tavole di legno piantate al suolo in un bel cortile interno di un caffè-giardino per a2+b2=c e cioè (Katharina Baur, Sabine Roth) e Jasmin Hess.

The work of Katharina Baur, Sabine Roth and Jasmin Hesse, called, a2+b2=c, is exhibited in the open air on wooden tables hammered to the ground in an internal courtyard of a garden-café.

a2+b2=c

a2+b2=c

In una soffitta- studio di artista (con tanto di travi e ambiente “délabré” come si conviene ad uno spazio bohémien) la mostra Plateaus Jewellery con 4 giovani Barbora Dzuráková, Patricia Correira Domingues, Edu Tarin e Katharina Dettar. Interessante il lavoro di quest’ultima che si applica su un effetto trompe l’oeil mimetico dei materiali: per esempio la collana che pubblico qui è di agata e legno, ma quest’ultimo è trattato in modo che sembri pietra.

In an attic-studio typical of artists, (complete with beams and a dilapidated milieu, a bohémien space) the exhibition, Plateaus Jewelry, presents the work of four young people, Barbora Dzuráková, Patricia Correira Domingues, Edu Tarin, and Katharina Dettar.  Dettar’s work is interesting, a trompe l’oeil of materials; for example, the necklace I am posting here is made in agate and wood, but is treated in such a way that it looks like stone.

Plateaus

Plateaus

Katharina Dettar

Katharina Dettar

Ultima cosa: simpatica l’idea delle “pentole vetrine” viste nel padiglione della Fiera.

One last observation; the pans used as display cases that I saw in the fair stands is a nice idea.

Iniziativa JacPot

Iniziativa JacPot

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Da sinistra Fumiki Taguchi  e Helena Lehtinen

Da sinistra Fumiki Taguchi e Helena Lehtinen

Su dodici giapponesi selezionati da Schobinger per Schmuck 2013 almeno uno doveva vincere l’Hofmann Preis. E così è stato: Fumichi Taguchi

Fumiki Taguchi

Fumiki Taguchi

è il primo ad essere proclamato vincitore poche ore fa. I suoi gioielli d’argento sembrano a prima vista forme classiche tempestate di diamanti, ma vanno visti molto da vicino per capire che non è affatto così e chele pietre preziose sono solo un effetto ottico.

Of the twelve Japanese artists who were selected by Schobinger for Schmuck 2013, one had to win the Hofmann Prize.  And that is what happened.  Fumiki Taguchi was the first to be proclaimed a winner a few hours ago.  His silver pieces look like classic forms adorned with diamonds at first glance, but on closer observation you realize that it is only an optical effect.

Helena Lehtinen

Helena Lehtinen

Altra vincitrice, la finlandese Helena Lehtinen di cui vi ho parlato già, per il suo lavoro “Family” fatto di semplici e austeri oggetti connessi concettualmente tra loro e dai colori delicati.

Robert Baines

Robert Baines

Ecco allora il terzo (solo nell’ordine di proclamazione,  l’incredibile orafo australiano Robert Baines con i suoi sontuosi animaletti incorniciati come piccoli principi.

Other winners include Helena Lethinen from Finland who I have already talked about, for her work entitled, Family, made of simple, austere objects connected conceptually by delicate colors and the wonderful Australian goldsmith, Robert Baines who showed magnificent little animals framed like little princes.

Robert Baines

Robert Baines

La giuria formata da Eva Eisler di Praga, Sophie Hanagarth di Parigi (e che ha insegnato all’ESADS  di Strasburgo), Karl Rothmüller di Monaco e Marjan Unger di Amsterdam ha stentato parecchio a mettersi d’accordo sui vincitori. E questo ha preso più tempo del previsto tanto che Robert Baines, che si trova in questi giorni a Monaco, non è stato avvertito in tempo per essere presente alla proclamazione e ritirare il premio.

The jurors, Eva Eilser of Prague, Sophie Hanagarth of Paris (she has taught at the ESADS in Strasbourg), Karl Rothmüller of Munich and Marjan Unger of Amsterdam, had great difficulty agreeing on the winners.  In fact the process took so much longer than expected that Robert Baines, who was in Munich, could not be informed in time to be there in person to receive his prize.

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La mostra del Royal College a Monaco

La mostra del Royal College a Monaco

L’humor inglese è imbattibile. Basti un esempio per tutti: il saggio Getting up on cold mornings di Leigh Hunt che avrà scritto credo nei primi anni del 1800. In questo contesto a dire il vero non c’entra niente, ma c’entrano gli inglesi e la loro proverbilae impeturbabile flemma. E ora vi dico perché.

English humor is incomparable.  One needs only to consider the essay,  Getting Up On Cold Mornings, by Leigh Hunt, written, I suppose, in the early 19th century.  It has really nothing to do with this context, but the English and their unflappable proverbial calm have. And I’ll tell you why.

Ieri mattina arrivando alla conferenza stampa sulla mostra di Kunzli di cui vi ho appena parlato vedo questi alberi “fotografici” che avete qui. Che vuol dire? Boh. Poi in conferenza stampa scopro dal discorso del direttore della Pinakothek del Moderne, Florian Hufnagl come sono andate le cose. Il Royal College of Art di Londra era stato invitato ad esporre in concomitanza con la mostra di Künzli. ma data l’urgenza dei lavori di ristrutturazione del museo il direttore tedesco era stato costretto a informare i professori del Royal College che purtroppo non ci sarebbe stato più spazio per i lavori degli studenti. Quindi niente mostra. Nessuno si è scomposto. Gli studenti – è stato risposto da Londra – si sarebbero occupati di trovare una soluzione creativa e soddisfacente.

Today, when I arrived at the press conference for the Künzli exhibition, I could see “photographic” trees, shown here.  What did they mean?  I had no idea. Later, at the press conference while Florian Hufnagl (the director of the Pinakothek), spoke, I discovered what had happened. The Royal College of Art in London had been invited to exhibit together with Künzli.  As the renovation work of the museum was very urgent the director was compelled to inform the Royal College that there was no space left for students’ work.  Conclusion: no exhibition. Nobody became perturbed.  The reply from London was that the students would find a creative and satisfactory solution.

Gli ippocastani che circondano il museo (e questi per fortuna non soggetti a lavori di ristrutturazione) sono il risultato di questa creatività e ironia. Sono i portatori della mostra in forma fotografica dei progetti degli studenti del RCA. Titolo azzeccato Saplings. 360° vision. ovvero alberelli o giovani arbusti (leggi: giovani). Cosa meglio di questo?

On the horse chestnuts surrounding the museum (they are fortunately not subject to renovation) you can see the result of the students’ creativity. They managed to display photos of their projects on the trees. The title is very appropriate: Saplings. 360° vision.  What’s better than this?

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Sam Tho Duong

Hyun Sook Chang

Hyun Sook Chang

Makoto Hieda

Makoto Hieda

Il fascino sta nel vuoto che lasciano attorno alla materia. Strutture ben congegnate piene di spifferi e di leggerezza sono i bracciali a flusso continuo di Huyn Sook Chang (Corea), i collari di Sam Tho Duong (Vietnam), gli intrecci nuovissimi della magica Kazumi Nagano o i cocoon di Makoto Hieda (entrambi giapponesi). Ma anche gli alveari parlanti di Luzia Vogt (Svizzera) e i “buchi con la spilla intorno” di Silke Trekel (Germania).

The charm is found in the void they leave around the material.  Well- designed structures full of drafts through which the air flows freely; bracelets in continuous flux by Huyn Sook Chang, collars by Sam Tho Duong, the newest woven works by the magical Kazumi Nakano, and the cocoons by Makoto Hieda. There are also talking beehives by Luzia Vogt and the “holes surrounded by a broche” by Silke Trekel.

Kazumi Nagano

Kazumi Nagano

Silke Trekel

Silke Trekel

Luzia Vogt

Luzia Vogt

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