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Bruno Martinazzi

Vi segnalo, a Vienna alla galleria Slavik, la mostra Schmuck und Mythos di Bruno Martinazzi (fino al 16 giugno). L’artista torinese (classe 1923, è sempre bene ricordarlo) ha fatto dei “primi piani” del corpo umano il suo vocabolario distintivo. Momenti di un gesto, di un ricordo, di un sentimento. Rubo, dal pieghevole della mostra firmato dall’artista, alcune frasi.

Bruno Martinazzi

“Fare bene il proprio lavoro è un impegno morale, è un valore che rinsaldai vincoli degli uomini tra gli uomini. (Come scrive Cicerone , – De officiis 1,22 – Facultatibus devincire hominum inter homines societatem). Etica ed estetica sono congiunte e l’arte è alimentata dal bisogno di conoscenza spirituale”. Che cosa c’è da aggiungere d’altro?

Barbara Paganin

Arriva nuova nuova apposta per Collect 2012 la collana di Barbara Paganin e, a mio parere, Londra è la città ideale per accoglierla. Eccola nella foto: un po’ barocca e punk, contestatrice e sentimentale, e soprattutto lontana da compromessi. È una storia di ricordo, sogno e rivoluzione. Per una associazione di idee un po’ assurda, mi fa pensare – nel suo senso, non nel suo aspetto – a una medaglietta smaltata con un bimbo in fasce che avevo della mia bisnonna. E c’è il colore, certo. Quello in toni diversi delle foglie del cavolo che fanno da lettino ai bambinelli, ma anche ai loro animaletti protettivi, ai loro spiriti custodi. Poi la chiusura, la testa con una “acconciatura” che la fa assomigliare ad una altera africana (pensare che è proprio la cosa che ho notato per prima).  E, soprattutto, la composizione, la struttura nel suo insieme che ti fa dilungare immensamente sull’armonia prima di avventurarti alla scoperta di chi abita sulle singole foglie.

Peter Chang

Collect è anche l’occasione per guardare da vicino, spesso senza il riflesso della vetrina, prendere in mano, osservare. Poi fare un giro e tornare nello stesso posto a guardare di nuovo. Tutto è concentrato in un unico luogo su vari piani, è facile passarci delle ore. Mi sembra che tutto sia un guardare e riguardare e riguardare ancora. Quasi come ai tempi di scuola quando, dopo aver studiato la lezione, chiudevo il libro per ripetere. Poi lo riaprivo all’improvviso per verificare se la memoria mi aveva ingannato. E lo facevo varie volte. Ogni volta, questo è sicuro, realizzavo di essermi dimenticata un dettaglio…

David Bielander

David Bielander

Mi soffermo qui solo fotograficamente su tre artisti molto conosciuti, David Bielander, Peter Chang e Annamaria Zanella, presenti a Collect 2012 con questi lavori. Da guardare e riguardare. Un ripasso anche per voi.

Annamaria Zanella

Kuo Ara

Mi ero avvicinata allo stand firmato quest’anno con doppio nome da Galerie Sofie Lachaert & Caroline Van Hoek (Belgio) per toccare i gioielli di spazzola di Kuo Ara. Un po’ come ci si avvicinava furtivamente al set da toletta della nonna per passare le dita sulla spazzola d’argento in bella mostra sul mobile accanto allo specchio e al pettine. Questa immagine  old fashioned un po’ “borotalcosa” viene confortata dal fatto che il gioiello spazzola è rifinito da un giro di perle sottostanti. Perle. La spazzole a perde un po’ dell’interesse originario e mi oriento sulla caccia alle perle nascoste. Ecco allora che le trovo, a reticolato anche dietro alla lunga collana (ma potrebbe essere una cintura). E allora mi metto dal loro punto di vista. E il gioiello si trasforma in una collana di perle… barbuta.

Le spazzole della nonna…

Un altro punto di vista

Il braccialetto è di Michael Becker. Il braccio è mio

Ok belli, interessanti da guardare, fotografare, ammirare e tutto il resto. Ma poi da portare (sto parlando ovviamente dei gioielli)? Mi sono sottoposta molto volentieri al test di portabilità del braccialetto di Michael Becker oro e lapislazzuli che, come forse ricorderete,  fotografo ogni qualvolta lo vedo esposto in mostra! Risultato del test: ottimo. Non è pesante, non è ingombrante e attorno al polso si schiude come se fosse la corolla di un fiordaliso. Solo un peccato toglierselo.

 

Jacqueline Ryan

Piacere estetico: accostare gli incredibili “schizzi” e modellini di carta preparatori di Jacqueline Ryan al lavoro in vetro di Steffen Dam, che tanto mi ricorda il museo di Storia Naturale di Berlino.

Steffen Dam

Jacqueline Ryan

Steffen Dam

 

 

Tra gli stand di Collect 2012 l’attenzione può essere anche catturata da un libro. Meglio se è uno di quei noir stile anni 40 con omicidio in piena regola tra i luccichii e gli orrori di Hollywood. Il libro è The Black Dahlia di James Ellroy (c’è anche un film di Brian De Palma del 2006) e, guarda caso, dentro non si cela l’arma del delitto, ma l’anello di Jeremy May…

Jeremy May

Piccola nota: se vi appassiona il genere noir vi segnalo un’altra dalia, The Blue Dahlia, film del 1946 con Alan Ladd e Veronica Lake e scritto dal grande Raymond Chandler.

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